Un programma stellare

Montreux è senza dubbio un festival antesignano, non solo per anzianità ma per la formula che da subito ha affiancato un robusto parterre di musicisti provenienti da diversi ambiti ai giganti del jazz. Dopo 52 edizioni, quest’anno la 53a, il cartellone è costituito prevalentemente da musicisti pop, formula vincente ed “esportata” in tutti i festival dal budget cospicuo. Rimane evidente che, al di la delle strombazzature sulle radici jazzistiche, la nostra musica è ormai più sopportata che supportata, e questo avviene in buona parte dei grandi festival jazz. Il motivo è semplice e allo stesso modo, vincente: il profitto. I festival che hanno proposto arte e bellezza ora inseguono utili, ed è ovvio che in una simile prospettiva anche i jazzisti invitati debbono rispondere ad alcune caratteristiche che nulla hanno a che fare con la qualità della loro proposta. Detto questo, e sfogliato il cartellone del festival, non posso che constatare la complessiva povertà della sezione jazz: usato sicuro, rischio pari a zero. Sarei perfino deluso non fosse che ormai ci ho fatto il callo. Basta guardare alla maggior parte dei festival italiani, si può trovare di tutto meno un filo logico o una adeguata selezione delle idee più stimolanti in circolazione. Meglio puntare su De Gregori o la Mannoia, il botteghino è salvo e il pubblico in buona parte ormai non sa più distinguere il grano dal loglio…   

Dal 28 giugno al 13 luglio 2019, il Montreux Jazz Festival esplorerà i suoni attuali e celebrerà la musica senza tempo. La 53a edizione ha nel suo programma: Janet Jackson, Thom Yorke, Slash, Elton John, Joan Baez, Bon Iver, Anita Baker, Rita Ora, James Blake, Sting, Lauryn Hill, Janelle Monáe, Tom Jones, Chick Corea, Quincy Jones, Christian Scott, George Ezra, Cat Power, Jessie Reyez, Jacob Collier, Mahmood e molti altri.

Play. Pausa. Forward. I simboli collocati al centro dei poster del 2019 riflettono ciascuno lo spirito di uno dei luoghi del Festival. Attraverso i suoi palcoscenici emblematici, il Montreux Jazz Festival celebra le sue leggende, onora le sue radici jazzistiche e mostra la sua passione per le tendenze di domani.

AUDITORIUM STRAVINSKI: PLAY

L’Auditorium Stravinski continua a concentrarsi sull’intramontabile, ospitando leggende con grandi personalità. Prima di tutto, tre donne che hanno avuto un impatto su una generazione di R&B e pop americani: Janet Jackson, Lauryn Hill e Janelle Monáe. E poi: due re della musica indie, Thom Yorke e Bon Iver, trasporteranno l’Auditorium Stravinski con le loro singolari malinconie.

Questa edizione è contrassegnata da tre tour di addio. Quello di Joan Baez, Anita Baker, ed Elton John. Due delle voci più potenti della Gran Bretagna, intrise di blues e anima americana, rappresentano ciascuna una generazione: l’inimitabile Tom Jones e il favorito del festival Rag’n’Bone Man. Sempre dalla Gran Bretagna: l’infallibile pop-folk di George Ezra, il duo cult The Chemical Brothers e fedele amico del Festival Sting, di ritorno in un tour che celebra i suoi più grandi successi.

Ultimo ma non meno importante, Quincy Jones chiuderà questa edizione rivisitando le sue composizioni di più alto profilo degli anni Ottanta con la Sinfonietta di Losanna.

MONTREUX JAZZ CLUB: PAUSA

Qui, il jazz è la musica di ogni possibilità. Inaugurato lo scorso anno, la House of Jazz ha mantenuto le promesse. È la patria della nuova incarnazione del Montreux Jazz Club, più spaziosa e con un’estetica rielaborata, che ha fatto una forte impressione sul pubblico. L’inimitabile Joe Jackson celebrerà 40 anni di carriera.

Due delle voci più popolari nel jazz di oggi si esibiranno per la prima volta al Montreux Jazz Club: l’incontestabile regina del crooning Melody Gardot e l’infaticabile esploratore vocale Bobby McFerrin. Per quanto riguarda il leggendario Billy Cobham e Chick Corea, presenteranno ciascuno un progetto speciale a Montreux. Chilly Gonzales e Yann Tiersen illumineranno il club: “Gonzo” suonerà il Club due notti di fila, mentre le armonie mistiche del compositore bretone risuoneranno per la prima volta al Festival.

Un altro paio di assi: i nativi di New Orleans, Christian Scott aTunde Adjuah ​​e Terence Blanchard, che sono due dei migliori trombettisti del pianeta. Il primo si è prefisso l’obiettivo di unire le persone e abbattere le barriere sociali. Il secondo, il compositore ufficiale di Spike Lee, torna a Montreux dopo ventisei anni.

LAB MONTREUX JAZZ: FORWARD

Un’istantanea sorprendente di suoni attuali, il Lab traccia le forme della musica di domani. È qui che il pubblico, in un ambiente elettrizzante, vede le stelle del futuro.

Moderat, Apparat e Modeselektor presenteranno i loro nuovi album in spettacoli dal vivo. Con un personaggio forte e numerosi successi, tra cui 13 nella Top 10 britannica, Rita Ora è la superstar planetaria di questa edizione del Lab.

Personaggi fortemente individualisti e indie, Cat Power e Mac DeMarcopresenteranno ciascuno un nuovo album. Il primo racconta senza posa le sue ferite e le sue vittorie sopra le paure che le hanno mangiato in passato. Il secondo è armato di inni solari e toccanti ballate low-fi, ma soprattutto con umorismo e autoironia.

Fonte: https://amadeusmagazine.it/montreaux-jazz-festival-un-programma-stellare-per-16-giorni-di-musica/?fbclid=IwAR1rzyItBO8U-QqXS34BKA0NZlaqLJN98Lq_uGET2Mo7myKDJU6XlicCG2I

Info e programma completo qui

1 Comment

  1. Montreux, passato glorioso ed intenso, come no… ma in fondo è sempre stata soprattutto una vetrina dell’industria discografica, che trenta-quaranta anni fa era certo in mani migliori di quelle attuali. Cioè c’era gente che a suo modo si interessava di musica, e non solo di marketing: tra l’altro i primi con un po’ di fiuto guadagnavano molto più dei secondi😉. Chiediamoci poi quanto costano i biglietti di Montreux e quale può esser il suo pubblico: ahimè, tutto il mondo è Billionaire, magari un po’ meno smaccatamente cafonal che da noi.
    Molto più preoccupante- ed ingiustificata – è l’analoga deriva di manifestazioni nate con una precisa matrice e finalità culturale e con il sostegno pubblico, recentemente istituzionalizzato a fronte di una innegabile deriva verso lo show commerciale. Che si paga da solo, ricordiamolo. Ogni riferimento a manifestazioni umbre è puramente casuale 😉. Milton56

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