Sulle tracce di Ava Mendoza

 

Le cronache  del concerto padovano del sodale Milton, e gli estratti live del quintetto di James Brandon Lewis, hanno acceso un faro su quella anomala chitarrista intenta ad un intenso lavoro di distruzione/ricostruzione delle strutture musicali del gruppo, che evidenziava un approccio chiaramente alieno rispetto al linguaggio strettamente jazzistico. Ce n’era abbastanza per accendere la curiosità su Ava Mendoza e stimolare la voglia di ripercorrere le variegate tappe di una carriera già ricca di collaborazioni e progetti che hanno quale protagonista la trentaseienne chitarrista di Brooklin. In questo perregrinare, ci si imbatte in incisioni con partner quali Nels Cline, chitarrista dei Wilco con spiccate propensioni alternative, Fred Frith, Mike Watt, fondatore di gruppi leggendari del punk quali Minuteman e Firehose, i Violent Femmes, stelle fugaci del panorama post punk degli anni ottanta, come ad esperienze a fianco di Matana Roberts, Matt Mitchell, Jon Irabagon. E si inizia ad intravvedere la natura poliedrica della musicista, coinvolta in contesti fra loro molto distanti, ma sempre caratterizzati da un approccio non prevedibile, per non dire estremo. Aggettivo che invece si addice a pieno titolo al trio di rock sperimentale di base a Brooklin Unnatural Ways di cui la Mendoza è titolare a chitarra e voce, insieme a Tim Dahl al basso e Sam Ospovat alla batteria : i titoli di tre album pubblicati fino ad oggi parlano da sè: dopo il primo omonimo del 2015, “We aliens” dell’anno seguente, pubblicato dalla Tzadik di John Zorn, ed il più recente “The paranoia party”. Ma una delle scoperte più interessanti in questo piccolo tour dedicato all’arte della chitarrista statunitense è un’ uscita di qualche mese fa a cura della benemerita etichetta londinese Rare Noise. Tenetevi forte, perchè solo la descrizione rischia di diventare un ottovolante. Il batterista di origini irlandesi Sean Noonan, attivo a fine anni ’90 nella scena sperimentale della Knitting Factory, dopo una lunga convalescenza seguita ad un brutto incidente, decide di intraprendere lo studio combinato delle due sue passioni musicali, ovvero il jazz ed i ritmi africani. Risultato: un diluvio di lavori a partire dal progetto afro celtico Noonan Brewed By Noon per arrivare alla piece Zappanation, opera rock dedicata a Frank Zappa, presentata nel 2018 a S. Anna Arresi nel festival “Ai confini fra Sardegna e Jazz”. Noonan, che si autodefinisce un raccontastorie ritmico, ha messo insieme lo scorso anno una band che più inaspettata non si potrebbe per un progetto che pendola fra rock, free jazz, improvvisazione totale e suggestioni  da supernova musicali del passato per nulla spente: il bassista elettrico di Ornette Jamaladeen Tacuma, il tastierista Alex Marcelo, attivo con Yuseef Lateef, il redivivo primo cantante dei CAN, Malcolm Mooney e, appunto, Ava Mendoza alla chitarra. Per descrivere adeguatamente  “Tan man’s hat” attribuito al gruppo Pavees Dance, in omaggio ad una minoranza etnica irlandese di artigiani itineranti, sarebbe forse più appropriato un qualche stato di alterazione mentale. Nel pieno (si fa per dire) possesso delle facoltà di chi scrive,  viene da pensare ad un torrente sonoro in piena, ingrossato da affluenti prog ( i breaks dell’organo e chitarra della tempestosa “Gravity and the grave”, l’incalzante “Tell me”), pioggerelle vaudeville (“Turn me over”), spruzzate armolodiche (“Martian refugee”), temporali rock e blues ( la title track, “The end of the inevitable”, con un groove avvolgente del basso di Tacuma, la tumultuosa “Girl from another world”) ed innaffiato dal diluvio di improvvisazione vocale di Mooney,  il cui approccio totalmente libero e spontaneo nella creazione ed esposizione delle liriche rappresenta un elemento di fascino destabilizzante . E Ava ? In un gruppo di tali  eccentrici di altre generazioni, la sua giovane chitarra è  costantemente in primo piano, e la varietà stilistica e l’inventiva esibite, sia nelle parti di supporto ritmico, che negli abbondanti spazi solisti,  si qualificano come  elementi essenziali   e costitutivi di questa originale opera sonora, gestite pienamente in sintonia con il generale clima “out of head”.

 

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