Jesse Davis Quartet per Chiavari in jazz

Con la due giorni di “Chiavari in jazz” il levante di Liguria si conferma terra molto attiva sul versante della programmazione di concerti, a poche settimane dalla chiusura del Festival rapallese di Valle Christi con un trionfale concerto tributo a Fabrizio De Andrè del pianista Danilo Rea. A Chiavari la mini rassegna patrocinata dal Comune ed allestita dal locale Jazz Club con la direzione artistica di Rosario Moreno, ha portato per la prima delle due serate, il sax alto di Jesse Davis con un quartetto completato da Andrea Pozza al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso ed il batterista Alvin Queen. La seconda era dedicata invece alla cantante di  bossa nova Rosalia De Souza con Sandro Deidda, Antonio De Luise, Aldo Vigorito e Dario Congedo. Davis, cognome sempre impegnativo per un jazzista, proviene da New Orleans, ed ha alle spalle una solida reputazione consolidata sul campo, dopo gli studi con Ellis Marsalis ed Ira Gitler. Attivo fin dai primi anni ’90 con propri gruppi, oltre ad incidere con Brad Mehldau, Ron Carter e Peter Bernstein, ha collaborato con Jack McDuff, Kenny Barron, Cedar Walton, Phil Woods, Charles McPherson, e Gary Bartz, e, fra i rappresentanti della generazione post bop dei young lions cui appartiene, Nicholas Payton e Roy Hargrove. Altosassofonista nella tradizione di Parker ed Adderley, Davis possiede un suono profondo e magnetico, sviluppato attraverso un fraseggio articolato che evita gli estremi per concentrarsi sull’intensa espressività. Il concerto, sebbene allestito in una piazza Fenice assediata dai ristoranti con dehor e gremita da molti avventori occasionali  e non favorito dalla  collocazione del palco, ha offerto parecchi spunti godibili. Dall’iniziale “Pray Thee/Beyond the storm”, originale di Davis, composto da una introduzione in chiave blues seguita da un tema rilassato ed accattivante,  alla cover di “Lester left town” dedica di Wayne Shorter al grande Lester Young, fino ad una “Little girl blue” che ha messo in luce la capacità del gruppo nel dare senso ed intensità drammatica ad una ballad, ed all’avvolgente  tema old fashioned di “It’s just farewell” firmato dal sassofonista. In un clima generalmente dominato dal blues, che ha segnato anche il lungo bis giocato sul call and response fra sax e batteria, è risultato essenziale il contributo di Andrea Pozza, esemplare nella capacità di adattarsi a diversi contesti e qui capace di una riuscita sintesi fra ritmo e poesia, e di Aldo Zunino, con un suono muscolare ed assoli ricchi di inventiva. Menzione a parte poi per il pirotecnico drumming del veterano Alvin Queen, musicista che da sempre si è diviso fra Stati Uniti ed Europa collaborando con nomi di rilievo assoluto del jazz. Uno su tutti? John Coltrane, con il quale, racconta Davis presentando il batterista, suonò da adolescente al Birdland di New York. “Stesso sorriso, stessa grande testa di oggi, ma, allora, in un corpo da bambino!”

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