Keith Jarrett: Testament. Aspettando Live from Budapest

Tracks: CD1 (Salle Pleyel, Paris: November 26, 2008): Part I; Part II; Part III; Part IV; Part V; Part VI; Part VII; Part VIII. CD2 (Royal Festival Hall, London: December 1, 2008): Part I; Part II; Part III; Part IV; Part V; Part VI. CD3 (Royal Festival Hall, London: December 1, 2008): Part VII; Part VIII; Part IX; Part X; Part XI; Part XII.

Personnel: Keith Jarrett: piano.

Il nuovo album di prossima uscita, Live from Budapest, è una registrazione del concerto nella capitale ungherese durante la tournè europea del 2016. Dopo di allora è calato il silenzio, nessun concerto, nessun tour annunciato, e i pochi album che ECM ha pubblicato da allora ad oggi sono registrazioni live di periodi precedenti, risalenti anche a diversi anni prima. Quasi immediatamente sulla rete si sono sovrapposte voci in un continuo tam tam sulle condizioni di salute di Jarrett. Da indiscrezioni peraltro non confermate pare che il pianista abbia seri problemi alle mani, il che limiterebbe di molto, se non addirittura definitivamente, il prosieguo della carriera musicale e concertistica.

Mentre i due brani comparsi in anteprima su Spotify sembrano confermare l’ottima forma che il nostro aveva quattro anni fa (ascoltate la magistrale versione di Answer Me), il mio pensiero è corso all’ormai lontano 2009, quando l’etichetta tedesca pubblicò un triplo album di registrazioni live dal profetico titolo Testament. In attesa della ormai prossima uscita di Live from Budaper sono perciò andato a riascoltare il corposo cofanetto, ricavandone ancora emozioni e impressioni che solo un capolavoro può suggerire.

Creare dal nulla un universo compiuto che solo un attimo prima non esisteva. È questa l’esperienza unica che un concerto in solo di Keith Jarrett offre al pubblico che assiste ai suoi concerti. In questo senso il triplo album, che racchiude due concerti dati nell’arco di soli cinque giorni, è a mio parere l’avvenimento discografico dell’anno 2009. Si potrà obiettare che la produzione discografica di Jarrett è divenuta negli anni ipertrofica, che si tratti di piano solo o del trio ogni angolo e piega dell’universo jarrettiano è stata abbondantemente esplorata, ma rimane comunque una qualità complessiva a livello di eccellenza impossibile da ignorare.

Testament ripercorre con lo stile unico e immediatamente riconoscibile tutto il complesso mondo interiore che ogni appassionato ben conosce, e lo fa con lievità e ispirazione, con feroce concentrazione e con pagine di bellezza impossibili da descrivere con semplici parole. Proseguendo il filo del discorso intrapreso con Radiance (2002) e The Carnegie Hall Concert (2006) Jarrett propone una sequenza di improvvisazioni di durata media, ognuna in grado di esplorare differenti facce e stati d’animo, ora agitate e pensose, a volte di lirica immediatezza,facendo affiorare sentimenti e passioni spesso di segno opposto, procedendo con lucida determinazione in un cammino che lo vede figura unica nel panorama contemporaneo. Ad un mood di estrazione classica contrappone virate bop, frasi intrise di gospel, ricami di abbacinante folgorazione. Stilemi tipici del pianista, come gli ostinati sulle note basse che immediatamente richiamano le pagine del Koln Concert, sono contrapposti a momenti più liberi e aperti,mantenendo un groove costante nella esplorazione di idee al confine del free.

La aperta confessione di Jarrett nelle note di copertina sul difficile periodo che stava vivendo nei giorni dei concerti, la separazione dolorosa dalla moglie, getta una luce ulteriore sul groviglio di pathos, rabbia e dolcezza che marcano indelebilmente ogni brano. Il primo dischetto riporta per intera la serata alla Salle Pleyel di Parigi, e la differenza rispetto agli altri due compact, relativi al concerto alla Royal Albert Hall di Londra, è marcata. La musica è nervosa, agitata, con rari ma magnifici squarci di luce in un mare in tempesta. Il concerto londinese è più pacato, riflessivo, abbondantemente permeato di lucida grazia. Il flusso di idee e di coscienza è ininterrotto,accompagnato dai gemiti e dai lamenti del pianista, il tocco è di vertiginoso splendore, la musica estatica ed intrisa di una profonda spiritualità. Capolavoro.

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