“Il dono” di Fausto Ferraiuolo

Il dono del titolo si riferisce, per Fausto Ferraiuolo,  al momento dell’incontro. “Donare o ricevere sono due aspetti dello stesso gesto. Un gesto che è la scintilla perché una relazione cominci.” Incontri come quello con il celebre batterista Jeff Ballard, conosciuto  anni fa durante una masterclass a Siena jazz e culminato sul palco, per suonare un semplice blues: ” la musica fluiva spontaneamente,  senza sforzo, ed io rimasi folgorato dalla sua semplicità e dalla sua generosità“. Provai la stessa sensazione di benessere e naturalità che sento quando suono con il mio storico contrabbassista Aldo Vigorito . E ritrovandoci tutti e tre per queste sessions si è ricreata la stessa alchimia.” Basterebbero queste parole per descrivere il nuovo album del compositore e pianista campano, allievo di Pieranunzi, Taylor e George Cables, dal 1989 titolare di un proprio trio,  alla quinta incisione  per abeat records, e le sue undici tracce: nove originali, una improvvisazione sul tema di “O’sole mio” ed una cover di “Somebody Loves Me” di George Gershwin. Fin dall’iniziale “Fire island“, tema di impronta modale sulla movimentata base ritmica,  è in evidenza l’approccio melodico e la cantabilità dei temi scritti da Ferraiuolo, ben assecondato dal lavoro paritario del contrabbasso di Vigorito, spesso protagonista solitario degli sviluppi tematici, e dal drumming rilassato, ma sempre avvolgente, di Ballard. Una tendenza che viene declinata in una molteplicità di varianti nel corso del disco: dalle ballads  “Three”, solidamente strutturata nell’alternanza di climi, e “C’est tout“, dal disegno più astratto,  alle  tinte  latine scure di “Rue de la Vega” ed a quelle più gioiose di “Baires“, al blues  (“Astavo blues“, vetrina per parti soliste giocata in scioltezza),  fino alle immaginifiche atmosfere di “Even the score“, possibile colonna sonora per scenari romantici. Con “4 settembre“, poi,  il pianista riesce nel  piccolo miracolo di costruire una composizione baciata dalla grazia, un motivo semplice ma toccante, un evocativo “sunday morning theme” che le corde di Vigorito ed i tasti del pianoforte gradualmente accendono in esaltante groove. E quando, alla fine, i tre attaccano il popolare brano di Gershwin, concedendosi a vicenda scambi improvvisati  in naturale interplay, l’impressione è davvero quella descritta dalle parole iniziali: un incontro fra persone e musicisti segnato dal piacere di scambiare, tramite la musica, emozioni e sentimenti. Ed offrire a chi ascolta la possibilità di condividere l’esperienza.

 

 

 

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