Giovanni Tommaso – “Walking in my shadow”

C’è un’aria familiare fra queste tracce, un’atmosfera da rimpatriata di vecchi amici che si ritrovano dopo tante avventure. Sarà perchè in parte è proprio così, un quartetto composto da rappresentanti di tre diverse generazioni più volte complici in diverse formazioni, riunito per dare nuova vita ad alcuni episodi del grande songbook dell’autore e promotore del progetto, Giovanni Tommaso, protagonista di mille avventure del jazz italiano ed internazionale. Il quale la spiega così :”Ho cominciato a suonare professionalmente il contrabbasso nel 1958 come componente il Quintetto di Lucca. Precedentemente avevo studiato il pianoforte ma mi sono fermato al livello complementare che comunque mi è stato fondamentale per iniziare il mio percorso di compositore e arrangiatore. In tutti questi anni, camminando (“walking”) ho praticamente fatto il giro del mondo. A questo punto mi è venuto spontaneo il desiderio di voltarmi indietro (…in my shadow) e rovistare nel baule delle mie composizioni . Qualcosa ho trovato e ho pensato valesse la pena riproporlo in una nuova veste. Per questa nuova avventura ho coinvolto dei musicisti di enorme talento artistico. Si sono calati nel progetto con grande sensibilità e coinvolgimento. Senza di loro non ci sarei riuscito. Tutta la mia stima e gratitudine a Rita Marcotulli , Javier Girotto e Alessandro Paternesi.”

Ingredienti di questa session pubblicata dal Parco della musica , il pianoforte ricco di racconti ma aperto anche a storie impreviste di Rita Marcotulli, i saxes ed i flauti, lirici ed infiammati di Javier Girotto, un batterista versatile ed inventivo come Alessandro Paternesi, ed il sontuoso walking del contrabbasso di Tommaso che indirizza e conduce la musica di un tempo verso nuove forme e direzioni .

Si parte, in ordine cronologico, da “White keys” del 1966 , brano che risolve in un corale swingante la dicotomia fra struttura del meditativo tema condotto dal baritono e tendenza ad evadere dal perimetro definito, e si arriva con il brano più recente “Codice 5” del 2009, che riprende un titolo dal progetto Apogeo, affidando al pianoforte ed al sax soprano un delicato affresco tematico intervallato da spazi solitari delle percussioni fino all’eloquente e significante solo conclusivo del contrabbasso.

Fra i due estremi, le atmosfere notturne e la concitazione di “Bassifondi”, sempre da Apogeo, una “Brahmosia“, tratta da “Over the ocean” un Red records del 1993 registrato da Tommaso con Tonolo Boltro Rea Gatto e Carla Marcotulli, qui trasformata, dopo l’impetuoso solo iniziale di Tommaso, in una leggiadra ballad andina dai flauti etnici di Girotto; sul piano più nervoso e movimentato, ecco “Sea side “, ove spunta l’infiammata voce del sax soprano ben conosciuta nei dischi degli Aries Tango, e “Cinema moderno” , condotta ad un ritmo sostenuto dal baritono, arricchita dal solo di pianoforte e chiusa da esuberanti breaks della batteria. “To Totò“, tratta da “Third step ” disco che affiancava una piccola Università del jazz italiano (Tommaso, Romano, Fresu, Rava, Marcotulli ,Tonolo, Boltro) a Joe Lovano, è il brano più originale e (dis) articolato, costruito su diverse sezioni tematiche legate fra loro dai trasversali dialoghi del pianoforte e del contrabbasso, richiama a tratti proprio le indimenticabili movenze del Principe De Curtis.

Si conclude con due ballad, “La prima volta“, tratta dal cd di ispirazione cinematografica “La dolce vita” con Rava, Gatto e Bollani, con un assolo della Marcotulli che vi condurrà per mano fra sogni e realtà, e “Goodbye 900” il saluto di Tommaso al secolo passato scritto nel 1998.

Constatando col magone quali siano i gusti musicali oggi prevalenti, viene spontaneo tenersi ben stretta questa Musica e, magari, considerarla Patrimonio Nazionale.

1 Comment

  1. Una nota a margine: interessante il lavoro condotto da Parco della Musica, etichetta che senza sciovinismi ed autoesaltazioni autarchiche da tempo conduce un buon lavoro di documentazione della nostra scena (magari si potrebbe concedere un poco più di spazio a giovani di provato talento). Dischi molto curati e ben realizzati, peccato solo per una distribuzione un poco ristretta e poco stabile nel tempo dei supporti fisici (che soli consentono di apprezzare l’ottimo livello delle registrazioni). Una label da tenere d’occhio, anche perché sta emergendo con una sua precisa fisionomia. Milton56

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