RADIO LONDRA

Come i più attenti di Voi avranno notato, cerchiamo di fare il possibile per mantenervi informati su quello che la radio nazionale passa in campo jazzistico (vedi sotto una bella infilata di concerti tra novembre e dicembre). Ma la lotta con il sito RAI (essenzialmente quello di RadioTre) e con le fantomatiche ‘Newsletter jazz’ spesso ci vede soccombenti: come nel caso di qualche giorno fa, in cui abbiamo ‘bucato’ la diretta radiofonica del concerto di Enrico Rava a JazzMi (del resto annunziato all’ultimo minuto).

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Come i nostri nonni e genitori, che dopo somministrazioni coatte di Mario Appelius (“Dio stramaledica gli Inglesi!!”, fatica sprecata, fanno tutto da soli..) e di enigmatici marescialli sabaudi (“la guerra continua..” contro chi? Quisquiglie..), si schiarivano le idee con il Colonnello Stevens che trasmetteva da Radio Londra, anche noi abbiamo deciso di uscire dalla amata, ma angusta riserva indiana allestitaci da Mamma RAI e scandagliare le vaste praterie dell’etere e del cyberspazio mondiale.

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Chiasso anni ’60, la frontiera: al di là una Tijuana consumistica….

Uno dei ‘topoi’ più ricorrenti delle avanguardie letterarie italiane degli anni ’60 era la ‘gita a Chiasso (CH)’, pellegrinaggio catartico e palingenetico da cui ci si attendeva la liberazione dalle angustie e dai grigiori di un Italia anni ’50, ancora alle prese con un interminabile dopoguerra e già di nuovo in prima linea nel confronto Est/Ovest. Però della Chiasso della mia infanzia, eccettuati i primi favolosi stereo giapponesi che potevo guardare solo di soppiatto, ricordo solo minestrine Knorr in busta, montagne di sigarette americane ed i primi filmini cochon che oggi farebbero sorridere una bambina lettrice di manga.

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Swiss Miniatur, la Svizzera formato bambino: uno dei miti della mia infanzia

Quindi il vostro esploratore si è spinto molto più in là: trenta chilometri, a Lugano. Qui ha sede la Radio Svizzera Italiana, una RAI formato Swiss Miniatur che però produce quasi la stessa quantità di programmi e canali di quella italiana (!!!). Vantaggio non trascurabile, trasmette nella nostra lingua (anche se un esperto di casa lì mi dice che il loro è ‘italiano svizzero’, forse quello con la sintassi che da noi è passata di moda)

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La RSI ha un’invidiabile ed intensa programmazione jazzistica, che lì è cosa di tutti i giorni, niente ‘riserve indiane’ guardate a vista come da noi. L’emittente è approcciabile per noi italiani solo via web, dato che la radiotelevisione svizzera è passata alla diffusione via cavo, abbandonando il digitale terrestre.
In particolare RSI Rete Due manda in onda con cadenza credo giornaliera un programma che si chiama BIRDLAND, una rubrica di approfondimento ed analisi sul jazz articolata su vere e proprie monografie in più puntate. Scorrete l’archivio podcast, e vi sembrerà di sognare. Che volete farci, lì hanno altri mezzi, altro accesso alla scena internazionale …. però scorrendo la lista dei conduttori del programma mi imbatto in nomi che mi dicono qualcosa: Claudio Sessa, Marcello Lorrai, Maurizio Franco, Claudio Ricordi, Riccardo Bertoncelli …. coincidenze.

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L’Auditorium di Lugano-Besso: una cosina fatta in economia….

Infine, la RSI organizza anche una stagione concertistica jazz presso il suo Auditorium Stelio Molo di Lugano Besso: un luogo musicale mica male, dato che su di esso si sta allungando l’ombra di Manfred Eicher della ECM, molto colpito dalla sua acustica. La stagione è divisa in due parti, la prima in questi giorni è alle ultime battute, una seconda seguirà da gennaio in poi. Questi concerti vengono trasmessi in diretta od in differita da RSI: purtroppo non sono riuscito ad individuare il link della trasmissione, credo che sia quello dello stream live del canale. La pagina della stagione dovrebbe esser questa:

https://www.rsi.ch/cultura/musica/tra-jazz-e-nuove-musiche/

Buon ascolto (e non facciamo confronti) . MIton56

Anche questo era un concerto di RSI del 1999: ora è un disco ECM… e che disco

10 Comments

  1. Anche Radio France non scherza:
    https://www.francemusique.fr/jazz

    E neanche la BBC
    https://www.bbc.co.uk/sounds/category/music-jazzandblues

    Per quanto riguarda il programma del Parco della Musica, non mi sembra particolarmente interessante, ma molti nomi non li conosco e potrei sbagliarmi:
    https://www.auditorium.com/rassegna/jazz_love-19505.html

    Purtroppo il sito di Radio3 raramente è aggiornato ed è poco aggiornato, le newsletter sono smilze, e arrivano quando gli pare (a meno che non si tratti di Fresu o Bollani 😉 ) Da quando il sito è stato completamente rinnovato un po’ di tempo fa, maluccio, ha ricevuto una valanga di critiche e proteste.

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    1. Ottime risorse quelle da te citate, ma riguardano più che altro la musica ‘suonata’; per quella “parlata’ (informazione, approfondimento) purtroppo le barriere linguistiche pesano anche con una conoscenza media della lingua (ad esempio, i birignao da public school degli inglesi, addizionati da un po’ di gergo hipster che non manca mai nemmeno alla BBC). Per questo RSI è interessante e difficilmente sostituibile). Il sito RAI? il classico disastro da gestione autoritaria e verticistica dell’informatica, tipico di grandi aziende ed organizzazioni, in cui è sistematicamente bandito il diritto di critica indispensabile per metter in campo software decente ed user friendly. Milton56

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    1. Prevedevo un magone, ma è stato uno ‘sturbo’, come dite nell’Urbe. Ma questo Auditorium non si ferma mai? Di cose mooolto interessanti ce ne sono parecchie, e devo dire che anche i prezzi mi sembrano molto ragionevoli.
      Della Michisanti, sì è già detto, a mio avviso vale senz’altro la pena ed i compagni dell’Horn Trio sono di valore. E’ domani.
      Altra data su cui mi butterei ad occhi chiusi è quella di sabato 30 con Roberto Ottaviano, musicista e persona molto seria: se aggiungiamo che si presenta con un gruppo di cui fa parte Alexander Hawkins… per me un vero genio, formazione molto eterodossa, mi sa che ti piace. Coppia già discograficamente affiatata.
      Pierannunzi ha il suo perchè, ma piuttosto di ascoltarlo in solo il 5 dicembre, io andrei a sentirlo l’11 in trio con Joey Baron e Marc Johnson, l’ultimo bassista di Bill Evans, me lo ricordo ancora in un concerto dell’estate 1980.
      Julian Oliver Mazzariello è pianista in gamba e ben accompagnato nell’occasione, 7 dicembre.
      Maurizio Gianmarco (11 gennaio) è in ottima compagnia, soprattutto con Morello alla batteria e Bortone al basso, due young cats di rilievo.
      Emile Parisien il 4 marzo: come sopranista mi fece una gran impressione a fianco di Roberto Negro, brillantissimo pianista ormai nazionalizzato francese, ormai si pronuncia ‘Negrò’….
      Anthony Davis e Mark Dresser il 20 aprile mi fanno sognare, tra l’altro il pianista Davis è da tempo immemorabile che non si vede in Italia.
      Dave Burrell, 26 aprile: ho dei lontani ricordi splendidi di lui a fianco di David Murray, sentiti ad un metro di distanza in tempi più felici. Devo però dirti che negli ultimi anni ho comprato due suoi dischi in solo che mi hanno lasciato perplesso, due cose autoprodotte e molto grezze.
      Ovviamente Senza Responsabilità nè Garanzia, come dicevano le banche di una volta, quelle che ti ridavano pure i soldi che prima gli avevi versato.
      Ah, se vai a qualche concerto, chiedi se hanno bisogno di una maschera, esperienza nel settore, modiche pretese (tranne che per ingressi gratuiti).
      Cùntent, come diciamo noi nel Lombardo-Veneto? 🙂 Milton56

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      1. Di quale magone parli… il mio? Io voglio solo cogliere il meglio in un guazzabuglio dove non riesco a orientarmi. Il marito è troppo impegnato con il lavoro, perciò ho pensato di provvedere da sola, rivolgendomi a te.Ti ringrazio moltissimo per esserti preso la briga di andare a spulciare il programma. Di te, di voi mi fido. ❤

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  2. Se in Francia (per dire una nazione non a caso) usi l’antica manopola “tuning” troverai almeno sei o sette stazioni che fanno seriamente jazz in qualsiasi ora del giorno o della notte, su emittenti pubbliche e private. Da noi se viene un raffreddore a Pino Saulo ciao core. Però in certa narrazione esprimiamo comunque il miglior Jazz del mondo, non si sa benissimo come, miracolo italiano, quanti problemi irrisolti, ma un cuore grande così.

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    1. Mmhhh, prevedo gesti apotropaici da parte di Saulo, ma in effetti è così: lui è l’Ultimo dei Mohicani che si occupa seriamente e profondamente di questa musica in RAI, eredi all’altezza non se ne vedono ancora. La situazione è drammaticamente peggiorata rispetto agli anni ’70 della mia adolescenza, dove c’erano pluralità di voci, varie trasmissioni dedicate con tagli diversi, addirittura venivano prodotti con regolarità concerti della c.d. ‘Orchestra di Ritmi Moderni’ (camuffamento littorio di una big band jazz vera e propria) con grandi solisti e soprattutto arrangiatori stranieri.Allora il jazz stava lentamente penetrando nel paesaggio sonoro quotidiano italiano, creando il nocciolo duro del suo pubblico anche di oggi. Quando RAI ha cominciato ad inseguire il modello delle televisioni e radio commerciali, abdicando pressocchè irreversibilmente alla sua vocazione didattica mostrata sino ad allora, tutto è andato a ramengo. Mi ripeto ancora una volta: il jazz è e rimarrà per chissà quanto una ‘musica aliena’ nel paesaggio sonoro italiano, e questo per ben precisi motivi storici ed ancora più precise scelte di politica culturale (che non si sono consumate solo e prevalentemente nel ben noto Ventennio, ma anche e con maggior lucidità e determinazione dopo). Sull’atteggiamento autarchico di parte rilevante del mondo jazzistico italiano non ritorno nemmeno, i risultati in musica si sentono con molta evidenza (‘il jazz tutto uguale”, quello carino e decorativo di cui si parlava giorni fa). Milton56

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