LO SCIAMANO ELETTRICO IN TV

Già a dirlo così fa un po’ specie, tale è la rarità dell’evento. Che peraltro è vero e reale, sia lode a RAI5 (una tantum..) per avere mandato in onda il documentario ‘Miles Electric. A DIfferent Kind of Blue’ l’altro ieri sera, e soprattutto per averlo reso disponibile in streaming su RaiPlay QUI. Suggerisco di affrettarsi a vederlo, è pur sempre un film americano, anche se di nicchia, ed i diritti di riproduzione acquisiti da Mamma RAI potrebbero esser limitati nel tempo.

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Miles all’Isola di Wight, agosto 1970

Qualche parola di inquadramento può esser opportuna. Il doc risale al 2004, se non ricordo male, ed ha il merito di focalizzare l’attenzione sugli albori del ‘periodo elettrico’ di Miles Davis, che ancora doveva indossare i colorati costumi dello sciamano che caratterizzarono soprattutto gli anni del suo rientro in scena del 1981 (una controversa ‘indian summer’ che si concluse con la sua improvvisa e precoce scomparsa nel 1991).

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E’ lei la Mademoiselle Mabry di ‘Filles de Kilimanjaro’. Fu Betty Davis solo per un anno, la sua ‘esuberanza’ mise ko persino Miles…. però non prima di aver messo sottosopra tutto il suo mondo, per sempre….

Il lavoro firmato da Bob Melzer ricalca in parte le convenzioni di quello che è ormai un vero genere, in primis la lunga serie di testimonianze dei musicisti che accompagnarono Davis alla scoperta del ‘mondo elettrico’: va però notato che queste voci mi appaiono più fresche e meno retoricamente celebrative che in altre occasioni. Particolarmente intriganti e rivelatori sono gli interventi di Herbie Hancock e di Keith Jarrett (una vera rarità), dalle quali emerge a sorpresa la ben maggiore e disinvolta propensione di Miles verso la sperimentazione con strumenti elettrici rispetto ai suoi più giovani partner, ben più preoccupati all’idea di inoltrarsi in territori musicali in gran parte incogniti. In genere, il mosaico delle testimonianze dei protagonisti concorda nell’escludere qualsiasi calcolata premeditazione all’origine dell’ ‘avventura elettrica’ di Miles, che viceversa sembra nata all’insegna di un’ampia aleatorietà: con buona pace del critico e dissonante Stanley Crouch, discusso scrittore di cose di jazz, cui il regista affida il compito di dar voce ai molti che all’epoca si scagliarono contro la svolta elettrica di Davis (voci che risuonano ancora tutt’oggi, anche se in forme e con bersagli diversi). Anche le rare clips in cui è Davis a parlare in prima persona smentiscono con la loro lconicità ed enigmaticità il clichè di un Miles aggressivo e gladiatorio, una sorta di Cassius Clay della musica (a proposito, molto belli anche i momenti in cui si documenta la profonda passione del trombettista per la boxe, uno dei tanti azzardi della sua vita, che però aveva un forte e segreto rapporto con la sua musica).

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Festival dell’isola di Wight, agosto 1970: si stimarono circa 600.000 spettatori. Anche per il concerto di Miles Davis, ‘Bitches Brew’ uscì l’estate precedente

Ad una prima parte in cui sono le parole a dominare, mentre la musica fa quasi solo da sfondo con brevi apparizioni, ne segue un’altra ben diversa: un lungo stralcio delle riprese del concerto che Miles dette nell’estate del ’70 al Festival di Wight, una vera Woodstock europea (vedere per credere). Con una platea inquieta ed indocile, vedi i ricordi di Joni Mitchell, anche lei di scena. A parte la qualità delle immagini e l’abile regia che ci porta direttamente nel palco, ad esser scrutata dall’interno è una delle band meno documentate di Davis, quella che vantava Keith Jarrett, Chick Corea, Dave Holland, Gary Bartz, Airto Moreira e Jack Dejohnnette. Qualcuno potrà trovare emozionanti i pur intensi tributi musicali finali improvvisati da Airto Moreira , Chick Corea ed Herbie Hancock direttamente davanti alla macchina da presa: per me, invece, il vero, ideale epilogo del film, il suo nocciolo più profondo, sta nella manciata di fotogrammi che riprendono Miles che rientra tra le quinte del palco di Wight dopo il trionfale epilogo del concerto: sono immagini che valgono molto più di tante diatribe successive. Anche qui vedere per credere. Milton56

Spanish Key’, dallo studio di ‘Bitches Brew’ al palco di Wight

1 Comment

  1. Riconoscimento di debito, per non passar per predoni; “Lo Sciamano Elettrico” era il bel titolo di una monografia di Gianfranco Salvatore dedicata all’ultimo Miles, quello ‘dello scandalo’… A Salvatore quel che è di Salvatore… Milton56

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