TERRI LYNE CARRINGTON – TLC & Friends (Candid) Supporti disponibili: CD / LP / Digital Download
Nel 1981, a 16-anni-16, la batterista Terri Lyne Carrington pubblicava questo primo lavoro a proprio nome a fianco di una all-stars da brividi, con George Coleman, Buster Williams e Kenny Barron che all’epoca avevano rispettivamente 46, 39 e 38 anni, quindi nel pieno delle proprie forze e delle proprie carriere.
La ragazzina del Massachusetts sotto lo spotlight era cresciuta in un ambito jazzistico, seppure non professionista, con la madre pianista dilettante, il padre sassofonista e presidente del Boston Jazz Club e soprattutto il nonno Matt Carrington che pur essendo poco e nulla documentato aveva suonato la batteria anche con miti assoluti di passaggio da Boston (da Fats Waller a Duke Ellington!) e le cui bacchette sono idealmente finite in ottime mani.

TLC è diventata con gli anni una musicista eccezionale, in grado di costruirsi una discografia sofisticata e collaborazioni di prestigio, con una serie di prese di posizioni sociali molto impegnate, tese soprattutto ad includere maggiormente le donne in ambito jazzistico tanto che ora, a 58 anni e dopo svariati Grammy Awards in bacheca, è diventata una riverita figura intellettuale oltre che musicale, ha scritto libri per bambini e soprattutto dirige il settore dedicato al jazz-gender-justice di Berklee.
https://college.berklee.edu/jazz-gender-justice
Tornando a quegli anni degli esordi non possiamo che ricordare che a 10 anni la bimba sedeva dietro ai tamburi in un gruppo di Clark Terry, che a 12 suonava con Dizzy Gillespie e che il suo debutto assoluto va fatto risalire a molto prima di allora, quando a soli 5 anni (!) venne “invitata” sul palco a suonare il tamburello in “Volunteered Slavery” (lo re-inciderà 40 anni dopo, come tenero omaggio) da Rashaan Roland Kirk in persona, che restò divertito ed impressionato dal ritmo e che chiamò poi la bambina sul palco altre volte, quando passava da Boston per un concerto. La simpatia e gli incoraggiamenti ricevuti in tenerissima età personaggi di tale levatura hanno lasciato un impronta profonda su quella bambina che ha mosso poi la sua carriera con determinazione ed assoluta coerenza.

Riproporre adesso, a distanza di così tanti anni, la session in cui la piccola Terri suona con grinta spianata in mezzo al gotha hardbop significa colmare una lacuna discografica, da molto tempo questa incisione era diventata praticamente introvabile, e quindi finisce per ri-documentare un esordio scintillante e, anche se non possiamo certo dire che il disco sia un c.d. must-have, si tratta com’è ovvio che sia di un pugno di standard suonati benissimo dai cats in questione, con soprattutto un George Coleman in gran spolvero, e questa sola annotazione potrebbe farne considerare l’acquisto agli aficionados più scafati. Il repertorio, va da sé, è costituito per lo più da standards assai battuti, si va da una veloce e boppistica versione di“What Is This Thing Called Love” -un up-tempo in cui la ragazzina fa capire di che pasta è fatta all’universo mondo- alla rollinsiana “St. Thomas”, vi fa eccezione “La Bonita”, primo brano griffato dalla giovane TLC e di chiara impostazione latina, segnato dal vibrante basso di Williams ed esaltato dal tenore di Coleman prima e dal piano di Barron poi.
Tra gli standards spicca ancora la voce di Coleman che torna sui passi di quando militava nel quintetto di Miles e regala un breve gioiello all’inizio della davisiana “Seven Steps To Heaven” che poi purtroppo s’appesantisce un po’ inutilmente nello sviluppo, come del resto accade in molti Live del periodo.
Ci sono in effetti sparsi nell’album alcuni assoli batteristici di troppo che, ascoltati oggi, appaiono lunghi e decisamente sopra le righe, più “a miracol mostrare” che non utili alla causa e all’equilibrio della session, ma vista l’imberbe età della predestinata drum-woman non possiamo che sorvolare con affetto, e sorridere di questi piccoli eccessi.
Una cosa è certa, dopo questo ripescaggio amarcord di vecchi standards ascolteremo con ancora più attenzione e affetto le prossime avventure di questa musicista che attualmente è più attiva che mai, con due progetti legati a filo doppio al suo ruolo a Berklee, ovvero “Social Science” (nel primo video in calce trovate la presentazione con Aaron Parks) e “New Standards” in cui attraverso brani scritti da compositrici si cerca di mettere mano al maschilismo dominante da svariati decenni anche nella nostra musica.
