Il Bastione del Jazz

Un telefonino, una mezzoretta di smanettamenti, ed eccoci in viaggio per la fascinosa Ferrara, la città dell’Ariosto del ‘Furioso’, dei giardini dei Finzi Contini di Bassani, dei film di Antonioni; ora anche del Jazz Club il Torrione… Che scherzi gioca la fame di musica a gente che sin da ragazzini la considera un genere di prima necessità, eh?. Ci lasciamo alle spalle una Milano che è bolgia solo per lo shopping (od il lurking?) natalizio, di musica non è il caso di parlarne…. Per mettere le cose in termini di Sacre Scritture, più che nel Nuovo Testamento dell’Avvento della Buona Novella, sembra di essere nel Vecchio, libro dell’Esodo: lì la Pioggia di Fuoco, qui una settimana di repliche di Ludovico Einaudi, seguite da una data di Giovanni Allevi… l’Invasione delle Cavallette, il colpo di grazia.

Il personale regalo che ci facciamo io e due fidati amici è una serata nel club ferrarese di cui tanto si parla, con tanto di cena e pernotto in loco. Il caso ha voluto che ci scappasse ancora una volta il trio di James Brandon Lewis (stessa formazione del concerto di Lugano per la Radio Svizzera Italiana, nota bene…), ma il quartetto di Steve Nelson con Massimo Faraò al piano ora è tutto nostro. Il primo approccio rivela un mondo alieno dalle acchittate nevrosi meneghine: basta una telefonata per fermare cena e posti per il concerto, il club è una vera associazione, non ha credit card e bancomat per i pagamenti online ed in loco. “Se non riuscite a venire, telefonateci, però….”. Teneri…., ci fermerebbe solo un assalto al treno: l’approccio amatoriale già mi intriga.

Ed arriva l’agognato sabato. Dopo una marcia di mezzora che ci fa traversare tutta la Ferrara storica in una suggestiva, limpida, ma gelida serata invernale arriviamo sui giganteschi Bastioni, sull’ampio piazzale di Porta Mare. Sarà quello in mezzo agli alberi il Torrione giusto? Cilindrico, massiccio, in cima giusto qualche feritoia per spingarde ed archibugi…. Nel buio a fatica si nota a una piccola targhetta di ottone, vicino una scala di ferro elicoidale che si arrampica intorno alla fortificazione, si sale in un atmosfera da film di cappa e spada, si schiude una porticina massiccia che deve aver visto parecchi assalti….non è necessaria la parola d’ordine, ma la tessera Endas da sottoscrivere sul momento, sì. Ed eccoci dentro questo caldo ambiente:

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Dal punto di vista architettonico, uno spazio tutt’altro che ordinario. Dal punto di vista psicoacustico, un luogo caldo e raccolto, pressocchè senza barriere tra palco e platea: in barba al non facile volume cilindrico il suono è ottimo (senz’altro migliore di altri ‘celebrati’ locali) grazie ad un discreto e ben concepito impianto di sonorizzazione, che raggiunge anche la balconata-ballatoio dove si trovano diversi tavolini. Sarà la nostra provenienza, unita all’età non più verde, ma l’accoglienza alla reception è subito molto calda e cordiale (una costante anche del seguito). Attraverso una sorta di angusto ‘passaggio segreto’ si scende al secondo livello della torre, quello del ristorante: anche qui mattoni a vista, i tavoli disposti ad adeguata distanza l’uno dall’altro, un menù breve, ma con proposte sfiziose ed ispirate a tradizione locale: prezzi contenuti, consumando la cena, si ha uno sconto sul biglietto del concerto. Il Torrione fa eccezione alla regola secondo cui nei locali votati alla musica si mangia male, anche se la ristorazione non è il fulcro della loro attività.

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Il successivo concerto di Steve Nelson ha confermato quanto sia necessaria la dimensione calda e raccolta del club in una scena come la nostra dove la dimensione pressocchè esclusiva di fruizione della musica è quella del teatro o dell’arena estiva: contesti nei quali inevitabilmente la tentazione dello ‘spettacolo’ finisce per toccare anche i musicisti più rigorosi e l’interazione con il pubblico è fatalmente più diluita e schematica. Tra l’altro, è anche più facile che tra organizzatori ed artisti si crei un rapporto più stretto e profondo, con beneficio di entrambi. Per tacere dell’atmosfera rilassata che incoraggia i musicisti sul palco ad osare lo scarto dallo standard del ‘risultato assicurato’ tipico delle performance in teatro. In platea si nota un pubblico non casuale e presenzialista, ma evidentemente già dotato di un’esperienza di ascolto tale da consentirgli di recepire anche proposte non ovvie e marchiate dal ‘grande nome’ di richiamo. Altro merito di non poco conto del club è quello di far da ‘incubatrice’ alla big band ‘The Tower Jazz Composers Orchestra”, larga formazione fitta di nomi già individualmente ben noti come solisti: i grandi organici esigono la pratica musicale continua e non episodica per divenire dei veri ensemble dotati di loro personalità definita ed autonoma.

Che dire, alla vista questo ulteriore miracolo dell’ ‘Italia Minore’ (ormai l’unica vivibile e gestibile), sono arrivato alla fine del concerto (ottimo e brillantissimo) con un gran magone, come diciamo noi a Milano. Perché non si riescono a replicare più ampiamente esperienze di questo tipo, convalidate anche da un evidente successo internazionale (basta guardare i cartelloni delle precedenti stagioni per rendersi conto che la serata al Torrione comincia ad esser considerato un ‘must’ da molti musicisti americani ed europei..)? Vado a braccio: in questa situazione vedo al lavoro molta passione amatoriale, dilettantismo nel senso più nobile del termine, lontano dai condizionamenti di una gestione troppo ’professionalizzata’ ed attenta a barcamenarsi tra vari interessi. In secondo luogo – e qui mi ripeto per l’ennesima volta – un deciso supporto da parte della comunità e soprattutto delle autorità locali che hanno contribuito con un modesto canone d’affitto per un bene pubblico e senz’altro avranno dato un decisivo aiuto per le complesse pratiche relative al restauro ed al riattamento di un edificio storico-monumentale (tra l’altro rinato così a nuova vita). Non conosco il nome del sindaco e dell’assessore alla cultura che hanno consentito tutto ciò, mi limito a dire che da loro dovrebbero prendere lezione molti altri loro colleghi, tra l’altro dotati di risorse ben più massicce.
Siamo già in attesa del programma dei primi mesi dell’anno nuovo, la borsa è già pronta…. Milton56

https://www.jazzclubferrara.com/

(sito del club con magnifiche immagine panoramiche dello stesso)

2 Comments

  1. Buongiorno sono Massimo Maisto, vicesindaco e assessore cultura e turismo del Comune di Ferrara. GrazIe per l’articolo davvero bello che credo colga bene la magia del jazz club di Ferrara. Una magia che è fatta da architettura, atmosfera, esperienza, passione, organizzazione. E grazie per aver scritto che anche la buona amministrazione può avere un ruolo. Se deciderà di tornare a Ferrara la saluterò volentieri davanti ad uno spritz. Massimo Maisto

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    1. La ringrazio, il ritorno a Ferrara è praticamente certo… nell’occasione dello spritz Le vorrei chiedere qualche notizia sull’Archivio Antonioni (sono un suo grande fan). Ancora sinceri complimenti per quello che siete riusciti a realizzare nella Vostra città, soprattutto in tempi in cui tante luci invecce si spengono. A presto. Milton56

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