Marilyn Mazur’s Shamania

La pubblicazione di un disco da parte di un tentetto tutto femminile potrebbe fornire motivo di approfondite analisi circa gli squilibri di genere esistenti anche nel mondo del jazz, specie a ridosso di date cruciali per il dibattito generale su questo tema. Preferisco affrontare la questione sottoscrivendo le parole della percussionista danese Marilyn Mazur, leader del progetto Shamania, unica donna ad essere stata parte di una band di Miles Davis: “Nel mondo del jazz sono stati soprattutto gli uomini a creare il linguaggio.  Non penso che si possa davvero sentire una differenza di chi suona, se è donna o uomo – si possono semmai  distinguere le qualità di ciascun musicista – ma il fatto di essere tutte musiciste donne regala a tutte noi nella band una sensazione speciale, quella di portare un po’ di energia fresca e peculiare in questa forma d’arte. E’ importante poter partecipare alla creazione del suono del jazz di oggi.”.

SHAMANIA_15001500-400x400

Per fondare il collettivo Shamania, coinvolgendo nove affermate musiciste dell’area del jazz nordico, Mazur si è ispirata direttamente alla Primi Band, ensemble di teatro musicale femminile operativo a fine anni ’70 con l’intento di canalizzare attraverso forme sperimentali ed innovative la forza primordiale dell’istinto. Dopo quaranta anni e moltissime esperienze maturate, a fianco di Jan Garbarek, Davis, l’orchestra di Gil Evans e Wayne Shorter, la percussionista ha deciso di restituire vita alla propria creatura con nuove compagne ed una rinnovata spinta verso la rappresentazione di quella forza primordiale nutrita da suggestioni tribali, elementi visionari e legame a culture popolari che è il suo tratto distintivo. A fianco delle sue percussioni, a tessere  questo affresco fatto di elementi apparentemente distanti come i richiami vocali della tradizione africana,  i ritmi del gamelan indonesiano, e le atmosfere raffinate ed eteree di certo jazz nord europeo, ci sono nove  musiciste appartenenti a diverse generazioni, fra le quali alcune compagne collaudate della Mazur come  la sassofonista danese Lotte Anker, componente originale della Primi Band, la vocalist svedese Josefine Cronholm , la percussionista danese Lisbeth Diers e  la tastierista nippo-danese Makiko Hirabayashi.  Completano l’organico la cantante e sassofonista norvegese Sissel Vera Pettersen, la trombettista Hildegunn Øiseth, la trombonista Lis Wessberg, la  bassista e cantante norvegese Ellen Andrea Wang,  e la batterista svedese Anna Lund .

Accanto ad alcuni estratti strumentali funzionali alle esibizioni dal vivo, dove il gruppo è integrato dalla presenza della danzatrice Tine Erica Aspaas (“Fragments”, “Time ritual”, “Behind clouds”, le due “Momamajobas” scritte per un duetto con Jon Balke,) il disco, pubblicato con felice intuizione da RareNoise, contiene, per la maggior parte, brani strutturati in modo completo, nei quali la componente melodica, sottolineata dall’uso di una vocalità in funzione strumentale,  si adagia sul morbido tappeto di percussioni che assicura insieme propulsione ritmica e colore. E’ il caso delle iniziali “New secret” dalla vocalità avvolgente e con  il sax soprano in evidenza, e “Rytmeritual” nella quale Josefine Cronholm offre un saggio della propria arte vocale, di “Crawl out and shine” l’unico brano ad avere un testo cantato, e “Shabalasa”, dagli accenti solari e mediterranei e con la parte solista del trombone. La dialettica fra tromba e piano elettrico anima fino all’unisono conclusivo contrasti e distensioni di “Chaas”, tratta dal repertorio della Primi Band, mentre frequenti cambi di tempo ed atmosfere caratterizzano “Heartshaped moon”, cangiante come le fasi di luna, dall’inizio in tempo dispari fino al finale affidato ad un sostenuto riff fiatistico. “Old melody” e “Kalimbaprimis” rappresentano il lato più onirico ed ambientale dell’universo  Shamania, ben sintetizzato, nel suo complesso, dalla conclusiva “Space entry dance” : un avvio corale e tribale guidato dall’unisono dei fiati, seguito da una sezione affidata alle percussioni, ed un’ improvvisa svolta nella quale, con un canto corale sullo sfondo, tromba e sassofono riportano tutto sulle tracce dell’improvvisazione jazz. Un microcosmo in continuo movimento, attraversato da correnti vitali ed istintive, alle quali anche l’ascoltatore/ viandante, libero da pregiudizi e disposto allo stupore, potrà affidarsi con soddisfazione.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...