Per una coincidenza del panorama discografico, arrivano quasi in contemporanea due lavori di chitarristi che attingono ispirazione e spunti dal mondo delle relazioni affettive familiari. Li raccontiamo insieme per questo motivo anche se si collocano musicalmente su versanti assai distanti.
Il secondo lavoro del chitarrista e compositore padovano Luca Crispino, a seguire “Difffrazioni” pubblicato nel 2024, entrambi dall’etichetta salentina dodicilune, porta il titolo “Famiglio” , singolare gioco di inversione per un termine fuori dal gender gap, e vede all’opera un quartetto composto dal titolare , da Stefano Benini ai fiati e percussioni etniche, Enrico Terragnoli al basso acustico e synth, e Luca Pighi alla batteria. Un passato in campo rock, blues e prog, Crispino ha trovato nell’improvvisazione una dimensione ideale e stimolante nella quale anche le esperienze passate trovano nuova linfa. Fin dal primo brano in programma “Abatwa” si respira un’atmosfera da jam session libera e creativa, impregnata dai suoni etnici dei fiati di Benini (flauto, didgeridoo, tromba tibetana, flauto globulare) che conferiscono alla musica aromi world e creano avvolgenti spirali sciamaniche, con la chitarra del leader a tracciare intense linee melodiche supportata da un discreto apporto dell’elettronica. Le coordinate si ampliano nei brani successivi, a ricomprendere gli ampi movimenti circolari sottolineati dal flauto di “Pastorale” , imrprovvisazioni senza rete (“Wendiga”), nervose rincorse su percorsi jazz rock (“Teogene“), ribollenti climi funk (“Geomante“), un numero slow blues (“Mare imbrum” ), e momenti di stasi ambientale nei quali i colori dei fiati e dell’elettronica diventano le cifre dominanti, (“Spazio liminale”, “Sabba”,”Famiglio“). Sarà per la presenza rilevante dell’agile flauto di Benini, ma ascoltando “Famiglio” sono rinvenute esperienze di ascolto radicate in un profondo passato, dai Gong di Pierre Moerlen, fino alla Mahavisnu Orchestra.
“Motivi familiari” è invece il titolo del secondo album del chitarrista Simone Manunza, dopo una prima prova dedicata a Coltrane registrata con Tito Mangialajo Rantzer e Massimo Pintori, ( Coltrane’s Colours). Il cd è un vero “affare di famiglia” nel senso che lega con il filo della memoria personale, brani e composizioni che hanno segnato momenti della storia privata e familiare dell’autore.

Fra i nove brani registrati con una band di musicisti britannici (Helen Pillinger al sax tenore, Helena Summerfield al sax alto, John Sandham al contrabbasso e Neil Mc Minn alla batteria) spicca, in particolare, la capacità compositiva e la verve da interprete di Manunza, il quale, muovendosi fra coordinate tipicamente mainstream, esibisce una vena dinamica e spigliata, utilizzando la sezione fiati in funzione di coprotagonista rispetto alla voce della chitarra. Ecco quindi le suggestive iterazioni del tema di “Bird walk” con spazi solisti divisi fra l’inquieta sezione dei sax e la chitarra dalla voce nitida e lineare, il felpato passo blues di “One for Bert“, i ritmi latin di “The green sea” con il flauto protagonista del tema e dei seguenti assoli insieme alla chitarra, e le note intrise di malinconia sudamericana di “Il sud dal nord” unita in un medley dai toni malinconici con la composizione di Astor Piazzolla “Vuelvo al sur” e condotta, in una dinamica dai ruoli mutevoli, da chitarra e contrabbasso.
https://simonemanunza.bandcamp.com/track/bird-walk-s-manunza
Insieme a questi originali il disco contiene una serie di “motivi personali”, brani della tradizione melodica ed operistica nazionale che il chitarrista, da anni residente in Galles, dove insegna chitarra e dirige la Jazz Big band della scuola civica Trafford Music Service, ha inserito nel proprio repertorio “italiano” del trio con il quale si esibisce in clubs e sale inglesi. Troviamo quindi in apertura un classico come “Donna” di Kramer, un medley fra “E lucevan le stelle ed Estate “, un tuffo nella tradizione napoletana con “I’te vurria vasà” ed una “Guarda che luna” riletta in chiave rockeggiante un pò sopra le righe.
