RESONANCE RECORDS SEGNA UN PUNTO (ANCORA….)

I più fedeli di voi sanno che per questa avventurosa etichetta californiana qui abbiamo un debole da molto tempo: praticamente da quando hanno esordito. A volte mi chiedo se per caso non abbiamo esagerato, ma poi guardo gli album di Bill Evans con il meteorico trio 1968, il box di Larry Young in Paris, il triplo di Eric Dolphy con le incisioni della sessione di ‘Iron Man’ che tutti davano per perdute in un incendio, il box di Sonny Rollins in Olanda con l’anonima bobinetta di nastro emersa miracolosamente dagli archivi della radio di laggiù …. e via favoleggiando, e mi dico: no, non abbiamo esagerato neanche un po’.

Conoscendo la difficoltà del loro lavoro di ricerca, di scioglimento di nodi legali e contrattuali, di laborioso restauro sonoro di supporti spesso precari e letteralmente dissepolti, personalmente non mi aspettavo loro ulteriori uscite in un periodo così difficile e problematico per la musica, soprattutto per quanto riguarda viaggi, incontri con persone etc. Anche perché Resonance non è un colosso multinazionale dell’entertainment, ma il braccio operativo di una fondazione no profit, utile ricordarlo ancora una volta.

Ma può contare su un capitale che non si misura in dollari, euro, bitcoin ed altra carta del genere: la fiducia  della comunità che vive intorno alla musica afroamericana e ne preserva memorie ed eredità materiali e non. Ed infatti le famiglie di Mulgrew Miller e Roy Hargrove hanno bussato alla porta dell’etichetta californiana per affidarle i nastri di due concerti che vedono i due musicisti scomparsi esibirsi in duo.

Beh, non è il Bradley’s, ma il cool ed il relax ci sono tutti. A proposito: il rilassatissimo pianista è Sullivan Fortner, uno da tener d’occhio attentamente…..

Era noto e di lunga data il legame tra i due, che datava sin da i tempi della frequentazione da parte di entrambi del Bradley’s, un bar newyorkese che nei tardi anni ’80 rappresentava una vera palestra per giovani musicisti in ascesa. Hargrove, che giusto allora si era lasciato alle spalle la Berklee School of Music dopo nemmeno un anno di frequenza, lo descrisse così: “Bradley’s era come andare a scuola. Era come i tuoi maestri. Tu entravi, ti mettevi a suonare ed ecco che c’è Freddie Hubbard al bar! Qualsiasi cosa io suoni oggi, la devo a tutta quella scena”. Niente male, se si considera che a parlare è il capostipite di un’intera schiera di fuoriclasse della tromba che vediamo ancora a tutt’oggi al centro della ribalta.

‘Giant Steps’: ci sono anche giganti sofisticati…….

Mulgrew Miller ci ha lasciati un po’ meno precocemente di Hargrove, ma 57 anni sono sempre pochi per un pianismo complesso e stratificato come il suo, in cui la linea tyneriana si intersecava con molte altre dalle direzioni più diverse. Ha militato in una grande varietà di gruppi dai Messengers di Blakey alle band dell’indimenticabile Woody Shaw, ma nella sua discografia sono rari gli album in solo.

Pazientando sino alla seconda decade di giugno (incrociamo le dita…), vedremo apparire due album doppi, uno con i soliti LP da 180 gr in edizione limitata, l’altro un più democratico doppio cd, entrambi corredati dal consueto volumetto illustrativo, che sotto la guida di Ted Panken offrirà il solito fitto assortimento di saggi, testimonianze ed interviste di chi ha condiviso il percorso di queste due promesse infrante. Non si tratta certo delle movimentate jams del Bradley’s, ma di due concerti in piena regola tenutisi l’uno alla Merkin Hall di New York City nel gennaio 2006 e l’altro al Lafayette College di Easton, Pennsylvania, nel novembre 2007. Quindi una liaison giovanile rinnovata dalla maturità guadagnata con tante esperienze diverse sia per l’uno che per l’altro.

Purtroppo non vi posso offrire il solito raffinato ‘filmino’ con cui Resonance presenta i suoi nuovi album, la notizia è troppo fresca, o forse i tempi esigono il loro scotto e non lo vedremo mai, purtroppo. Ma vediamo la metà piena del bicchiere: un po’ di suspence come quella che ci accompagnava in tempi meno tecnologici e mediatici ci farà accogliere con un più trepidazione ed attenzione questa ‘musica ritrovata’. Milton56

1997. Roy Hargrove a Cuba, con una band piena di musicisti di laggiù, tra cui lo straordinario Chucho Valdes, ex Irakere. E’ la trascinante ‘Afrodisia’ di Kenny Dorham…. alla faccia del ‘bloqueo’…..

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