Edoardo Liberati Synthetics Trio – Fading corners

Abbiamo accennato, in occasione della recensione del precedente lavoro del Synthtetics Trio del chitarrista Edoardo Liberati con Riccordo Gola al contrabbasso e Riccardo Marchese alla batteria, all’ecletticità come uno degli aspetti distintivi del progetto. Tre giovani musicisti che usano l’idioma del jazz, ma sono interessati ad un ampio range di culture musicali, dal rock alla musica latina, fino alla classica.

Ma la frase che ricorre nei pensieri all’ascolto di queste variegate otto tracce del nuovo “Fading corners“, terza prova dal gruppo in uscita per WoW records, è il titolo di un famoso disco jazz in diversi volumi che vedeva la riunione, dopo una ventina d’anni , dello storico ensemble composto da Jimmy Giuffre, Steve Swallow e Paul Bley: ” Life of a trio“. Non sono le assonanze estetiche ad avere condotto da quelle parti, ma una suggestione semplciemente lessicale, perchè la “vita del trio” come soggetto unitario protagonista di questa musica è un elemento chiaramente percepibile all’ascolto del lavoro. Il concetto di interplay, che implica capacità di ascolto e risposta reciproca, trova infatti nel disco una delle migliori declinazioni ascoltate di recente da parte di un gruppo di giovani musicisti: una fitta trama di rimandi, spunti proposti e rilanciati, scambi di idee che avvolge le composizioni del chitarrista.

Liberati precisa, nelle note di presentazione del disco, alcuni dei suoi intenti, che collegano il nuovo lavoro al precedente “Turning point” : “Ho voluto scrivere una serie di brani, tra il 2024 e fine 2025, che potessero continuare il filone intrapreso in precedenza, ovvero quello della ricerca melodica e della “cantabilità” , obiettivo primario della mia musica, della sperimentazione con nuove forme compositive, e dell’evoluzione di materiale ritmico.

Altro parametro e obiettivo centrale, per me, è che ogni brano abbia una sua forte identità. Ogni brano deve
sorprendere l’ascoltatore con delle novità. Sono infatti un grande fan di quei dischi che variano molto, da brano a brano presentano novità, cambio di strumenti, nuovi colori, nuove forme, nuovi mood. Ovviamente il tutto sempre all’interno di un’idea e una poetica coerente.”

Missione compiuta , si direbbe all’ascolto, perchè tutti i brani che compongono il disco hanno carattere e fisionomia ben delineati e distinti, a partire dall’iniziale “Future Memories“, dall’andamento ritmicamente movimentato ed uno sviluppo che alterna tensione e rilascio, culminando nei soli di una chitarra dai timbri rock e della batteria.

Si prosegue affidando ad una melodia dai toni malinconici e toccanti eseguita dalla chitarra classica il titolo dell’album “Fading Corners” , mentre con “Sombras Do Fogo“, ispirata dall’ascolto diella versione di “Samba e Amor” di Chico Buarque, ad opera del trio di Brad Mehldau, si vola verso il Brasile sulle note del contrabbasso che definiscono clima ed orizzonte ritmico di una sorta di bolero condotto dall’ agile fraseggio solista della chitarra.

Post bop con forte connotazione swing per “Lost baggage“, dedicato ad uno spiacevole episodio di bagaglio smarrito, ed un’ ambientazione astratta e “liquida” per celebrare in “Lonely Whale Song” la storia di una solitaria balena in grado di produrre suoni a frequenze uniche che le ricerche di uno scienziato individuarono come progenitrice di esemplari dalle capacità canore simili. Il solo del contrabbasso con archetto fornisce una coreografia intonata a queste suggestioni marine


Anywhere But Here ” si ispira nella forma e nei modi alla musica di Bill Evans, ed in particolare al brano “Very early”. Qui, in particolare, è da notare il dialogo fra la chitarra ed il contrabbasso con il gioco di spunti proposti e rilanciati fra i due strumenti, e lo scambio di ruoli che attraversa tutto il brano.

Uncertain ” torna su territori contemporanei, spingendo sul pedale dello swing che fornisce alla chitarra il terreno ideale per una conduzione dinamica e limpidamente virtuosistica, tirando la volata ad una conclusione a sorpresa. Una rilettura totalmente libera del classico di Elvis PresleyLove Me Tender” che conduce il trio sulle strade astratte dell’improvvisazione, esponendo un altro dei lati della propria sfaccettata personalità.

Un bel modo per rappresentare la gentile e sapiente forza innovativa che attraversa tutto “Fading corners“.


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