L’investimento in aspettativa ed attese riposto sul concerto del quartetto di Max Trabucco, con Federica MIchisanti al contrabbasso, Federico Pierantoni al trombone e Manuel Caliumi al sax alto, in uno dei progetti discografici più apprezzati del 2025, “Convergence“(abeat records), non è stato infruttuoso.
Alla prova dal vivo, nell’ambito della rassegna Jazz’n’breakfast organizzata dal Teatro Nazionale di Genova e diretta da Rodolfo Cervetto, il quartetto del compositore e batterista trevigiano ha confermato, con il valore aggiunto degli apporti estemporanei dell’esibizione sul palco, le ottime premesse manifestate nell’esordio discografico di cui parlammo qui .
L’esibizione genovese del quartetto ha evidenziato le originali doti compositive del leader, curioso esploratore di intrecci melodici ed autore di temi dai forti contrasti che sembrano, talvolta, mettere alla prova le capacità interpretative dei compagni, ed esposto una vasta tavolozza di atmosfere e climi nella quale figurano il jazz nella sua accezione più classica come in quella avanguardistica, schegge di free, un amore per la solennità melodica, unite ad apporti esterni come il pop ed il reggae.
La convergenza cui allude il titolo sta a significare proprio il punto in cui tutte queste tendenze trovano una sintesi, e convergenti verso un (in)stabile equlibrio sono pure le voci dei due fiati, il sax di Caliumi, dal fraseggio spigoloso ed orientato ad una ricerca spaziale in sviluppi spesso volutamente angusti, ed il trombone di Pierantoni, al quale spetta la parte del dipanatore di avvolgenti e distese coperte melodiche.
La Michisanti, leader di propri gruppi in ambiti connessi ed anche più orientati al camerismo, qui svolge con piglio inappuntabile il ruolo di motore ritmico ed ossatura strutturale dei brani, riservandosi una preziosa introduzione solista ad uno dei brani più affascinanti, quella “Pray for peace” che vuole omaggiare in musica il binomio pace e libertà, e che trova dal vivo un pieno coinvolgimento di tutti i musicisti.
Trabucco offre il proprio drumming inventivo ed agilissimo ad una musica multiforme, che dirige dallo sgabello del batterista, definendo non solo le scansioni ma spingendosi ad usare lo strumento in chiave determinante anche sotto il profilo della struttura melodica dei brani.
Il concerto, avviato con la sorta di prova generale di “The key“, brano utile a dare la “chiave” della giornata, unito al brano che intitola il lavoro, alternando sezioni rarefatte a spazi più affollati, ha raggiunto la fase di pieno regime con la suggestiva ballad “Quiet” ed il suo tema pennellato con grande sensibilità da Pierantoni ed elaborato dal contrabbasso della Michisanti. Quindi sono state toccate le tappe principali del disco: le scosse armolodiche e le propensioni free di “Serendipity“, la sorta di frankenstein fra “Evidence ” di Monk e “Birdology” di Parker rinominata “Evidology” nella quale i musicisti hanno riversato, in una sorta di catarsi, anni di studi ed approfondimenti didattici, innestando materiali originali nelle strutture ritmiche e tematiche dei due famosi brani, nonchè la citata poesia in musica della ballad “Prayer for peace“.
Con “Ascendant” cover di Jimmy Garrison resa celebre da Elvin Jones, Trabucco ha omaggiato, insieme, uno dei colleghi e mentori, e l’epoca dell’hard bop, proponendo un gioco di complicità ritmica con la platea attenta e partecipe del Teatro Modena.
Ha chiuso l’appuntamento, penultimo della rassegna, prima dell’omaggio ai Beatles del trio Menconi/Rolff/Cervetto in programma il 3 Maggio, un bis in chiave reggae, del tutto estraneo al materiale fin lì suonato, ma proposto in modo pienamente “convergente” con l’attitudine e la voglia di giocare di questo sorprendente quartetto.

