Loris Deval/Bruno Martinetti – Passi

La capacità di sorprendere della musica è una delle doti che possono causare un feeling immediato con l’ascoltatore, coinvolto e partecipe nel gioco dello svelamento delle identità od, all’oppposto, una reazione di rigetto rispetto a quanto si era preventivamente messo in conto. “Passi” (Caligola records) del chitarrista valdostano Loris Deval e del trombettista Bruno Martnetti, mi ha decisamente colpito nel primo senso. Sarà che non avevo aspettative precise, ma la sorpresa è stata evidente. Questo è il disco di un duo che spesso però diventa trio o quartetto, grazie alla voce di Sabrina Oggero Viale ed alla immaginifica chitarra di Maurizio Brunod, fondatore di Enten Eller, uno dei maestri del chitarrista titolare dell’opera. Un disco che, data la strumentazione in gioco, chitarra acustica e tromba, ci si aspetterebbe ascrivibile ad una quieta dimensione cameristica, mentre invece, sotto gli accordi gentili e le melodie aggraziate, è facile avvertire una sottile tensione “eversiva” che prende di volta in volta le sembianze degli effetti elettronici applicati alla chitarra di Brunod o dei vocalizzi della Viale. Infine, un disco che, quando si tratta di inserire nel gruppo di composizioni originali del duo un brano altrui, ricorre a “Katcharpari“, tradizionale argentino scelto come omaggio ad Enrico Rava ricordando il titolo di un suo lontano LP, (1973, BASF) mai ristampato in cd ; scelta ed interpretazione suggestive, con una parte centrale di giochi vocali che si raccordano poi al tema, ma totalmente inatteso rispetto al clima degli altri brani. Domina il gioco dei contrasti e dei mimetismi, dunque, ed in questo palesarsi, nascondersi e poi ricomparire in una nuova veste, mi pare stia uno dei pregi principali della scelta estetica dei quattro musicisti. Fin dall’iniziale “Aleppo’s dream“, le carte sono svelate. La chitarra di Deval, che sarà essenziale nel disegno ritmico ed armonico di tutto il disco, scanndisce una sequenza di note a cui si aggiunge la tromba, presto doppiata fedelmente nella melodia dal canto. Subito dopo tutto si congela in un ostinato vocale che diventa la base per i solo delle chitarre, prima l’ acustica, quindi quella elettrica, in due diverse tonalità. Seguono il ritmo sincopato de “L’indeciso” con un suggestivo e struggente tema declamato dalla tromba, il “Waltz for Joe” intonato dai vocalizzi di Sabrina Viale che nel corso del brano intessono un fitto dialogo improvvisato con la tromba di Martinetti, la grazia di “Two weeks“, richiamo a Pino Daniele per il suo andamento sommesso e la dimensione malinconica.Con il procedere della track list iniziano a svelarsi le influenze e gli stili che fanno parte dell’universo dei musicisti : dal jazz alla canzone d’autore, dalla world music a piccole voglie di sperimentazione che punteggiano i vari brani . “Aran#2” è una suggestiva song con una forte carica melodica, al cui centro viene collocata una parte di vocalizzi di impronta lirica e rumori, prima della ripresa da parte della tromba del tema. La title track, unica cantata in inglese, inizia come una sommessa ballad, quindi eleva la temperatura emotiva per lasciare spazio ai due assolo della chitarra e della tromba. “Andaluna“, aperta dai loops elettronici di Brunod, spazia con la voce wordless su panorami vicini alle landscapes di Pat Metheny. C’è molto da scoprire, indagando sui “passi” volutamente incrociati e sovrapposti dei protagonisti di questo album, rappresentati nella copertina firmata da Luca D’Agostino.

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