Gli incompresi

Oggi pesco un gustoso aneddoto riguardante Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, avvenuto otto anni fa in un piccolo borgo svizzero nel Canton Grigioni, appena dopo il confine italiano. Io ne sono stato il testimone diretto e riprendo le note che scrissi per il mio blog dell’epoca:

“Andrea Garbald, chi era costui ? Un film di Peter Spring ne illustra la vita: fotografo, alpinista, uomo di cultura in netto anticipo sui tempi e vissuto nei primi decenni del secolo scoso in un piccolissimo borgo montano appena al di là del confine tra Italia e Svzzera.

La prima del film a Bondo ha attirato nel palestrone della cittadina elvetica praticamente l’intera comunità, poco più di un centinaio di persone, accorse evidentemente per ricordare l’uomo e celebrarne un tardivo riconoscimento.

Coscia e Trovesi non si trovavano li per caso, ma in quanto autori della colonna sonora del cortometraggio, fortemente voluti dal regista e, devo riconoscere, in ottima sintonia con le immagini. Un pò meno con i contemporanei di Garbald, palesemente avulsi dal contesto musicale proposto.

Villa Garbald, Castesegna, foto di Andrea Garbald

La musica del duo si pone in un terreno inconsueto, a cavallo tra il colto ed il popolare, pronta a raccogliere stimoli di genere quanto mai eterogeneo e a rimodellarli facendoli propri. Si è passati pertanto dalle villanelle napoletane ad Offenbach, dalle suggestioni ispaniche della Danza della Follia a Django di John Lewis, senza tralasciare le musiche di Fiorenzo Carpi scritte per il Pinocchio televisivo oltre a brani pescati dal repertorio di Coscia e Trovesi.

Nulla di nuovo, anzi, l’impressione è che come duo i nostri nel corso degli anni abbiano spremuto dal cilindro tutto quanto era possibile elaborare. Rimangono la maestria e la perizia tecnica, i commenti arguti e salaci nella presentazione di ciascun brano, l’istinto da animali da palcoscenico che, fiutando l’aria, ha permesso loro di buttarla subito sul discorsivo ironico cercando di coinvolgere il pubblico.

Credo che il contesto migliore per apprezzare le capacità espressive di Trovesi rimanga quello più espressamente jazzistico, ma non ho potuto che fare il tifo per loro, impegnati di fronte ad una platea visibilmente accorsa per tutt’altro motivo.

Il momento palesemente più umoristico della serata è stata però la conclusione: annunciato il brano finale con immediato bis ( si era in un palestrone, caldo, senza amplificazione e senza sipario da dove rientrare) i due si sono visti alzare metà sala prima ancora del bis. Passi per Coscia che viene dalla pianura, ma Trovesi che invece è della Val Seriana dovrebbe ben sapere che i montanari vanno a letto con le galline, sono convinti che Offenbach sia un giocatore di hockey dell’Ambri Piotta e Django per loro non può che essere un eroe degli spaghetti-western.

E cosi’ il cerchio si è chiuso perfettamente: si è celebrato un incompreso di ieri senza comprendere gli artisti di oggi. Allegra, come dicono in Engadina !

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