Lubiana two

Giornata intensa tra concerti e visita al centro storico e al castello sulla rocca. La musica ha un variegato menù di proposte e, per evitare bulimie, tocca scegliere. Iniziamo con il trio di Agusti Fernandez, Barry Guy e Zlatko Kaucic, una formazione rodata ed esperta che di fronte ad un pubblico raccolto offre un set intriso di tutti gli elementi che da sempre caratterizzano la loro musica: atmosfere astratte, momenti rumoristici e, tra le pieghe di un free jazz teso e riletto in chiave contemporanea , ecco farsi strada lentamente un tema melodico che prende piede e trasforma radicalmente il lungo brano con morbide pennellate liriche. Anche il breve bis è all’insegna di un tema lento e pensoso e nella bellissima sala circolare il pubblico apprezza e ripaga con caldi applausi.

Subito dopo, nel grande teatro ospitato nello stesso palazzo, ecco l’entusiasmo e l’ esuberanza di Lakecia Benjamin contagiare e trascinare il folto pubblico. Con alle spalle un trio di ottimo spessore, la giovane sassofonista sciorina tutto il suo repertorio già ammirato al festival di Bergamo nello scorso mese di marzo. Attacchi fulminanti, perfetto controllo dello strumento e una comunicatività naturale fanno si che diventi subito beniamina del pubblico in ogni festival dove si esibisce. L’ ombra di Coltrane aleggia non solo nelle parole  che Lakecia dispensa con generosità ma soprattutto nella impostazione musicale del quartetto, dove un ottimo Zaccai Curtis al pianoforte emerge come spalla naturale della leader.

L’aspettativa per la Gard Nilssen Supersonic Orchestra è suffragata dall’interessante album per ECM uscito qualche mese fa. Sedici elementi, tra cui ben tre batteristi, tre contrabbassisti e una nutrita sezione fiati, che però, al di là di solisti pregevolissimi, danno vita ad un set non del tutto soddisfacente. Troppi assoli, troppo lunghi e, soprattutto, non tutti memorabili. La parte orchestrale più che essere il tessuto connettivo del gruppo appare come un ponte tra un solista e l’altro. Peccato perché le uscite di Mette Rasmussen e Signe Emmeluth Krunderup ai sassofoni e Ingebrigt Haker Flaten al contrabbasso sono luccicanti e pieni di energia. Da rivedere con idee più a fuoco e tempi meno dilatati.

La palma del concerto più sorprendente viene assegnata senza ombra di dubbio al quartetto del chitarrista Jeff Parker. Una autentica sorpresa sotto forma di un lungo brano, oltre 45 minuti, dalle tonalità minimaliste. Un viaggio nella mente e nello spazio, guidati da un grappolo di note ripetute sulle quali il bravo  altosassofonista Josh Johnson procede con microvariazioni che lentamente spostano il tema, salvo poi rientrare nella manciata di accordi iniziali. Scambio di ruolo con Parker incluso, mentre Anna Butters al contrabbasso e  Mikel Patrick Avery alla batteria danno un corposo sostegno al progetto, riservandosi entrate e uscite e lasciando duettare verso il termine del brano, la chitarra e il sassofono. Meraviglia allo stato puro, musica per palati raffinati.

Tutte le foto provengono dal mio cellulare e mi scuso per la qualità non eccelsa

La tarda serata prevede un ultimo concerto, quello del quartetto di Signe Emmeluth, ma la quantità di musica assimilata ha raggiunto ormai un livello oltre il quale la capacità di goderne verrebbe meno. Domani, dopo il forfait di Zorn, solo due concerti serali appetibili. Si prospetta un altro giorno di camminate estenuanti

1 Comment

  1. … Jeff Parker, musicista che va seguito con molta attenzione: alle spalle ha già prove importanti e significativamente appare molto spesso in occasioni e formazioni di gran rilievo. Detto da uno che non ha il culto dei chitarristi.. Milton56

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