Dewa Budjana with Czech Symphonic Orchestra – Praguenayama (MoonJune Records)
Solo la sfrenata passione e l’instancabile curiosità per nuovi progetti di musica di un produttore unico al mondo come Leonardo “Moon June” Pavkovic poteva ideare e realizzare un disco come questo.
Un chitarrista indonesiano, Dewa Budjana, da anni nel roster dell’etichetta Moon June con il suo crossover rock/ jazz speziato da sapori della tradizione orientale ed un’ intera orchestra sinfonica, la Czech Symphony Orchestra di Praga .
Dall’incontro fra due latitudini musicali e geografiche così lontane è scaturita una mezz’ora abbondante di musica sognante e romantica, forse a tratti un pò naif o enfatica, ma di grande impatto emotivo. Una piccola favola narrata in musica, alla quale è comunque piacevole abbandonarsi, accompagnati dalle melodiche direzioni della chitarra di Budjana e dalle imponenti volute strumentali dell’Orchestra di Praga.
Tutte le composizioni sono firmate dal chitarrista indonesiano, nell’intento di far emergere la bellezza melodica dal contrasto, dalla differenza tra i due contesti musicali, e la registrazione, effettuata presso gli Studi della Televisione pubblica di Praga limitando al minimo gli interventi di produzione, restituisce all’ascolto, insieme all’ampia gamma timbrica del contesto strumentale, un senso di avvolgente immediatezza.
“Pranayama“, introduce le coordinate del lavoro con le sue fitte trame percussive create con strumenti etnici e l’iterativo motivo melodico elaborato dalla chitarra elettrica sul vellutato tappeto degli archi; lo sviluppo, che vede la chitarra protagonista, aumenta il pathos del brano tra momenti di tensione e rilascio tipici del linguaggio progressive più sinfonico.
“On the way home” si apre con un ritmato refrain folk orientale che introduce un’ immaginifica apertura orchestrale di stampo epico e “di frontiera”, per poi sviluppare un dialogo fra chitarra acustica ed archi che porta a consolidare una versione collettiva del piano melodico.
“Sasih Sadha” si avventura in scure atmosfere orchestrali, cui l’elettronica fornisce un discreto supporto ritmico, per aprirsi ad un solare motivo ripetitivo; quindi la composizione vira verso un compatto ostinato orchestrale da cui emerge il solo della chitarra acustica che restituisce un clima pacificato allo sviluppo del brano.
“Dreamland” si sviluppa nell’alternanza fra il loop che inizia e conclude il brano, un iterativo arpeggio di chitarra in chiave minore supportato dal basso fretless di Shadu Rasjidi e la melodia di sapore orientale declamata dalla chitarra insieme al kendang, tamburo bifronte indonesiano suonato da Cucu Kurnia, e l’ handpan, lo strumento idiofono in acciaio di Aji Sangajie, che progressivamente cresce nella piena intensità orchestrale.
“Karma ” prende avvio da una dimessa dimensione folkloristica per aprire ad un pieno orchestrale degno di una colonna sonora di grande impatto emotivo, per concludere in un assolo a fil di rasoio della chitarra di Dewa, qui veramente elemento di contrasto rispetto a tutto il tono del brano.
Chitarra ed orchestra, oriente ed occidente convivono in mirabile equilibrio in Praguenayama, e dedicargli un poco del nostro tempo più bisognoso di relax può essere un suggerimento da valutare.
