Ancora Coltrane…. Il fatale 1958, un anno di vigilia

Il Trane più tipico, quello riflessivo….

Non c’è nulla da fare, non appena ci si volta indietro a misurare il complesso e tumultuoso cammino della musica afroamericana, ecco che all’orizzonte si staglia colossale ed ineludibile la figura di Trane. Una figura con la quale sono possibili solo relazioni intense, che oscillano dall’adorazione incondizionata alla totale ripulsa, sia totale sin dal suo debutto, sia sopravvenuta con la sua svolta finale verso una ricerca sonora sempre più radicale e solitaria: indifferenza, quella mai. Per ascoltatori della mia leva gioca anche un lieve senso di colpa: l’inflazione di un coltranismo di maniera, limitato ad una imitazione di pochi stilemi esteriori, nei tardi anni ‘70 ci portò spesso a relegare per anni i dischi di Trane in angoli un po’ bui e polverosi della nostra discoteca, in qualche modo ‘dandolo per scontato’ e quasi mettendo sul suo conto epigoni che lui con ogni probabilità non si sarebbe mai sognato di avere.
Salvo poi occasionalmente riprenderlo in mano e riascoltarlo oggi, sperimentando istantaneamente una sensazione di intensità ed energia, un salto di livello netto e vistoso che colloca la sua musica su di un piano decisamente più alto e semplicemente incomparabile rispetto alla quasi totalità di quello che ascoltiamo oggi. La sensazione di una potente folata di vento che spalanca di forza la finestra di una stanza chiusa la si prova non solo di fronte ai suoi capolavori riconosciuti, ma anche e forse ancor di più di fronte alle sue prime prove di leader. Anzi, qui il paziente e concentrato lavoro su di un repertorio convenzionale ed ampiamente condiviso e con partner senz’altro validi e di gran mestiere, ma lontani anni luce dal suo potenziale in maturazione, ci fa apparire per contrasto la sua statura ancora più netta e rilevante che nelle prove successive al fianco di musicisti pienamente compresi e partecipi di una sua concezione musicale finalmente pienamente maturata ed espressa.

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“Coltrane 58” di Craft Recordings, edizione in vinile

Ben vengano quindi sia le riesumazioni di tesori sinora nascosti e dimenticati come il ‘Both Directions at once’ dell’anno scorso (rivelatosi a sorpresa anche un piccolo successo commerciale), che anche le semplici riedizioni di album già noti, ma di diponibilità tutt’altro che ovvia e scontata negli ultimi anni. E’ questo il caso delle incisioni che Trane realizzò per la Prestige di Bob Weinstock, che negli anni ’90 ebbero larga circolazione con cd economici (non sempre di adeguata cura editoriale e tecnica), per poi subire una progressiva e sempre più profonda eclissi negli anni 2000 (destino comune a tutto il catalogo Prestige e Milestone, che purtroppo non ha ricevuto la cura riservata invece a quelli Blue Note ed Impulse).
L’etichetta Craft Recordings è specializzata in riedizioni e nel solo campo jazzistico controlla ormai il catalogo ex Concord, che comprende a sua volta quelli Prestige, Riverside, Contemporary, Milestone, VeeJay ed altri. Oltre a pubblicazioni che spaziano su tutto lo scibile musicale, dalla musica classica indiana a Joan Baez, da John Lee Hooker ad Otis Redding, la Craft ha recentemente intrapreso un programma di riedizioni jazzistiche che, dopo l’integrale delle incisioni di Theolonius Monk con Coltrane del 1957, giunge ora a proporci tutte le registrazioni effettuate nel 1958 per Prestige da Trane, finalmente in veste di leader.
Questi materiali, spesso pubblicati a distanza di molti anni dalla loro registrazione, sono ora viceversa inquadrati in rigoroso ordine cronologico (Mosaic fa scuola….), anche per meglio illustrare la tesi dei curatori che non a torto ritengono il 1958 un cruciale anno di preparazione, al termine del quale emergeranno con chiarezza le caratteristiche più peculiari e personali della musica dell’uomo di Hamlet.

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A fianco di Coltrane compare con molta frequenza quella ritmica davisiana formata da da Red Garland, Paul Chambers e Philly Jo Jones con cui il nostro condivideva una solidissima e rabdomantica intesa; ma fanno anche capolino figure destinate ad incrociare solo saltuariamente il suo percorso, come Art Taylor, Wilbur Harden, Jimmy Cobb, Kenny Burrell, Donald Byrd, Freddie Hubbard. Il repertorio è fitto di standards e ballads di grande notorietà che dovrebbero indurre anche i più incrollabili detrattori a concedere una prova d’appello ad un musicista senza il quale la quasi totalità della musica odierna – in primis quella più mainstream – non suonerebbe come sono abituati a sentirla e soprattutto ad amarla: spiccano alcune delle più brillanti prove offerte dal Trane solista, come ‘Lush Life’, ‘Russian Lullaby’ (a Weinstock che non lo riconosceva a causa del tempo veloce, Coltrane lo indicò come “RUSH-ian Lullaby”, rivelando un’inedita vena di fine ironia), ‘Stardust’ ed altri gioiellini che hanno un posto ben riparato in molti cuori attempati.

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Mi perdonino i discografi provetti, ma giusto per fornire un orientamento ai profani come me, gli album compresi in questa riedizione dovrebbero essere: “Soultrane”, “Settin’ the Pace”, “Black Pearls”, “Bahia”, “Lush Life”, “John Coltrane with Kenny Burrell”, “The Last Trane”, “Stardust”. Come si vede, Trane era un vero ‘blue collar’, un infaticabile ‘lavoratore della musica’.
Per giungere ai prosaici dettagli pratici, il 29 marzo planeranno sugli scaffali fisici e virtuali (figurarsi se la Discoteca Svedese se lo faceva scappare… già predisposta l’opzione di ‘presalvataggio’ per abbonati premium) due boxes, uno da 8 LP e l’altro da 5 CD, contenenti tutti i 37 brani coltraniani registrati nel fatale 1958 (per dettagli  QUI). Il tutto accompagnato da corposi booklet – quello che accompagna gli LP di 40 pagine, quello dell’edizione CD di 76 -, comprendenti un saggio e note di presentazione a firma di Ashley Kahn, foto di gran qualità di Francis Wolff ed Esmond Edwards (anche qui Resonance docet…).
Sotto il profilo del restauro audio – molto importante in queste operazioni, e particolarmente in questo caso – i già notevoli master analogici di Rudy Van Gelder sono stati affidati per la digitalizzazione e la messa a punto finale a Paul Blakemore e Clint Holley, che ne hanno ricavato matrici a 24bit/192 khz che dovrebbero risultare molto godibili soprattutto nell’edizione CD. La quale risulta decisamente più abbordabile (prezzo Usa annunziato UsDoll.78,00 circa) di quella LP, quotata a ben UsDoll. 278,00…. .beh, in fin dei conti lo snobismo deve pure avere un prezzo, altrimenti che snobismo è? 😉  Milton56

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