Cronaca di una recensione mancata, infine scritta.

Confesso che dopo un paio di ascolti avevo deciso di non scrivere di questo disco. L’impressione era stata di una eccessiva uniformità nel segno della melodia più semplice, scelta indubbiamente protesa a favore dell’ascolto piacevole e leggero, ma a forte rischio di prevedibilità e conseguente confinamento in ascolto di sottofondo. Bei temi “mediterranei” cantabili, echi di canzoni conosciute, motivi perfetti per colonne sonore da commedia all’italiana, ma poco di interesse sostanziale. Eppure, in parte perchè spinto dal rispetto verso chi produce e tenta di far conoscere la propria musica, in parte per la autorevolezza dei musicisti coinvolti, in particolare di Emanuele Cisi – uno dei sassofonisti italiani che preferisco – un qualcosa di non risolto mi era rimasto in testa. Possibile che un musicista di ormai vasta esperienza come Dino Rubino, una sezione ritmica composta da due veterani come Paolino della Porta ed Enzo Zirilli, e Cisi, appunto, abbiano prodotto musica così “innocua”? Ed allora eccomi tornato a porre ascolto a questo “Time of silence” pubblicato su cd fisico dalla Tùk di Paolo Fresu dopo una prima apparizione solo in digitale. Ed eccomi, magari in predisposizione d’animo diversa da quei primi approcci, a cogliere pregi che forse mi erano sfuggiti, apprezzare alcune increspature in questa apparente calma, ed anche, cercare di collocare questa musica in una dimensione più vicina all’intento filosofico del suo autore, ovvero quello di sottolineare e coniugare due entità, il tempo ed il silenzio, ben riassunte nei proverbi popolari citati nelle note interne. “Col tempo e con la paglia si maturano le nespole” ed “Everything comes to him who waits“. Conseguente , si può immaginare, l’assenza di preoccupazioni di Rubino circa il senso di avventura e di novità, essendo il turno, questa volta, di un dialogo rilassato e naturale fra gli strumenti, un incontro fra quattro amici su temi semplici e minimali, per il gusto, appunto, di passare del tempo insieme. Ed ecco che, in questa luce, le composizioni assumono una veste nuova e si fanno apprezzare anche per alcune peculiarità. Dalla narrativa spigliata dell’iniziale “Maybe today” al groove leggero ma incalzante della bella “Claire“, ricca di esaltanti call and response fra il sax ed il pianoforte, dalle intimità delle ballads “Just Blue” e “Loving you“, agli sbalzi emotivi di “Karol”, dalle atmosfere venate di saudade di “Owl in the moon” alle pieghe blues di “The tree on life” fino alla conclusiva “Settembre” unico brano in cui Rubino, si esibisce anche alla tromba, “Time of silence” offre profondità ed occasione di meditare sul rapporto fra i due elementi del titolo. Forse il problema stava tutto lì: trovare il tempo giusto per fare maturare questa musica.

Dimenticavo: il mio lettore cd si è ostinatamente rifiutato di suonare la traccia 8 “Willow Weep”, per cui mi sono rifatto includendo qui sotto il video. E’ un buon esempio del contenuto di questo lavoro.

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