Steve Coleman Five Elements a Piacenza Jazz Fest 2024

Uscendo dal Collegio Alberoni dopo il concerto di Steve Coleman and Five Elements, seconda data del Piacenza Jazz Fest 2024 ho colto al volo il commento di una signora, forse familiare con altro tipo di musica ascoltata nella splendida sala degli Arazzi che ha ospitato l’evento : “Ha suonato soprattutto variazioni sul tema“. Mi permetto una piccola correzione alla gentile ascoltatrice che peraltro ne rimarrà assolutamente ignara. La musica ascoltata sabato 2 marzo non si può dire presentasse veri e propri temi, casomai, seguendo una formula che si è ripetuta per tutta la durata dell’esibizione, cellule di note messe a fuoco dopo un’introduzione solista del leader, quasi una riflessione individuale per decidere quale incipit scegliere per celebrare, insieme alla tromba di Jonathan Finlayson, al basso di Rich Brown ed alla batteria di Sean Rickman, quella sorta di inno totalizzante al ritmo che è stato al centro del concerto. Raramente Coleman suona frasi lunghe ed articolate al sax alto, più spesso sembra cercare, nei frammenti che affastella, la scintilla per uno sviluppo collettivo, ingaggiando una dialettica paritaria con la tromba di Finlayson e trovando il porto sicuro di un basso implacabilmente groovin’ ed una batteria che trova i propri spazi rigorosamente dentro il tracciato ritmico essenziale. Quando il gioco riesce, si acolta grande musica con un suo particolare swing che è anche irresistibile funk e nel suo incedere iterativo ed ipnotico, contiene più di un richiamo alle ancestrali radici africane. Rispetto ad alcune esibizioni piuttosto recenti, sembra di assistere ad una riduzione agli elementi basilari della musica di Coleman, nella quale i momenti più esaltanti sono quelli nei quali sax e tromba, sulla base ritmica in tal modo costruita, si producono in fulminanti unisono che lasciano sbalorditi per velocità ed efficacia. Lato inedito della serata, perlomeno per chi scrive, è stata anche la buona predisposizione di Coleman , in genere piuttosto burbero ed ombroso, verso il pubblico, con il quale ha dialogato, forse stimolato dalla location inconsueta di una sala popolata da diciotto arazzi cinquecenteschi . “These pictures are freakin’me. What is this? A museum?” ha esordito , ed alla risposta “Kind of“, ha replicato “So wel’ll play kind of music”. Al termine il bis ha confermato l’attuale direzione della musica di Coleman nel senso che abbiamo cercato di descrivere, intessendo un lungo brano unicamente composto su un gutturale vocalizzo ritmico, inizialmente seguito dal pubblico, ed accompagnato dalla ritmica incessante di percussioni e campanacci, lasciando silente il sax. Dopo l’avvio con Enrico Pieranunzi jazz e classico e Steve Coleman, il ricco cartellone di Piacenza prosegue già dai prossimi giorni con il solo di Gabriele Mirabassi alla Basilica di San Savino (mercoledì 6 marzo). Prossime stars il batterista Antonio Sanchez con il suo quartetto sabato 16 marzo ed il trombettista Avisai Cohen il 5 aprile. Ma il programma è tutto da seguire.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.