BOBBY WATSON – Perpetual Groove – Red Records
Supporti disponibili: CD – LP
E’ il 1983, siamo alle Scimmie di Milano, jazz club fondato da Sergio Israel che si contende i migliori artisti con il Capolinea, a testimonianza di un periodo d’oro per il jazz milanese.
Bobby Watson ha da poco lasciato i Jazz Messengers,ha trent’anni e un’energia al contralto che evoca il suo luogo di nascita, Lawrence, a un tiro di schioppo dalla Kansas City di Charlie Parker. Il trio che lo accoglie, e che lavorerà in seguito con il nome di “Open Form Trio”, ha in Piero Bassini un pianista di enorme talento, affamato di lirismo e di blues che immerge in visioni personali e suggestive, per larga parte uniche nel panorama europeo, al suo fianco troviamo il già molto attivo Attilio Zanchi al contrabbasso, e Giampiero Prina alla batteria, un nome che va sempre ricordato quando si parla di drummer italiani di alto livello.

Watson è in serata di vena e guarda direttamente negli occhi le sue fonti d’ispirazione: Parker in primis con una lunga, entusiasmante “Cherokee” presa a metronomo velocissimo in cui confluiscono tutti gli stilemi che renderanno famoso Bobby, un’ironica solarità nell’esposizione dei temi, tecnica monstre nei volteggi rapidissimi che li inquadrano. E poi Coltrane! parte una decontratta “Mr. P.C.” al sax soprano con il leader che entra dopo 4 minuti di scintillante piano jazz trio, e poi il Nostro impegna a fondo la band con un “Oleo” di Sonny Rollins che diventa un esteso tour de force, dopo nove minuti d’inesausto periodare, anche in solitario, Bobby prende fiato e Bassini non si lascia scappare l’occasione per timbrare un assolo squisito per nitore ed eleganza, figlio di quello che si è appena ascoltato sul palco, quindi perentorio rientro in tema, Bobby dialoga con un Prina infuocato, finale gracias y ovaciones. Nota a margine: Piero Bassini è tutt’ora un pianista straordinario e andrebbe tutelato come un panda rosso, se vi capita di leggere di qualche raro concerto che lo porta fuori dalla sua Codogno non mancate l’occasione di ascoltarlo, gli anni e gli acciacchi lo hanno portato ad affinare il suo stile unico, screziato e intenso, un mondo musicale che colpisce ancora come un Courvoisier XO vellutato e stordente, e sto parlando di un cognac sebbene lui sia notoriamente astemio.

Tornando a quegli anni e a questa sontuosa ristampa di casa Red Records, che cancella ogni precedente incisione per brillantezza dei suoni e delle dinamiche, dopo gli omaggi dovuti ai più importanti padri nobili ecco l’original che dà il nome all’album, Watson imbocca il sax alto in solitudine, il trio si ferma ad ammirare la storia del jazz che si declina dal vivo, con largo uso della respirazione circolare….insomma “Perpetual Groove” è esattamente quel che il titolo promette, e anche solo questo pezzo di bravura dovrebbe far valutare l’acquisto o il ri-acquisto del disco. Questo live completa la trilogia di una formazione che ha in “Appointment in Milano” e “Round Trip” due classici del jazz moderno, dimostrazioni plastiche di quanto alto fosse il livello del nostro jazz, suonato e prodotto, nei troppo sottovalutati anni ’80.
