“A Supreme blue”: blasfemia  jazz o gioco riuscito?

Rifare “Kind of blue” e “A love supreme” in una dimensione sonora contemporanea che utilizzi ritmi hip hop,scansioni dub, zampate funk e sfondi elettronici è un atto blasfemo ? I puristi del jazz sono pronti alle barricate contro questa operazione? Domande lecite e curiosità attivata dall’intestazione del lavoro a Nicholas Payton, uno dei musicisti più autorevoli ed eclettici della scena contemporanea, in grado di alternare con disinvoltura il registro mainstream alle ibridazioni fra jazz ed elettronica. Qui il trombettista di New Orleans, impegnato anche al Rhodes, sassofono e voce, è affiancato dalla band Butcher Brown, un combo proveniente dalla Virigiia composto da Morgan Burrs alle chitarre, DJ Harrison tastiere e percussioni, Andrew Randazzo a/k/a R4ND4ZZO ai bassi e Corey Fonville alla batteria, dedito a confezionare in proprio una sintesi fra  jazz, rock, funk, R&B, soul, e bossa nova fortemente orientata al groove.

La genesi del progetto nasce dal caso: una sera Payton assiste ad uno show dei Butcher Brown ed invitato sul palco intona il tema di apertura di “Aknowledgement” di John Coltrane sulla base ritmica house della band. Alla fine dello show la decisione di fare un disco insieme è già cosa fatta, facilitata anche dalla conoscenza fra il batterista Fonville e Payton, risalente agli anni trascorsi insieme al Brubeck Institute, il primo come studente, il secondo come artista in residenza.

Il disco pubblicato da Concord Jazz, che non cela intenti celebrativi nell’anno degli anniversari della nascita di Davis e Coltrane, svela un’operazione più raffinata e nobile di quanto si potrebbe pensare prima dell’ascolto, e con qualche limitata eccezione (le parti vocali virate in vocoder accennate in “Aknowlwdgement” ed abusate sulla finale “Psalm” ) può dirsi riuscita in modo soddisfacente, considerando l’entità della sfida.

I punti forti? eccone uno, la versione di “All blues“, qui in versione live, assistita da una base ritmica afro funk.

Ma anche il denso fluido funk nel quale viene immerso “Freddie Freeloader” con Clayton che si sdoppia fra tromba e sassofono e che sembra uscita dalle ultime pagine di Davis, la soffusa cortina ritmica bossa nova che incornicia “Blue in Green” , o le liquide scie elettroniche di una “Flamenco sketches” attualizzata con tocco felpato dalla tromba di Payton, contraltare del nodoso basso di Randazzo.

Qualche smarrimento in più nel riconoscere nel battere dub del brano iniziale gli accenni al tema di “So what” , che vede Payton impegnato al piano elettrico, ma la cifra stilistica dell’operazione in fondo è già svelata in questo brano, che opera una sorta di sostituzione ritmica e riutilizza in forma di richiamo o accenno le melodie delle composizioni originali, per aprile nuovi sviluppi in chiave contemporanea.

Il processo trasformativo viene applicato secondo analoghi canoni anche alle composizioni di “A love supreme“, anche se il loro carattere più aperto ed astratto sembra prestarsi in modo meno naturale: eccettuata la caduta di tono di “Psalm“, il trattamento ritmico a base di dub, bossa nova ed hip hop riservato ad “Aknowledgment”, “Resolution” e “Pursuance”, nel rispetto delle parti tematiche originali, rientra comunque nelle coordinate di un progetto ispirato a rivitalizzare questi classici del jazz.

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