Allievo di Tino Tracanna e leader di un quartetto molto attivo nella scena lombarda, il ventottenne sassononista Raffaele Fiengo con “Recall” firma uno dei debutti più interessanti e sorprendenti ascoltati di recente.
Cattura l’attenzione la qualità compositiva del titolare e la capacità del gruppo (Thomas Umbaca al pianoforte, Enrico Palmieri al contrabbasso ed Antonio Marmora alla batteria) di tradurre le idee in una compiuta e personale narrazione collettiva costruita tramite il dialogo e l’ascolto reciproco.
Stupisce la quantità e la qualità degli spunti utilizzati nell’arco delle dieci tracce del lavoro, che declinano le radici del linguaggio jazz e le fonti ispirative di Fiengo (Monk, Shorter, Kenny Garret e compositori contemporanei come Bartok o Honegger, cui è dedicata una delle tracce) ) in un modo originale e maturo, tramite un lavoro “di regia” davvero ammirevole per un musicista così giovane.
“Recall” (Gleam records) inizia nel segno dell’irruenza e dell’urgenza espressiva con una title track travolgente che alterna un magnetico tema a parti improvvisate in diretta continuità con quelle scritte: ascoltate la naturalezza con la quale il sax avvia il proprio solo quasi scaturendo dalla parte strutturale. E’ un inizio che serve ad introdurre i ruoli in commedia – il pianoforte di Umbaca, partner/contraltare del sax nella tessitura narrativa, e la sezione ritmica esuberante e duttile, ma fornisce solo uno degli indizi sulla personalità di questo quartetto, che verrà ribadita nel corso del programma con un altro brano ad alta intensità ritmica e piglio comunicativo come “Breakout”.
Ma i “giovani leoni” non si fermano al registro espressivo dell’urgenza e dell’impatto immediato, preferendo affrontare i terreni più mobili e complessi del chiaro scuro e della profondità emotiva. Il cuore del disco è infatti composto da una vasta gamma di sfumature espressive che alternano introspezione, indagine emotiva ed istanze spirituali evocate da scelte minimaliste ed intensità di dialogo.
La prima tappa si intitola “Green Strawberry”, e parte in modo semplice e minimale con una frase del sax adagiata su un placido beat, per poi sviluppare una serie di motivi derivati che apportano densità e significato alla matrice tematica ripercorsa nel finale.
“Fluid” è articolata in due distinti movimenti : la circolarità del tema espresso dal piano e dal sax conduce, al suo spegnersi, ad un dialogo di intensa emotività fra contrabbasso e pianoforte fino all’ingresso del sax che definisce e completa l’identità melodica del brano.
L’esercizio di concentrazione collettiva intorno ad un tema dal carattere evocativo e spirituale conduce il gruppo lungo le esplorazioni interiori di “Time warp“, mentre “Journey inside the soul” è autoesplicativa nel prefigurare una ballad dalle atmosfere intim: aperta da un introverso ed impalpabile soffio del sax e dagli arpeggi del pianoforte, viene gradualmente condotta, attraverso un sentito assolo di Umbaca, ad una consistenza armonica che sboccia nel collettivo finale attraversato dall’onda comunicativa del sax .
A contornare questa porzione del lavoro, due brani che completano l’articolatato mosaico identitario. “Arthur” dedicata al compositore elvetico Honneger, sposa la razionalità dell’iterativo motivo melodico ad una esplosione di emotività nel concitato momento improvvisato che chiude il brano.
La conclusiva “Excess“, introdotta da una variante in solo sax, sviluppa in chiave di libertà espressiva un tema ricco di richiami ed evocazioni, a partire da Ornette Coleman, palesando un ‘altra delle tante anime del quartetto.
Tutto quanto sopra in poco più di quaranta minuti. Come dire: molte idee, e molto precise, come dimostrano anche gli estratti da un recente concerto monzese .
