DISCHI CALDI…

Giancarlo Guardabassi, storico disc jockey italiano….
Ai miei tempi erano quelli che si accingevano a scalare i vertici delle varie ‘hit parades’. Cose che oggi fanno sorridere, non foss’altro che per la labirintica segmentazione del mercato musicale e del pubblico. Diciamo che quelli che seguono sono ‘caldi’ solo per la nostra piccola tribù e per le curiosità che certamente susciteranno in essa.

Cominciamo con un colpaccio che, come in altra occasione, devo alla ben nota Discoteca Svedese. Dopo averla guardata un po’ in cagnesco per anni, ECM ormai ha preso gusto nel trasformarla nella vetrina delle sue future uscite, preparate con un brano ‘trailer’ proposto al vasto pubblico del servizio di streaming (tra cui non manca evidentemente una pattuglia non troppo trascurabile di jazzofili ‘hardcore’, a giudicare dalle continue e raffinate acquisizioni di materiali storici e contemporanei). Ebbene sì, Vijay Iyer e Craig Taborn hanno incrociato le lame in un singolare duello: sta per uscire un disco in cui suonano in duo, per di più dal vivo a Budapest (cfr. link sotto). Dal brano pilota offerto, sembra evidente che entrambi abbiano deciso di incontrarsi su di un territorio in parte comune a tutti e due, quello della musica di ricerca sedotta da taluni modelli europei contemporanei. Di Iyer ricordiamo infatti ‘Mutations’, il suo impegnativo album d’esordio per ECM, in cui il nostro volle mostrare i suoi talenti di compositore, affiancando al suo piano una sezione d’archi ed elettroniche. Taborn ha sin dagli albori della sua carriera frequentato sperimentatori come Roscoe Mitchell e Tim Berne, ed ha sempre manifestato una grande sensibilità nel trattamento del suono, come il suo recente ‘Daylight Ghosts’ dimostra, pur in un contesto marcatamente jazzistico. Che dire dell’assaggio offertoci? Intriga molto (tra l’altro riesce difficilissimo distinguere i contributi singoli dei due pianisti), anche perché l’emergere dell’album completo a mio avviso potrebbe procurare delle notevoli sorprese…. Tra qualche settimana ci togliamo la curiosità.

 

Quella di Blue Note è invece una promessa mantenuta: l’8 febbraio usciranno le prime due riedizioni in vinile curate dal ‘Tone Poet’ Joe Harley, che partendo dai master analogici originali ha ricavato degli LP 180gr di gran pregio, che hanno lo scopo di ‘farvi risentire queste musiche dimenticate, così come le udì per la prima volta Rudy Van Gelder nel suo studio’. Si comincia con “Etcetera”, uno smagliante Wayne Shorter del 1965, rimasto inedito però sino a tutto il 1980: inspiegabile, visto il gran livello della performance offerta dal gruppo che comprendeva Hancock al piano, Cecil MbBee al basso e Joe Chambers alla batteria. Accanto a varie composizioni originali, si ascolta anche un’interpretazione dell’eccitante ‘Time of Barracudas’ di Gil Evans, e già qui ce ne d’avanzo per accaparrarsi un disco che ha fatto solo sporadiche apparizioni negli ultimi decenni. L’altro scrigno dissepolto è il Chick Corea di “Now he sings, now he sobs”, un album del 1968 in cui il pianista allora ventiseienne era accompagnato da Miroslav Vitous al basso e Roy Haynes alla batteria, trio di gran classe che maneggia composizioni di Corea in cui si colgono anticipazioni di certa sua musica successiva di fascinazione iberica. Il 15 marzo seguiranno il Sam Rivers di “Contours” (imperdibile, se vi manca ancora) e la Cassandra Wilson di “Glamoured”, forse un tantino più prescindibile, soprattutto se rapportata al prosieguo della collana, lista completa ed opzioni di preordine qui:

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Senza meno si tratta effettivamente di cose di gran pregio e da tempo indisponibili, purtroppo non vedo tra di loro altri ‘tesori sepolti’ che purtroppo rimangono saldamente tra le grinfie del mercato collezionistico. Speriamo in Zev Feldman e nella linea di ristampe ordinarie.

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Tra tante cose futuribili, una tangibile, al punto che la ho qui sul tavolo: l’edizione CD di Eric Dolphy “Musical Prophet”, curata dalla ‘solita’ Resonance. Cosa dire di questo oggetto? Prima di tutto una considerazione economica non banale: al momento dell’edizione in LP, un nostro acuto lettore notò che una spesa di oltre 80 euro per l’edizione in vinile non si giustificava per chi fosse già in possesso degli originari album ‘Iron Man’ e ‘Conversation’, dal momento che i circa 80 minuti di inediti riemersi non sembravano giustificare una quotazione così ‘salata’. Argomentazione fondata, ovviamente per quegli ‘happy few’ che possiedono gli originali dischi FM, di cui sono nel frattempo andati perduti i master stereo originali, stando a quanto scoperto da Resonance. E poi diciamocelo, il feticismo del vinile ha un suo prezzo, gli impianti di stampa di LP ai livelli qualitativi richiesti dalla label di Feldman & Klabin sono pochissimi e saturi. Viceversa gli euri 31 richiesti per uno splendido album di tre cd (i due LP originali più vari inediti delle medesime sedute, più un altro dischetto di soli inediti) corredato dal solito libro di 100 pagine fitte di foto, documenti, interviste e saggi, mi confermano ancora una volta nella mia incrollabile ammirazione per gli ‘archeologi’ californiani. A mio avviso, questo box è forse il loro capolavoro editoriale, considerate le ‘solite’ rocambolesche circostanze del recupero dei materiali (tutto inizia da una valigia affidata da Dolphy ad amici prima della fatale partenza per l’Europa del 1964, nel romanzo entra anche il grande James Newton con una parte di rilievo) ed il fatto che si è partiti da nastri mono ottenendo alla fine del restauro dei cd di qualità audio semplicemente magnifica. Aggiungiamoci la straordinaria compagnia che affianca Dolphy (fitta di personaggi quasi leggendari destinati letteralmente ad eclissarsi da lì a poco, come “Sonny” Simmons e “Prince” Lasha, oltre ai Woody Shaw, Bobby Hutcherson, Clifford Jordan, Richard Davis ed altri fuoriclasse), la documentazione di un momento cruciale di maturazione del Dolphy che di lì a poco firmerà per Blue Note quel capolavoro che è tutt’oggi “Out To Lunch”, e direi che l’affare s’ha da fare senz’altro, questa è musica che viene da lontani ‘anni caldi’ (1963) e che ci scalderà ancora molto a lungo. Ma lasciamo parlare le immagini, alla Resonance se la cavano bene anche con macchina da presa e moviola, qui esce un gran bel ritratto a molte voci dell’indimenticabile Eric, vittima sino all’ultimo di pregiudizio e leggerezza:

Infine un memorandum su cose di casa nostra. Vi ricordate gli Yellowsqueeds di Francesco Diodati di cui abbiamo parlato a suo tempo qui, in occasione della loro presentazione a JazzMi 2018? Il loro disco “Never the same” è finalmente uscito per AUAND, sia in forma fisica che digitale/streaming (anche qui, come al solito, svedesi in prima fila, accludiamo sotto link per i loro abbonati, ed un filmino YouTube per gli altri, siamo democratici…). Mi ripeto raccomandando attento ascolto, qui spira veramente aria fresca. Buon ascolto, qualunque esso sia. Milton56

 

4 Comments

  1. Condivido quanto dici sul Dolphy. Ottima qualità audio (malgrado la tendenza ormai diffusa a denigrare il CD per sostenere la moda del ritorno al vinile) e ottima confezione ad un prezzo ragionevole. Mi ricordo molto bene l’ottimo seppur breve concerto di Deodati al Jazzmi. In quella occasione ho acquistato il CD di cui parli e anche per questo non posso che condividere il parere positivo e la raccomandazione all’ascolto.

    Piace a 1 persona

    1. Caro Loris, condivido del tutto la Tua considerazione sulla supponenza ingiustificata con cui oggi si guarda al CD. Per restringere la visuale al campo jazzistico, questo nuovo formato con i suoi elevati standard audio (soprattutto in termini di dinamica) ha reso possibile il pieno recupero e la riproposizione di incisioni storiche con un livello di chiarezza e fruibilità del tutto impensabile nel mondo LP. Ovviamente la strumentazione digitale deve esser in buone mani, e non deve esser usata per rincorrere risultati spettacolari e di artificioso iperrealismo. Del resto, giradischi e testine di oggi, unite a valle ad catena di riproduzione appena seria, evidenziano la qualità veramente scarsa di molti LP stampati soprattutto nella prima meta degli anni ’70: e non parlo solo di quelli prodotti in Italia con vinile rigenerato (no comment!), ma anche di quelli sfornati da grandi major americane, spesso afflitti da stampaggi approssimativi, che spesso rendevano del tutto illegibile il disco (noi ‘vecchi del mestiere’ ne sappiamo qualcosa). Qualità audio a parte, la praticità del CD ha introdotto un tipo di ascolto totalmente improponibile nel mondo LP: quanti dei ‘folgorati sulla via del vinile’ sanno che un LP va necessariamente ascoltato per l’intera facciata? Quanti sanno che ogni volta che metti un Lp sul piatto del giradischi è una volta in meno che lo senti? Quanti sanno che le testine hanno ciascuna un proprio suono, spesso molto diverso l’una dall’altra, al punto che dovresti sceglierle in funzione del genere di musica che ascolti? Per chiudere su questa ‘moda del vinile’, mi viene la pelle d’oca solo a guardare come vengono riposti gli LP, sia negli scaffali dei negozi che nelle case: per tacere della grande delicatezza di questi oggetti, che rende la loro spedizione in condizioni di sicurezza impresa delicata e costosa …. Quando avremo visto l’ ‘altra faccia’ della musica liquida (file che si corrompono nel passaggio da un formato all’altro, hard disk ed altri dispositivi di memoria che spirano serenamente portandosi dietro tutto il loro contenuto, streaming ballerini grazie al livello medievale del nostro sistema di telecomunicazioni etc.), rimpiangeremo a calde lacrime il dischetto argentato. Tra l’altro, sta sempre più diminuendo l’offerta di lettori cd, particolarmente di quelli di buona qualità musicale (che sono molto meno di quanto si pensi, i CD player presentano grandi differenze qualitative nella loro resa musicale, non sono affatto ‘semplici lettori di 1 e 0’ come qualcuno pensa…. ). Ma questi sono discorsi da ‘gufi’ che non vedono le ‘magnifiche sorti e progressive’ del nostro ‘brave New World’ (sempre fine umorista il Leopardi, non a caso le sue prose a scuola non ce le fanno leggere…). milton56

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      1. Sono ovviamente in totale accordo. Per molti dei musicisti che amiamo il CD è ancora il mezzo per diffondere ( che vuol dire vendere e anche autoprodurre) la propria musica. Da fruitore della musica liquida compro ancora i CD che mi piacciono e credo che questo sia un modo di sostenere la musica e i musicisti. Poi ci sono gli LP in tiratura limitata del record store day e le ristampe LP a prezzi per me assurdi che si trovano da Feltrinelli (per esempio). Da milanese mi sento di dire, senza offessa ad alcuno: ma va da’ via i ciapp…

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