Fabio Anile – Minutiae (RareNoise records)

Looper’s Delight (un’ evidente citazione del famoso hit capostipite dell’hip hop della Sugarhill Gang) è un punto di incontro informativo e culturale per musicisti che usano ogni sorta di audio loops per le proprie creazioni, La musica basata sui loops è generalmente basata sulla ripetizione di campionamenti audio;da questa base la tecnica del looping si espande in diverse direzioni che prevedono un’ ampia sfera di strumenti per costruire, manipolare ed usare i campionamenti, interessando diversi generi e stili musicali.

Il Collettivo Chain Tape Collective, costituito verso la fine degli anni ’90 da Michael Klobuchar unisce un gruppo di musicisti che in modo autonomo e volontario produce distribuisce e scambia, fra Stati Uniti ed Europa, opere registrate su nastro magnetico in seguito riversate su CD. Fra la fine degli anni ’90 ed il 2017 il Collettivo ha prodotto dozzine di cd, ciascuno legato ad una specifica tematica quale musica per abienti, per immagini e molte altre.

Fabio Anile, musicista siciliano trapiantato a Roma è attivo in queste reti di “creatori di loops” fin dalla metà degli anni novanta, dapprima con l’ensemble enoLogica , dal 1997 al 2002, quindi all’interno della Looper’s Delight Community, dove ha svolto i diversi ruoli di performer, organizzatore di eventi e compositore di numerosi contributi documentati in varie raccolte pubblicate dalla Looper’s Delight Community (2005) e dal ChainTape Collective

Successive esperienze hanno condotto Anile alla pubblicazione di lavori come “Weightless” (Laverna, 2011), “Resurfaced” (self released, 2014), “Presence” (Audiobulb, 2019) e dell’EP “Three Short Dialogues” (2020) in collaborazione con il chitarrista sperimentale tedesco Michael Peters. Più recente la sinergia con Bernhard Wagner dei Sonar, membro anch’egli della community dei loopers, l’avvicinamento al movimento minimalista svizzero di Don Li e Nik Bärtsch, e la collaborazione con il chitarrista Stephan Thelen per “Music for Piano and Strings” (2023) ed il recente “Worlds in Collision” (2025), oltre all’integrazione nel progetto Fractal Sextet, insieme a Jon Durant, Colin Edwin, Andi Pupato e Yogev Gabaye.

L’influsso del minimalismo e dell’iteratività permea le otto composizioni di “Minutiae“, prima opera solista di Anile pubblicata da RareNoise Records, schiudendo, però, orizzonti melodici e suggestioni emotive che irrompono nel compatto tessuto ritmico ed armonico alla base di questa musica.

Anile ha lavorato per lungo tempo alla costruzione di questo lavoro,alla ricerca di un ampliamento dell’orizzonte minimalista che potesse coniugare razionalità e pathos, ritmo e melodia ; la formula parte in genere con un semplice nucleo che si espande con andamento progressivo, moltiplicando i piani ritmici, anche attraverso l’uso del Thelevi, strumento a percussione di origine ghanese, capace di generare complesse poliritmie, ed introducendo sviluppi armonici che spesso conducono lontano dal punto di partenza.

La logica dello sviluppo per accumulazione di elementi si può riscontrare nella stessa impostazione dell’opera, inizialmente connotata da una formazione in trio – con le tastere e gli strumenti campionati di Anile accanto al contrabbasso di Keith Lowe ,musicista statuniense dalle multiformi esperienze, collaboratore di Fiona Apple, David Sylvian, Bill Frisell, Harold Budd e Wayne Horvitz, ed alla batteria di Agostino Marangolo, membro di storiche formazioni italiane come Goblin, Napoli Centrale e New Perigeo, e per alcuni anni vicino a Piano Daniele – e quindi espansa alle chitarre di Samuel Hällkvist, Michael Peters, Stephan Thelen, Bernhard Wagner, Jon Durant, ed al basso elettrico di Fabio Trentini.

L’avvio di “Compàs” è folgorante: una cellula melodica compatta del pianoforte spande i suoi echi su una base ritmica ispirata all’unità del flamenco, per evolvere in un dialogo con il contrabbasso che danza fra dramma e lirismo, quindi la batteria dirige il brano verso un orizzonte marcatamemte terreno creando la base per uno sviluppo narrativo concitato e travolgente. E’ il ruolo di Marangolo, il quale, dopo avere ascoltato ed apprezzato la bozza delle composizioni di Anile, ha impostato il proprio ruolo verso una “sporcatura” ritmica che rappresenta una delle anime di “Minutiae”.

Dance” è la riedizione per il formato trio di una composizione scritta ed interpretatata da un ampio ensemble, il Mannheimer Schlagwerk diretto da Dennis Kuhn che è possibile ascoltare di seguito. In formato “minutia” il brano, che ricalca lo stile iterativo e percussivo di Steve Reich, si sviluppa su un fitto tappeto intessuto dalla marimba, incrociando i piani ritmico ed armonico con suggestivo effetto.

Il lato A del vinile ( o prima parte del cd ) si conclude con il trio impegnato in un brano ispirato dall’omonimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez “Foglie Morte“, un tema che inizialmente richiama le creazioni di Satie ma poi si infiamma nel dialogo tra pianoforte e contrabbasso, e nel tour de force ritmico di “Mysterious Counterpoint“, ove una frase ostinata del pianoforte, si espande in modo circolare avvolgendo nelle sue spirali gli interventi coriacei del basso e della batteria.

More than 12 ” è un mare della tranquillità scosso da sussultorie fughe del pianoforte; con l’ingresso della batteria il brano cambia atmosfera ed il lungo, avvolgente ed apocalittico solo della chitarra di Michael Peters che inaugura la sezione più elettrica del lavoro, ci trasporta in territori vicini al progressive.

Le chitarre dominano gli ultimi due brani. Quella di Samuel Hällkvist su “Planet Nine (Orbits) declina in chiave elettrica le pulsioni ritmiche fin qui animate dagli strumenti acustici, richiamando sonorità amate dagli svizzeri Sonar. Il trio di Thelen, Durant e Wagner, coadiuvato dal basso fretless di Fabio Trentini, anima l’esteso svolgimento di “Shifting trains“, nelle cui cortine ritmiche sussultorie e cangianti pare di avvertire il fantasma di Mick Karn.

La pulsazione sottile della miniatura organica “2013” chiude un lavoro di grande interesse per chi ama vedere la musica senza confini : qui ci sono molte porte lasciate aperte, in uno spazio che possiamo immaginare compreso fra la musica di Nick Bärtsch, la poesia di David Sylvian ed i frattali dei Sonar.


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