“Amo suonare in questo modo con Vicente e Bill. Loro sanno cosa fare. E sento che insieme possiamo andare ovunque”. Dichiarazione che fotografa alla perfezione il contenuto di questo doppio album del trio Scofield/Archer/Steward registrato ad agosto 2023 al Clubhouse Studio di New York e pubblicato ora da ECM. Stavo per scrivere “dal vivo”, prima di rendermi conto dei credits, ascoltando la spontaneità, la libertà ed il feeling assolutamente rilassato con cui i musicisti affrontano i quattordici pezzi in programma. La dichiarazione d’intenti, qui, si affronti un classico del rock o uno standard jazz, si dia miccia ad un saltellante funk o ci si immerga in una soffusa ballad, sembra essere quella di suonare nel modo più semplice e “leggero” possibile, disegnando in modo minimale le linee melodiche per poi…vedere cosa succede. Ed a questo punto entra in gioco l’intesa personale e musicale, rodata da anni di collaborazione, fra tre musicisti legati dalla capacità e dalla voglia di aggiungere tessere sempre nuove al perenne dialogo che costruiscono insieme. Partiamo dal titolo e dall’ultima canzone, una cover di un brano dei Grateful Dead pubblicata in origine nell’album “Workingman’s Dead” nel 1970. A Scofield è capitato di suonare con la band rock di Jerry Garcia e ne è nata un’amicizia con Phil Lesh, uno dei fondatori del gruppo/comunità acid rock, tuttora in vita. La sua versione, spogliata della corale parte vocale, ricrea l’atmosfera gioiosamente latina del brano, stilizzandone la melodia ed enfatizzando l’essenziale ruolo del basso di Archer: il condimento è dato dalle invenzioni della chitarra che scaturiscono dal tema, se ne allontanano per viaggiare su altre traiettorie e poi lo riabbracciano, fino ad una sezione finale sincopata.
Non è l’unica concessione al rock del disco. In apertura campeggia un’estesa versione di “Mr Tambourine man” di Bob Dylan, il cui celebre tema fa capolino da una iniziale nebbia elettrica chitarristica. La versione dei Byrds, ascoltata da uno Scofield tredicenne, è quella che ha ispirato direttamente questi nove minuti, nei quali la chitarra il basso e la batteria si avventurano su strade totalmente libere, alternando momenti di enfasi ritmica a sezioni più astratte come quella che ospita il solo del basso. “Old man“” di Neil Young chiude invece il primo dei due dischi, versione pervasa da una corrente funky che consente a Scofield diversi excursus sul versante fusion del proprio universo dialettico, una delle tante lingue qui rappresentate, utilizzata dal trio anche nella travolgente carica funk di “Tv band.” Poche tracce prima troviamo, invece, una dinamica versione dello standard “How deep is the ocean” ribattezzata “How deep” ed animata dal fuoco ritmico della batteria di Steward, e sul versante più propriamente bop, due brani che si ricollegano ad interpretazioni di Miles Davis, “Budo” e “Ray’s idea“, nei quali il trio assume le sembianze di una perfetta macchina swingante . Si apre un’altra porta, quella delle ballads, ed entrano due standards come “Stairway to the stars“, una versione ricca di nuances chitarristiche ispirata a quella resa celebre nel jazz da Dexter Gordon nell’album “Our man in Paris“, e “Somewhere“, rimembranza di una rappresentazione di West side Story ammirata da uno Scofield ragazzino. Completano il programma alcuni brani originali del chitarrista: “Back in time” che richiama certe sfumature folk di Bill Frisell, “Nothing is forever” riflessione in musica sullo scorrere degli anni con dedica al figlio Evan scomparso nel 2013, su un mid tempo che propizia ampie parti soliste della chitarra e del basso, l’articolato tema di “The girlfriend chord” movimentato dall’agile drumming di Steward, l’accattivante riff rockeggiante di “Mo green” , ed il funk di “Mask” , scritta in ricordo ed eternazione del recente periodo pandemico.
A metà strada fra il memoir personale ed il nuovo capitolo di una lunga ed autorevole carriera scritto con rinnovato entusiasmo nel potere della musica, “Uncle John’s band” è un’ottima occasione per scoprire il John Scofield della maturità, in grado di dosare levità, relax e voglia di nuove avventure in un combo che respira all’unisono con lui.
