Grazie allo Zio Gianni. Francesco Cusa Trio/The Assassins :”The Uncle”

Doveva essere una collaborazione, è diventato (anche) un tributo. Il doppio cd di Francesco Cusa , batterista, compositore e scrittore catanese , originariamente intitolato “Giano Bifronte”, inciso con due formazioni impegnate nelle stesse cinque composizioni originali, è diventato “The Uncle”, in memoria ed omaggio all’arte ed alla vita del pianista barese Gianni Lenoci, scomparso prematuramente nel settembre 2019, poco più di un anno dopo l’incisione della session del Trio con Cusa, Giovanni Benvenuti ai sassofoni , e Ferdinando Romano al basso. Fin qui per la metà del lavoro distinta dal colore nero. Quella rossa, complementare, contiene l’interpretazione degli stessi brani a cura del gruppo Francesco Cusa & The Assassins,con Benvenuti, Romano e Valeria Sturba a voce, theremin, violino ed elettronica, al posto di Lenoci. La complessa articolazione dell’opera, due gruppi che suonano le stesse composizioni, già praticata da Cusa con “Jacques Lacan, a true musical story”, e due etichette in sinegia, Improvvisatore Involontario e Kutmusic, permette di confrontare, nell’arco complessivo di circa sessanta minuti, due diversi approcci ad una materia musicale fortemente strutturata, con parti tematiche dall’immediata presa e spazi di improvvisazione connaturati all’essenza delle composizioni. Il “gioco” concettuale del dualismo, espresso dal formato, trova riscontro anche nella struttura stessa delle singole composizioni, nelle quali parti tematiche ben definite e pronunciate da scanditi unisoni di sax e piano, ove fanno capolino echi di Monk, Steve Lacy ed Ornette, sono seguite da liberi spazi di improvvisazione di tutti gli strumenti, con cambi di clima anche improvvisi ed inaspettati.
Il contenuto di “The Uncle” si potrebbe raccontare così:
“Anthropophagy” : un tema iterativo elegantemente scandito contraddetto da uno swingante ed ironico passaggio, che apre ad una sezione dominata dal possente drumming di Cusa, base per gli interventi solisti del sax nello spazio definito dali interventi del pianoforte.
“Cospirology” : sax e piano protagonisti di un unisono tematico su scansione ritmica regolare e rassicurante, presto deviata verso un’esposizione del sax ed un’ampia improvvisazione del pianoforte caratterizzata da una progressione di clima emotivo fino al silenzio.
“Dr. Akagi” : un tempo decisamente più veloce apre la pronuncia del tema, per poi bruscamente entrare in una libera zona umbratile dove campeggiano il soliloqio del sax di Benvenuti e le frasi concatenate di Lenoci.
“Pharmacology”: ancora un tema in stile bop subito smentito da una misteriosa e minimale atmosfera informale sottolineata dalle percussioni e costruita dall’esteso dialogo fra un sax meditativo ed un pianoforte proiettato nel cosmo.
“Reumatology”: si parte da Ornette per entrare in una labirintica discesa verso l’assenza di forma nella quale gli accenti del sax sottolineano un pathos palpabile.
Ma si potrebbe parlare, più semplicemente, di una dialettica fra cuore e cervello, istinto e razionalità, struttura e astrattezza, forma e sua assenza.

The uncle 2
La versione degli Assassins degli stessi brani si concede qualche ulteriore libertà formale, propiziata dalla presenza, in luogo del pianoforte di Lenoci, di Valeria Sturba, musicista che usualmente esprime il proprio lato dadaista nel gruppo OoopopoiooO con Vincenzo Vasi. Qui è impegnata al violino, al theremin, all’elettronica ed in parti vocali /rumoriste che caratterizzano “Cospirology” con uno scat surreale e sulfureo, “Dr Akagi” con il doppiaggio del sax, “Pharmacology”” con giochi vocali iterativi ed il corredo di noise vocale, “Reumatology” con ricorrenti vampate elettroniche. Notevole il trattamento riservato alla composizione iniziale, che in questa versione, grazie agli apporti elettrici ed elettronici, porta il jazz a diretto contatto con l’heavy metal.
Completano l’opera quattro poesie di Cusa per l’amico, maestro e confidente Gianni Lenoci, quattro creazioni che compiono un piccolo percorso, attraversato dall’incredulità e lo stupore per la scomparsa, dall’analisi dell’essenza primordiale del musicista (C’era una volta Gianni Lenoci) fino alla dolente rassegnazione affidata al ricordo (Un amico).
Gianni Lenoci, che Tdj ha ricordato con questa splendida e profonda intervista, per la ristretta cerchia di amici era The Uncle, e questo doppio cd, possibile viatico per esplorarne, a posteriori, vita ed opere, è un bel modo, per tutti, loro che suonano e noi che ascoltiamo, di dirgli grazie.

 

 

 

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