Nella movimentata serata di domenica 16 il contrasto tra i due sets non poteva essere maggiore.
Sin dalle primissime battute l’Unruly Manifesto di James Brandon Lewis si annunzia con una musica al calor bianco, carica di una passione travolgente. Anche Brandon Lewis è musicista dalle molte vite, ognuna incarnata da una diversa formazione. È ancora fresco il ricordo di uno straordinario concerto mantovano in trio con Chad Taylor e Josh Werner, in cui il sassofonista aveva sfoggiato una pacata maturità, e rieccolo in situazione e temperie completamente differenti.

Unruly Manifesto ha già un poco di storia alle sue spalle: ho avuto la fortuna di ascoltarlo nel 2019 a Padova quando aveva tra le sue punte di diamante la formidabile Ava Mendoza alla chitarra elettrica e la compianta Jaimie Branch alla tromba, una pagina speciale del mio album di ricordi (condivisa con voi). Il gruppo è cambiato: al posto di Mendoza c’è Anthony Pirog, mentre la tromba di Branch è stata sostituita dalla cornetta di Kirk Knufke, strumento e voce diversi. I ritmi sono affidati a due uomini che imprimeranno al concerto un marchio indelebile: Ches Smith alla batteria (Lewis si tratta bene quanto a pelli e bacchette….) ed il sorprendente Shahzad Izmaily al basso elettrico.
Il gruppo è una vera macchina da guerra, con un impatto sul pubblico veramente impressionante. Non bisogna però pensare ad una esplosione di energia incontrollata: tutt’altro invece, a partire dal leader ed a discendere a tutti gli altri membri della band il controllo, il rigore e la chiarezza nella costruzione del discorso musicale sono apparsi in tutta evidenza, particolarmente in Lewis. Il leader stavolta ha mostrato un tono aspro e metallico, insieme ad un fraseggio velocissimo e rabbioso, ma sempre contraddistinto da una consequenzialità che lo pone in linea di successione diretta con Sonny Rollins (non a caso suo ammiratore, e la dichiarata stima dell’uomo di ‘Blue Seven’ e di ‘East Broadway Rundown’ vale ben più dei tanti premi prestigiosi che si assegnano negli States).
Il gruppo ha un amalgama veramente notevole, nel muro di suono che proietta non ci sono sia pur minime fenditure od interstizi. Il motore del gruppo è Ches Smith che con il suo set di batteria minimale (il segno distintivo dei batteristi di sicura classe e creatività) genera un drumming secco, nitido, scandito, di assoluta precisione nonostante l’energia sovrabbondante trasmessa al gruppo. Non ho particolare inclinazione per il basso elettrico, quindi se dico che Shahzad Izmaily mi ha lasciato veramente impressionato capirete che parliamo di personaggio non comune: un suono pieno e nello stesso tempo sfumato, dei riffs ondeggianti e possenti che danno un contributo incessante all’efficacia di Unruly Manifesto.
Knuffke è del tutto convincente alla cornetta e nel suo lirismo un po’ scorticato sono apparse alcune note eccentriche rispetto alla compattezza del gruppo. Grande contributo di energia e di drive è venuto dalla chitarra elettrica di Pirog: il suo suono pastoso e materico e il suo fraseggio aggressivo e sinuoso non hanno fatto rimpiangere la grintosa Ava Mendoza, e non è affatto poco.
Nel travolgente set di oltre un’ora sono sfilati molti pezzi del già ricco book di Brandon Lewis, vivificati dalla riproposizione al di fuori degli originali organici per cui erano stati concepiti. L’efficacia ed essenzialità dei materiali contribuisce moltissimo alla formidabile presa del gruppo sul pubblico. Lewis ed Unruly hanno molto da dire e sanno come dirlo senza leziosità o studiati intellettualismi, l’urgenza espressiva è il loro credo e la loro missione: missione perfettamente compiuta, come testimoniato da una platea in subbuglio (e non si trattava di un pubblico qualsiasi). Ancora una volta una grande prova di stile al servizio di integrità e passione: a settembre sentiremo il Red Lily Quartet in un album dedicato a Mahalia Jackson, ma è già in cantiere un altro disco (sic!). Nell’affollato dopoconcerto ai piedi del palco Brandon si è poi fatto scappare la mezza promessa di un ritorno in Italia in autunno: se così sarà, non mancate assolutamente all’appuntamento. Milton56
Non mi riesce di farvi sentire l’Unruly Manifesto 2.0? Ed io vi consolo con una primizia: il brano pilota del disco che uscirà in settembre. Nel Red Lily Brandon allinea ancora Knuffke, Chad Taylor alla batteria, William Parker al basso, Chris Hoffman al cello elettrico. ‘Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’, è proprio il caso di dirlo di fronte a questa formidabile pattuglia…
