REZ ABBASI ACOUSTIC QUINTET – Sound Remains – Whirlwind Recordings
Supporti disponibili: CD
Il chitarrista pachistano Rez Abbasi, classe 1965, cresciuto a Los Angeles ma da anni di stanza a New York, dove anche questo disco è stato registrato, ha rimesso in pista il suo progetto acustico (RAAQ) trasformandolo da quartetto a quintetto e timbrando il suo 17mo disco da leader, un lavoro che si dipana attraverso sei originals, un brano di Coltrane ed uno di Jarrett.
Chi scrive l’ha conosciuto dal vivo in un magnifico concerto, tenutosi a Verona Jazz alcuni anni or sono, a fianco del celebre sassofonista Rudresh Mahanthappa, con Dan Weiss alle tabla, ed in cui aveva illuminato la scena con lampi di classe assoluta e la sensazione, in platea, di avere di fronte un musicista molto fiero della sua identità culturale che, pur mantenendo pieno controllo sull’esibizione, faceva dell’improvvisazione una vera e propria pratica spirituale in divenire. Dopo qualche anno la sua carriera ha avuto una grande impennata con la vittoria come rising star al referendum DownBeat 2013 davanti a colleghi chitarristi del calibro di Peter Bernstein, Gilad Hekselman e Ben Monder.
Non ci stupisce che le composizioni originali di “Sound Remains”, come da liner notes che ci supportano, vertano su profonde meditazioni orientali che comprendono bagatelle da niente come l’impermanenza dell’essere, la consapevolezza del momento, il mutamento continuo e la permanenza del “suono”. Il tutto viene testimoniato con una certa enfasi nei titoli scelti per i brani, si va dall’evocativo “Presence” al delizioso medium tempo di “Meet The Moment”, alla sospesa e indefinita “You Are”. Pruriti new-age in agguato? Beh, teniamo a freno il nostro lato dissacrante, Rez Abbasi non è uno che gioca a rimpiattino con questi concetti, vi è profondamente immerso e fanno parte della sua cultura, e poi non dimentichiamo che dare un titolo alle composizioni è sempre stato un momento complicato per ogni jazzista…
Di fatto il quintetto è molto dentro il mood sopra descritto e si muove con la grazia che chi segue Abbasi da tempo conosce assai bene, le composizioni anche stavolta si muovono in una zona a cavallo tra jazz e musica orientale, risultano ritmicamente intricate ma mantengono sempre una cantabilità immediata, come si apprezza in “Purity” il brano che proponiamo da Youtube, una sorta di manifesto acustico di Rez, congegnato con l’elegante duttilità che contraddistingue il suo stile e che gli ha dato una certa notorietà.
Gli sviluppi, i dialoghi interni e gli assoli pongono RAAQ nella vena di un ethno-jazz di sostanza, con improvvisazioni sempre coerenti e ben contenute nelle tempistiche, escursioni spesso virtuose all’interno di brani in cui la componente di scrittura ha quasi sempre prevalenza netta sull’improvvisazione ed in cui si sente la ricerca di forze e connessioni che trascendano il nostro vivere, fondendo in modo sofisticato la grammatica del jazz moderno con le strutture dei raga indostani.
Vengono affrontati anche due pezzi non originali, sempre dal potente contenuto spirituale e scritti da due sommi sacerdoti della nostra musica, ovvero il celebre “Lonnie’s Lament” di John Coltrane e “Questar” di Keith Jarrett, tratto da “My Song” del 1978. Il quintetto assemblato dal chitarrista comprende il quotato bassista di Vijai Iyer, Stephan Crumb, sempre più convincente e potente nelle sortite e nei dialoghi a due, il batterista preferito di Fred Hersch, Eric McPershon, le spezie africane di un maestro delle percussioni comeHasan Bakr ed ancora un eccellente Bill Ware (Groove Collective, Jazz Passengers), vibrafonista 66enne da tempo sodale del leader, la cui voce contribuisce largamente al suono d’insieme e che troviamo quasi sempre in primo piano.
L’impasto sonoro del vibrafono con le steel guitars di Rez è un po’ il marchio di fabbrica del gruppo e anche in “Sound Remains” il binomio funziona egregiamente e ci tiene agganciati alle cosmogonie orientali evocate, ma è l’aggiunta delle percussioni che aumenta il fascino di questo lavoro rispetto ai precedenti di RAAQ e rende questo “Sound Remains” un lavoro perfetto per entrare nel mondo di questo straordinario chitarrista pachistano e della sua banda acustica.
.


