Forse sarà passata inosservata un’ulteriore iniziativa epocale assunta dalla nostra ineffabile Unione Europea.
Dopo il tentativo di togliere il cacao dal cioccolato dei bambini, dopo i tappini inamovibili che vi deliziano quando versate da una bottiglietta di plastica, finalmente è giunto il momento di una decisione epocale, volta a tutelare l’economia degli stati membri.
E’ stato introdotto un diritto doganale di ben 3 euro sui c.d. ‘piccoli pacchi’, quelli di valore inferiore ai 150 euro, provenienti da paesi extra UE: prima questi piccoli colli erano esenti da imposizioni doganali. Questo per difendersi dalla ‘invasione’ dei pacchettini contenenti oggettini di poco prezzo venduti da note piattaforme cinesi. Nota bene: la gabella si applica ad ogni singolo articolo incluso nel pacchetto, per esempio in presenza di tre oggetti il ricarico diventa di ben 9 euro…..
Il governo italiano, sempre vigile sulle nostre inviolabili frontiere, ha pensato bene di aggiungerci una ulteriore gabella di euri 2, che verrà applicata dal prossimo autunno.
Tirando una rapida conclusione: per un privato diventa praticamente probitivo effettuare acquisiti online al di fuori del perimetro doganale UE, con buona pace della libertà di scelta del consumatore e dell’apertura del mercato a beneficio anche dei meno abbienti.
Mentre mi risulta oscuro come questa mossa possa risollevare le sorti dell’industria automobilistica europea che sta cedendo sotto il peso di errori strategici ed arretratezze tecnologiche, ho subito afferrato l’impatto di questa misura sull’esangue mercato della musica.

Fatte salve le pochissime multinazionali del disco che dispongono di impianti di produzione in Europa, una folla di etichette indipendenti con sede negli USA, in Gran Bretagna od in Giappone si vedranno praticamente precluso l’accesso al mercato europeo.
Infatti tra i malefici pacchettini che minacciano l’economia comunitaria non possono non rientrare anche quelli con cui i pochi, eroici negozi di dischi sopravvissuti alla crisi continuano ad importare novità discografiche dal resto del mondo, ed in particolare dai tre paesi che menzionavo in precedenza. I loro sono piccoli ordini, una manciata di copie per volta, a cui oggi si applicherà un ricarico doganale che nel caso italiano supererà facilmente il 20/30% dell’attuale prezzo di vendita finale. Aggiungiamoci i costi di spedizione lievitati post Cov19, i preesistenti problemi doganali tra le poste europeee e quelle USA, ed il funerale del nostro sparuto mercato discografico è bello che allestito.
L’unico canale di comunicazione con il mondo restano le piattaforme di vendita che offrono il formato digitale, ma va osservato che molte label di oltreoceano tendono a snobbare BandCamp e simili, forse ritenendo che questo tramite svilisca un poco la loro individualità ed immagine. Anche ammettendo che questa alternativa prenda piede, va da sé che il destino dei pochi negozi di dischi è segnato: resta loro la problematica e difficoltosa nicchia dell’usato di qualità, i cui filoni di approvvigionamento tendono però naturalmente ad inaridirsi con il tempo. E poi è un’opzione che consentirà di sopravvivere solo a pochissimi.
Ulteriore conseguenza finale: l’accesso di massa a musiche indipendenti e fuori dai grandi circuiti commerciali sarà di fatto assicurato quasi solo dalle piattaforme di streaming, che si vedranno di fatto consegnato un potere ancora più grande di quello che già hanno.
E risulterà alquanto difficile criticare questi ‘Guardiani dell’Accesso’, che volenti o nolenti dovremo farci piacere, visto che diventeranno di fatto i detentori delle chiavi del mondo delle musiche indipendenti e non commercializzate.
Un quadro decisamente fosco e privo di prospettive, soprattutto per una musica che è nata, è cresciuta e continua a vivere in simbiosi con il disco nelle sue varie incarnazioni tecnologiche. Ormai al peggio non c’è più limite….. Sempre più sconsolato, passo e chiudo. Milton56
l’associazione di idee è cupa, certo, ma è anche l’occasione per riascoltare un inarrivabile Lennie Tristano, che mi stregò negli anni ’70 grazie ad un disco Atlantic che sembrava aver attraversato l’oceano solo per me. La registrazione è del 1955, va da sè che è dedicato a Charlie Parker, scomparso proprio in quei giorni

tristezza
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