I poteri magici di Medea

In questo 2018 per me avaro di concerti dal vivo, la serata di giovedi’ al Libero Pensiero di Lecco apparterrà ai migliori ricordi dell’anno che volge al termine. Protagonista il duo Medea, ovvero Marco Colonna clarinetto basso, sax soprano, clarinetto ed elettroniche affiancato da Cristian Lombardi, batteria e percussioni.

Il set si è sviluppato su sentieri aspri e tortuosi ma con sapienti aperture, momenti di rara magia e di bellezza inaudita, rincorse ed esplorazioni su timbri e dinamiche. Lombardi ha creato un flusso continuo e mutevole, sempre attento alle variazioni e ai cambi di passo. Un musicista che non conoscevo e che mi fa pensare una volta in più a quanta bellezza, competenza, passione, esistono in sacche dimenticate del nostro paese mentre le luci dei riflettori si accendono sempre sui soliti pochi privilegiati.

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Marco Colonna non è più una sorpresa nemmeno per noi appassionati dell’estremo nord d’Italia. Certo non è facile vederlo a queste latitudini ma ogni occasione è da non perdere. Sontuoso, visionario, tecnicamente impressionante, con un controllo degli strumenti che ho visto solamente in pochi eletti, ha dato respiro e luce ad un set di poco meno di un’ora passando da momenti meditativi ad esplosioni e tempeste sui diversi strumenti.

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Memorabile verso la fine del set un passaggio ieratico e dolcissimo per clarinetto basso e soprano suonati contemporaneamente, con un equilibrio ed una profondità rare nel congestionato panorama jazzistico contemporaneo. Difficile credere che sia tutto frutto di una improvvisazione istantanea, ma in fondo che importa, la profonda onestà di questa musica  è tangibile ed il godimento istantaneo.

Anche l’utilizzo delle elettroniche, un korg monotron ed un delay, ha prediletto atmosfere di equilibrio e  misura, moltiplicando all’infinito il suono dei fiati o inserendo basi ripetitive sulle quali i due musicisti hanno inventato figure, movimenti, spazi e silenzi.

Duole il cuore a me ormai vecchio  aficionados che due straordinari personaggi dispensatori di bellezza siano costretti ad autoprodursi i compact, nel senso letterale del termine, e cioè facendoli in casa in un numero limitato di copie ma con una cura perfezionistica nelle cover e nelle note.

Sono i rappresentanti di una Italia musicale minore, poco conosciuta, snobbata dai media, ma sono anche la parte più vitale e migliore di questo nostro strano, disperante e bellissimo paese. Musica per piccoli spazi e per un pubblico dal palato fine, ma la speranza è che il loro messaggio venga raccolto da orecchie e menti attente, che riescano a cogliere la meraviglia e lo stupore nascosti dal rumore dominante che impera in radio e televisioni.

Sospinti da un pubblico affascinato e caloroso i due concedono un altro brano (Children di Albert Ayler) prima dell’ovazione finale, mentre io vado con la memoria alle parole di Marco Colonna lette prima del concerto e ora cosi’ trasparenti:

.Il suono dello strumento a fiato che piu’ di ogni altro fonda le anime popolari e colte si unisce al suono archetipo dei tamburi. E nell’elettronica (sempre di taglio cheap e non colto) il seme della congiunzione e la definizione dell’appartenenza di questa musica ad un non tempo. Frastagliata e sfuggente come in un gioco di specchi in cui intravedere l’immagine del Minotauro o del suo assassino. Divisi solo da una flebile percezione, da un tremito di emozione. Non piu’ separati in categorie e ruoli, ma uniti da una vicendevole appartenenza, come il suono di questo duo cerca di non dividere ma offrire una sintesi del contemporaneo. Con onesta’ e dedizione.

Foto di Giuseppe Dal Bianco

Link:

https://marcocolonna.blogspot.com/

https://marcocolonna.bandcamp.com/album/la-caverna?fbclid=IwAR1s-V5QIsbahT5GiqFVHYIgsehqJUpkfTByWckAHt_1CjcbJlYzSB5i6q4

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