“Un manifesto di resilienza e bellezza collettiva, dove il contrabbasso di Texier si fa guida saggia attraverso paesaggi sonori inesplorati.”
A 80 anni, il contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra Henri Texier, figura storica del jazz europeo, non smette mai di lavorare su progetti e non è mai sembrato così creativo e felice di condividere la sua musica sul palco. Illuminata dalla brillantezza lirica della tromba di Hermon Mehari e magnificamente regolata dalla fraseologia perlata del pianista Emmanuel Borghi, la sua nuovissima band prende per la prima volta in prestito i colori e le dinamiche orchestrali dal quintetto hard bop canonico per rivisitare con il suo inimitabile lirismo e senso del groove, una serie di vecchie composizioni ingiustamente dimenticate. I risultati sono molto soddisfacenti. Texier scrive in una varietà di stili, le interpretazioni sono vivaci e di sicuro impatto. Il contrabbassista potrebbe facilmente scegliere un set diverso di nove composizioni dal suo backlist con risultati altrettanto buoni. Ma questa selezione, sostenuta dal profondo suono del suo basso, crea una registrazione che mi ha spinto verso ascolti ripetuti, invitandomi anche a riesplorare la sua discografia, 27 album a suo nome e più di 150 in diverse collaborazioni.
In un’epoca di frammentazione, Healing Songs si presenta come un balsamo sonoro. Henri Texier ancora stupisce per la freschezza della sua visione. Affiancato da un quintetto d’eccezione — che vede il figlio Sébastien ai fiati, il lirismo della tromba di Hermon Mehari, la precisione di Emmanuel Borghi al piano e il dinamismo di Gautier Garrigue alla batteria — il maestro parigino costruisce un’architettura di suoni che è al tempo stesso antica e modernissima.
L’album è un viaggio in nove tracce dove la melodia regna sovrana. Non è un jazz muscolare, ma una conversazione intima e profonda. Il tocco di Texier è inconfondibile: rotondo, autoritario ma mai invadente, capace di sostenere trame ritmiche complesse con una semplicità disarmante.
Liriche ballate come ” Leila”o “Sarajevo Blues” dimostrano come Texier sia ancora in grado di distillare emozioni pure, trasformando il dolore e la ricerca in una speranza palpabile. Ma ci sono anche momenti gioiosi, come “Samba Loca”, e momenti più aperti e liberi in “Decent Revolt”. È un disco necessario, una lezione di vita messa in musica, e anche se non è una stretta novità, è uscito alcuni mesi fa, l’album è l’ennesima prova maiuscola del contrabbassista francese..
Non è facile racchiudere in poche pagine la vita di un uomo che ha attraversato la storia del jazz europeo con la stessa agilità con cui le sue dita percorrono le corde di un contrabbasso. Henri Texier non è solo un musicista; è un’istituzione, un ponte tra generazioni e un pioniere instancabile.
Le Radici: Da Parigi all’Olimpo del Jazz
Nato a Parigi nel 1945, Henri Texier scopre il contrabbasso a sedici anni, quasi per caso. Affascinato dalle sonorità di Wilbur Ware, decide di imparare da autodidatta. Questa libertà iniziale diventerà il marchio di fabbrica della sua musica: un approccio viscerale, lontano dai canoni accademici ma profondamente radicato nella tradizione del bebop.
Già negli anni ’60, Texier si ritrova a suonare nei club leggendari come “Le Chat Qui Pêche”. È qui che affina il suo stile accompagnando colossi americani del calibro di Bud Powell, Kenny Clarke e Dexter Gordon. Queste collaborazioni non sono semplici concerti, ma veri e propri battesimi del fuoco che consolidano la sua reputazione come uno dei bassisti più solidi della scena continentale.
“Il jazz è una conversazione continua. Non importa da dove vieni, importa quello che hai da dire in quel preciso istante.”
L’Esploratore: Oltre i Confini del Genere
Gli anni ’70 segnano una svolta cruciale. Mentre il jazz-rock inizia a dominare le classifiche, Texier intraprende una strada solitaria ed estremamente originale. Album come Amir (1976) e Varech (1977) lo vedono sperimentare con il multi-tracking, suonando quasi tutti gli strumenti e integrando influenze folk, ritmi nordafricani e melodie bucoliche.
È in questo periodo che Texier contribuisce a creare quello che verrà definito lo “European Jazz”, una sintesi unica che non si limita a copiare gli americani, ma attinge alla ricchezza culturale del vecchio continente. La sua musica diventa narrativa, evocativa, quasi cinematografica.
Impegno e Visione: Sky Dancers e i Nativi Americani
Negli ultimi decenni, la poetica di Texier si è legata indissolubilmente alla figura quasi mitologica dell’indiano d’America. In progetti come Sky Dancers (2016), il contrabbassista utilizza la causa dei nativi americani come matrice immaginaria per un jazz che è al tempo stesso protesta e celebrazione della spiritualità.
Il suo ensemble “Henri Texier Azure Quartet” è diventato un laboratorio di eccellenza, dove ha lanciato giovani talenti e continuato a collaborare con veterani, dimostrando una vitalità creativa che sembra non conoscere tramonto.
Un caso particolare e meritevole di segnalazione per la eccelsa qualità è stata la collaborazione di Texier con il clarinettista Louis Sclavis e il batterista Aldo Romano. Insieme hanno registrato tre album formidabili, indispensabili per ogni amante della grande musica. Dopo il grande successo di Carnet de routes pubblicato nel 1995, che divenne uno dei più grandi successi del jazz francese e persino europeo, con oltre 70.000 copie vendute – il trio accompagnato dal fotografo Guy Le Querrec , decise di ripartire da settembre a ottobre 1997 sulle strade africane, questa volta in Africa orientale e Sudafrica per completare il loro tour nel continente . Al loro ritorno, hanno composto quindici tracce ispirate dal loro viaggio.
Suite Africaine è stato registrato e mixato nel 1999 nello studio Gil-Evans della Maison de la culture di Amiens sotto la direzione tecnica di Philippe Tessier du Cros. L’album è stato pubblicato il 15 agosto 1999 per l’etichetta Label Bleu. Questa volta, il disco è accompagnato da un libretto con le magnifiche foto scattate da Guy Le Querrec durante il nuovo viaggio.
L’album, ha ottenuto un successo simile a quello dell’opera precedente, in particolare durante la serie di concerti sporadici in Europa, pertanto il trio si riunirà per la terza volta per pubblicare un ultimo album, African Flashback (2005)
Album Essenziali
Healing Songs 2025
Label Bleu
Chance 2020
Label Bleu
Sky Dancers 2016
Label Bleu
An Indian’s Week 1988
Label Bleu
Varech 1977
Eurodisc
Amir 1976
Eurodisc
Musica di bellezza assoluta
