Di donne e di jazz

Io le dicevo sempre che alle donne non piace il jazz è risaputo, non si addice al loro carattere. Lei si sforzava di cambiare idea, e a volte la scoprivo a casa mentre lottava per ascoltare un pezzo con un po’ di piacere. Alla fine prendeva sempre il sopravvento una innata passione per le canzoni kitsch, melodiche. Per farla arrabbiare solevo dirle che le donne osservano la vita come se fosse una melodia, con una struttura classica. Principio e fine, con i momenti tristi, e quelli allegri, ma sempre intonata, e nella tonalità ottimista delle canzoni. Per gli uomini la vita è più rumorosa, sincopata, a volte senza senso, con assolo intensi e parti totalmente confuse.
David Trueba – dal libro Quattro amici

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Si tratta di un luogo comune, rinforzato anche dalla canzone di Paolo Conte (Le donne odiavano il jazz “Non si capisce il motivo”), o è una istantanea del passato ?

Il libro di Trueba è del 1999, la canzone di Conte, Sotto le stelle del jazz è del 1974. Eppure mai come oggi la presenza femminile è cosi’ viva, vivace e importante. Mai ci sono state tante musiciste, e non solo cantanti, come nel presente, mai, almeno in Italia, si era vista una presenza femminile cosi’ numerosa tra fotografi, giornalisti, critici, blogger, direttori artistici e addetti ai lavori di varia natura.

Mezzo secolo fa, il critico musicale George T. Simon aveva già detto tutto quello che è utile sapere sul sessismo nel jazz: “Solo Dio può fare un albero, e solo gli uomini possono suonare un buon jazz”. Questo pregiudizio di genere ha radici profonde. Il jazz è sempre stato un club maschile, una forma d’arte riservata agli uomini con le dita veloci che vivono on the road, viaggiando da un concerto all’altro. E nonostante abbia recitato un ruolo pionieristico nell’integrazione e nel movimento per i diritti civili, il jazz ha spesso mantenuto un’ombra discriminante riguardo la parità tra i sessi.

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Inevitabilmente a tutte è stato detta la frase “ Suoni bene per essere una ragazza ” o ” Suoni come un uomo”, pensando  oltretutto di fare loro un complimento.

Il pantheon dei giganti del jazz è straordinariamente maschio, composto da musicisti che anche i neofiti conoscono solamente con il nome: Louis e Duke, Dizzy e Miles. Le donne sono state a lungo celebrate come eccezioni. Niente rafforza questo fatto meglio del Village Vanguard, il leggendario club nel West Village di Manhattan, dove le foto e i poster sulle pareti verde scuro costituiscono di fatto una Jazz Hall of Fame. Tra le dozzine di volti maschili ci sono esattamente sette donne: Dorothy Donegan, Dinah Washington, Nina Simone e Shirley Horn, tutte pianiste e cantanti; la pianista e compositrice Geri Allen; la chitarrista bebop Mary Osborne, il cui poster è appeso in un punto invidiabile (di fronte alla macchina del ghiaccio); così come un poster della chitarrista e compositrice sperimentale Mary Halvorson, l’unica donna in questa lista che è ancora viva. “Sono così imbarazzata nel dirlo, ma con le interpreti femminili al Vanguard, ho a malapena bisogno di due mani per contarle ”, ammette Deborah Gordon, che dal 1989 ha preso in gestione il club fondato da suo padre, Max, nel 1935, e in seguito gestito da sua madre, Lorraine .

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Un vero spartiacque in questa situazione stagnante è arrivato l’anno scorso, quando sette delle migliori musiciste jazz – provenienti da Stati Uniti, Canada, Francia, Cile, Israele e Giappone – si sono esibite insieme alla 92a Strada Y a Manhattan, ricevendo due standing ovation.

Questo supergruppo si chiama ARTEMIS , e vede la pianista e direttrice musicale Renee Rosnes , il clarinetto di Anat Cohen , il sassofono tenore di Melissa Aldana , la tromba di Ingrid Jensen , il contrabbasso di Noriko Ueda , la batteria di Allison Miller e la voce della cantante Cécile McLorin Salvant . Artemis pubblicherà il primo album l’anno prossimo per Blue Note e farà il debutto alla Carnegie Hall il mese prossimo, per la precisione il 7 dicembre.artemis1

“In un soleggiato pomeriggio d’agosto del 2018, ero tra le migliaia di fan che partecipavano al Newport Jazz Festival e sono stato molto colpito dalla performance di ARTEMIS”, ha affermato Don Was, presidente del Blue Note . “Sebbene ogni singola componente di questo supergruppo sia una grande professionista, queste incredibili musiciste danno vita ad una band il cui insieme è maggiore della somma delle sue parti già sublimi. La loro proposta musicale è sofisticata, piena di sentimento e potente e il loro ritmo scorre in profondità. ”

 

Le musiciste si sono riunite per la prima volta per un tour nei festival europei nell’estate 2017 e alla fine hanno deciso di chiamarsi come la dea greca Artemide, figlia di Zeus e Leto, sorella gemella di Apollo.

 

E’ possibile ascoltare l’audio di un loro concerto cliccando qui:

 

https://www.npr.org/2018/11/21/669962702/women-in-jazz-for-artemis-its-bigger-than-a-cause

 

 

Il post è un collage di articoli tratti da siti e riviste americane e integrati con qualche nota personale.

10 Comments

  1. Grazie, non le conoscevo e andrò a documentarmi sul gruppo Artemis..
    Ma perché non indaghi sulle donne che odiano “contemente” il jazz, cioè le ascoltatrici? Io mi sento sola come una pecora a New York (cit.)

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  2. Rob, grazie per il link, ma ‘ste ottime jazziste mi sarebbe piaciuto anche vederle mentre suonano. Ho fatto una ricerca su YouTube e ho trovato, disposte disordinatamente, in mezzo a roba che non c’entra niente, 16 parti (da pochi minuti ciascuna) sulla loro partecipazione al Newport Jazz Festival 2018. Un vero pasticcio, ma ora me le sono archiviate in ordine (anche se non trovo la n. 6). Certo, è un po’ triste che per far ascoltare un brano intero sia necessario spezzettarlo così. Dovreste pensare a un vostro canale!

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    1. Cara Francesca, sapessi quante idee potenzialmente avremmo per la testa: non solo un canale you tube ma anche dei podcast, una compilation mensile su Spotify o su Mixcloud, un video concerto settimanale, dei mini sondaggi tra i lettori, interviste, pluri recensioni e quant’altro. Ma, come cantava Modugno, siamo sempre in tre, tre somari e tre briganti …(noi un paio di più ma la sostanza è la stessa). Poi, come avrai notato, qui non c’è pubblicità di nessun tipo, nemmeno banner. Tutto quello che pubblichiamo lo facciamo togliendo spazio al nostro tempo libero e, inevitabilmente, alle nostre famiglie e, ovviamente, senza nessun tornaconto economico. Dimmi te, ma chi ce lo fa fare ? Mah….

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      1. Per passione. A me chi me lo fa fare di tenere in piedi un blog? Da sola, e che non raggiunge neanche 30 folllower? Io faccio tante ricerche per conto mio, letture, approfondimenti. Cosa mi costa metterle lì? E nulla mi aspetto… lì. Almeno voi siete “specializzati”. Io sono una generalista e, come del resto è scritto da qualche parte nel blog, Jack of All Trade, Master of None. Finché mi diverto, bene, se no “me levo”!!!

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    1. Dalle tue parti capiterà la Francesca Michisanti con uno dei suoi trii: il suo è uno dei pochi ‘telegatti’ jazzistici elargiti dalla nota rivista che stia resistendo alla prova del tempo: bassista ben impostata e con un suono molto personale e rifinito, leader con le idee chiare e ben tagliate sui suoi gruppi, profonda conoscenza della tradizione jazzistica (non si può dire di molti sulla nostra scena). Per i gruppi americani del calibro di Artemis occorrerà aspettare l’estate, ma dubito che una band ‘all stars’ come quello varchi l’oceano, carriere ed impegni individuali troppo diversi . Milton56

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