T(r)op Jazz 2018

Musica Jazz di gennaio è in edicola, e si tratta di uno dei numeri più attesi perché riporta i risultati del sondaggio tra critici con il consueto riepilogo del meglio dell’anno.

I risultati hanno poco di sorprendente, grosso modo si tratta di nomi e album ampiamente presenti nelle best compilations di fine anno di ogni magazine internazionale dedicato alla musica jazz.

Inoltre, come più volte mi è capitato di dire, il Top Jazz non è la verità rivelata ma un semplice sondaggio tra addetti ai lavori. Quindi tutti i nomi, vincitori e piazzati, sono sicuramente significativi e tra il meglio in assoluto, ma, appunto, non rappresentano l’assoluto.

Piuttosto, mi balza all’occhio una decisione secondo me poco trasparente e che è purtroppo diventata consuetudine: anche quest’anno noi lettori non sapremo chi ha votato e per che cosa.

Un vero peccato, credo che tutti noi abbiamo i nostri punti di riferimento, o magari più semplicemente delle persone i cui gusti e criteri sono particolarmente vicini ai nostri. Non poter leggere, come invece è accaduto fino a pochi anni fa, le preferenze dei singoli toglie qualcosa sia alla rivista che agli appassionati.

Non è mia intenzione instillare sospetti di alcun genere (non ne ho motivo, tantomeno riguardo a Musica Jazz che colleziono da mezzo secolo ), però vorrei ricordare che il detto di Andreotti (a pensare male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca) è una spiacevole sensazione che accompagna tutti i referendum in cui non c’è il massimo della trasparenza.

Inoltre, da buon azzeccagarbugli, riscontro con piacere che all’ottavo posto tra i gruppi italiani dell’anno ci sono gli Enten Eller, una formazione sicuramente tra le più significative in Italia, i cui album, dvd e libri sono da anni inspiegabilmente assenti nelle recensioni del magazine. Chissà se Musica Jazz dedicherà loro qualche spazio in questo 2019 che vede il trentacinquesimo anniversario di fondazione del gruppo nonchè il trentesimo di Odwalla, emanazione percussionistica di Barbiero.

Spazio sulla rivista dovrebbe esserci, visto che nel 2018 ci sono stati ben due articoli su Jaques Brel (marzo e settembre) e due su Joan Baez (maggio e ottobre), nonchè una gustosa (lo dico senza ironia) intervista a Ornella Vanoni.

Infine non posso non dedicare un pensiero al risultato più sorprendente del Top Jazz. Aggettivo usato dallo stesso direttore di Musica Jazz nella intervista all’ottimo Claudio Fasoli, il cui valore è fuori discussione, cosi’ come la bontà dei due album ristampati. Evidentemente però i giornalisti interpellati si sono prontamente adeguati alle parole d’ordine imperanti della politica nostrana, e cioè “prima gli italiani”, creando cosi’ una curiosa discrepanza tra i nomi votati, dove campeggiano giganti che hanno scritto la storia della nostra musica.

prima-gli-italiani

Scrivo tutto questo da semplice e fedele lettore della rivista che esprime la propria opinione. Non è mia intenzione alimentare polemiche, lo dico visti alcuni precedenti. Se poi il direttore si sentisse parte lesa e mi inviasse i padrini, sappia che come arma scelgo la bicicletta e come terreno il Mortirolo….

nowar.1_0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...