A volte le parole non sono sufficienti ad esprimere ciò che sentiamo di fronte ad un evento che ci ha cambiato la vita, come la perdita di una persona cara. Non certo quelle di vicinanza o circostanza espresse da parenti o amici, ma neppure quelle che pronunciamo a noi stessi per lenire il dolore o accarezzare la dolcezza di un ricordo. Allora supplisce la musica con la sua forza emotiva travolgente e la sua capacità di far emergere sulla pelle i sentimenti.
“Daydreaming“, (Challenge records) sesto album della sassofonista campana Carla Marciano è il diario di un periodo tragico, segnato dalla perdita di entrambi i genitori e da un grave incidente personale, ed insieme una testimonianza di ripresa e volontà di un ritorno sui binari della vita. La dedica del titolo è per il padre Giovanni, figura imprescindibile nella vita di Carla ed ispiratore dell’intero percorso artistico della musicista, in un rapporto che si intuisce di amore e complicità nel segno della musica. Ma insieme viene ricordata anche la figura accogliente, tenace e generosa della madre e del rapporto unico con il marito Giovanni. Due figure che come in sogno compaiono nel racconto dei momenti subito successivi all’incidente occorso due mesi dopo. “Mentre venivo trasportata in ospedale dall’ambulanza, pensai fosse arrivata la mia ora, pensai che stavo raggiungendo i miei genitori. Ma poi li vidi lì davanti a me che dicevano ; “no Carletta. non è ancora il tuo momento”. Credo siano stati Loro a strapparmi alla morte e a fare si che rimanessero assolutamente illese le braccia e le mani per potere suonare ancora”.
La musica di “Daydreaming” registrata con il fedele quartetto completato da Alessandro La Corte al pianoforte, Aldo Vigorito al basso e Gaetano Fasano alla batteria, riflette l’ampia gamma di emozioni attraversate dalla protagonista negli eventi di questo periodo, seguito da un lungo stop delle attività musicali; spesso si avverte, palpabile, l’urgenza di comunicare il proprio sentire con una espressività quasi bruciante, senza risparmio o alcun ricorso a strumenti “del mestiere”. Musica allo stato puro, creata ed interpretata quasi con una funzione terapeutica, per riprendere il proprio cammino.
E’ così fin dall’iniziale “Daydreaming“, con il tema che si dipana lentamente dalle note prolungate dell’alto fino ad assumere la consistenza di un racconto onirico, narrato in una doppia veste: quella iniziale nella quale il trasporto emotivo è accentuato dalla presenza degli archi dell’Orchestra del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno, ed una più levigata “church version” finale che lascia spazio anche ad un dialogo improvvisato fra i musicisti.
Ma la forza espressiva del sax alto e del sopranino di Carla Marciano è protagonista di tutto l’album, dosando impeto espressivo e carezze liriche con un pieno controllo delle diverse dinamiche. Fra i brani più travolgenti, segnaliamo l’impatto modale di “Flying“, nella quale il sax vola altissimo seguito da importanti parti soliste del contrabbasso e del pianoforte, ed il pathos di “Flowers from the sky“, con il basso dell’ospite Dario Deidda ed il piano elettrico di La Corte in evidenza..
Alle ballads “Giovanni” (Your sweet smile), un dialogo intimo e commovente fra sax ed archi, e “Johnny is walking“, impeccabile esercizio di stile old fashioned, Marciano riserva quel tocco immaginifico che già avevamo conosciuto nel precedente lavoro dedicato al compositore di colonne sonore Bernard Herrmann “Psychosis” (Challenge rec. 2018), mentre “We stay at home” è una articolata digressione sulla canzone dl Charles Trenet “Che reste – t il de nos amours“, sviluppata, dopo l’intro solista iniziale, in forma autonoma.
“Hypnagogic state” è, infine, une piccola suite divisa in tre parti (Sleep/Wake/Sleep): si parte da un meditativo duetto sax/contrabbasso da cui si svela gradualmente il tema che attraversa l’intero brano, con la convulsa sezione centrale incentrata sul robusto drive della ritmica e del piano elettrico ed il ritorno alla dimensione onirica del finale.
“Daydreaming” è un disco intimo e personale capace di aprirsi per condurre alla condivisione delle premesse che ne hanno segnato la nascita.
Ed ascoltarlo è come accostarsi, con il dovuto pudore e la più sentita vicinanza, ad un amico segnato da una perdita per regalare un abbraccio.
