Bilanci di fine anno

“Il pubblico è sempre stato e in ogni momento maleducato. Ha sempre chiesto all’Arte di essere popolare, di compiacere la povertà dei suoi gusti, di adulare la sua assurda vanità, di ripetere ciò che già sapeva, di mostrargli di nuovo ciò che dovrebbe essere stanco di vedere, di intrattenerlo con ciò che è pesante all’indigestione, di distrarre il suo pensiero quando è stanco della sua stessa stupidità. Ma l’arte non potrà mai provare ad essere popolare. È il pubblico che deve cercare di diventare artistico. Questa è la grande differenza. “

Oscar Wilde

Lo scrittore irlandese non ha fatto a tempo a conoscere la musica jazz, ma aveva già capito i meccanismi che stanno a monte delle scelte di buona parte dei festival jazz odierni e del successo popolare di alcuni esponenti della musica, jazz compreso, nel nostro paese.

Naturalmente se mi leggesse un benpensante musicale mi taccerebbe immediatamente di purismo settario, incapace di comprendere le meraviglie della contaminazione tra jazz e X Factor, tra il Barolo e il Tavernello, tra Gandhi e Pol Pot.

È quindi in questo mondo malato e decadente che ci tocca esprimere la nostra passione per una musica che, nelle sue espressioni migliori e più autentiche, non accetta compromessi. Come diceva Leonard Feather: “Gli affari sono affari, il jazz è arte, e raramente le due cose si incontrano.”

E, per tornare a noi, è evidente come gli affari non siano materia che frequentiamo: niente banner, niente pubblicità, nessuna traccia di sponsor, nessun profumo di dollari, un sito praticamente monastico per mezzi e possibilità di sviluppi tecnologici al passo coi tempi. Quindi, niente podcast o video autoprodotti, rare interviste, più frutto di amicizia che di mercato, nessun “libro” scritto da vantare e, infine, nessun santo in Paradiso.

Gli unici benefit, quando ci sono, sono rappresentati dalla possibilità di usufruire di pass per concerti e di avere qualche album di nuova pubblicazione grazie a uffici stampa o direttamente da musicisti.

Ma veniamo alla matematica, i numeri parlano meglio delle parole, e noi li abbiamo sempre resi pubblici, unici a farlo nel nostro piccolo settore.

Nell’ anno appena concluso abbiamo avuto oltre 89mila pagine visitate, con un incremento del 20% rispetto alle 75mila del 2024.

42mila visitatori contro i 36mila dell’ anno precedente. 1613 like a fronte dei 1545 e 115 commenti (pochi, amici ci aspettiamo una maggior partecipazione) rispetto ai 124 del 2024.

Ovviamente è l’ Italia in paese dal quale provengono in maggioranza i visitatori, seguiti come nel 2024 da Stati Uniti e Spagna, ma il numero delle azioni coinvolto è estremamente vario. Si confermano, per quanto poche in termini numerici, le visite da Città del Vaticano, il che ci conferma nella nostra convinzione che, anche noi siamo in missione per conto di Dio.

Infine, le visite al nostro sito provengono in grande maggioranza dai motori di ricerca, seguiti a distanza da Facebook e dai lettori di WordPress. Esattamente come negli scorsi anni.

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