Critiche

Qualche battuta pepata, ma d’altronde si firma Arturo Pepe, ha polarizzato immediatamente il post su Bollani & famiglia presente sul nostro spazioFacebook:https://www.facebook.com/share/p/1D7DwNUiyf/

Ci siamo presi oggetti contundenti di vario tipo, per fortuna solo virtuali : snob, puristi senza discernimento, incapaci di distinguere tra divulgazione e approfondimento e via tranchant.


Insomma, scherza con i fanti ma lascia stare i santi, un precetto valido in ogni campo, figuriamoci se si toccano i musicisti italiani, soprattutto quelli che hanno raggiunto posizioni di potere e che tengono famiglia, specie se allargata.

Eppure nei commenti ci sono stati ragionamenti concilianti, appassionati (tra cui chi scrive) che esprimendo la propria opinione hanno espresso si apprezzamento per una trasmissione, mi ripeto, tra le poche vedibili in questo mare di melma che fuoriesce dal tubo catodico, ma anche la frustrazione, caro prezzo da pagare, per i birignao poco digeribili della coppia di innamoratini, la mancanza di un minimo di senso critico (tutti bravi, purché ospiti, da pinco palla a Jim Black, nella miglior tradizione alla Fabio Fazio), la evidente carenza di una spalla vera, competente in materia come ne la signora Bollani ne la pur simpatica Caterina Guzzanti delle prime edizioni sono mai state.
E sì, riconfermo la mia opinione, la trasmissione per più di un jazzofilo è a volte poco digeribile, salvo per i musicisti invitati, ma al contempo è spazio da difendere e da promuovere.

E le battute acidule di Pepe? Ci possono stare, ci mancasse, e la diversificazione polarizzata del tono dei commenti lo sta a dimostrare. D’altronde è evidente come nel nostro paese la maggioranza dei festival jazz invita, guarda caso, sempre gli stessi 4 o 5 musicisti italiani (sarebbe poi interessante discutere su chi, cosa e quanto abbiano prodotto di veramente significativo a livello globale), facendo terra bruciata per nuovi talenti e smorzando sul nascere la possibilità di crescita del pubblico meno esperto.


Ci è stato rimproverato di lamentarci che la nostra musica sia ghettizzata ma poi di essere contenti di questa situazione. Ma forse è ghettizzata proprio per l’ effetto totalizzante di quei 4 o 5, per l’ignoranza dei media, per l’ ignavia di direttori artistici , per l’ involuzione dei maggiori festival? Se la risposta è si, allora il rimprovero è fuori luogo. Da che siamo nati come blog non facciamo altro che evidenziare e stigmatizzare questi fatti, e allora il nostro lamento è più che giustificato.

Infine, come tutti coloro che ci leggono sanno, siamo  ovviamente contenti, anzi contentissimi che nei grandi festival si invitino reduci da Sanremo, star decotte del rock riesumate dalle RSA e giovani virgulti pop dall’ incerto futuro. Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente. Lo diceva un jazzista cinese circa 60 anni fa.

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