La lunga e proficua carriera di Vic Juris (1953-2019) si è discograficamente attestata sempre su alti livelli, che ne hanno inquadrato lo stile, un jazz fluido, impermeabile alle mode, sicuro di sé, prezioso e leggermente discosto dalle violenti luci della ribalta. Negli anni ’80 il suo nome era indicato dai grandi Maestri della chitarra jazz come quello di un assoluto riferimento per il futuro, arrivarono invece sul proscenio i Metheny, i Frisell, gli Scofield mentre Vic Juris, per molti anni sideman nel gruppo di Dave Liebman, attraversò la sua brava fase fusion e continuò poi, senza scomporsi affatto, a costruire le sue lunghe linee melodiche dentro le quali far brillare la sua tranquilla velocità, collaborando da sideman a tanti progetti ma soprattutto incidendo a proprio nome una lunga teoria di dischi di pregio, se ne contano complessivamente 26, facendo sviluppare anche in Italia una sorta di sobrio ma tenace culto, soprattutto tra i chitarristi e i jazzfans più attenti, frutto soprattutto di passaparola, di dischi recuperati, cassette varie, poi cds ovviamente e ancora files Mp3, ora streaming ecc.
La dipartita, a soli 66 anni, sul filo del capodanno 2019/20, dopo feroce e lunga malattia, ce lo ha reso ancora più caro, infatti anche se non possiamo ora dire su quali supporti (?) si ascolterà la musica nel futuro siamo certi che le sue “foto di copertina” miglioreranno sensibilmente, e che il suo nome continuerà a circolare nello stesso modo antico e artigianale, con grande soddisfazione di chi poi finisce per ritrovarsi nella sua arte.
Nel 2015 Juris visse una sorte di Indian Summer, firmò infatti due dischi in duo con il gigante Phil Woods , due struggenti incisioni Philology che sono anche l’ultima testimonianza di Phil Woods, ed ha pubblicato anche l’ennesimo disco Steeplechase, “Blue”, che oggi riportiamo sul lettore, dopo spolverata di rito.
Disco di compassata eccellenza, in trio con il fidato Jay Anderson al basso e Adam Nussbaum alla batteria, sempre per l’etichetta danese con cui ha realizzato una lunga serie di album dalle copertine assai opinabili, per non dire atroci, ma dal contenuto sempre di altissimo livello (per la serie: mai giudicare un libro dalla copertina, un jazzista dal suo addetto stampa ecc.ecc.).
E allora tornando a questo “Blue” non possiamo che confermare le impressioni di quando lo avevamo comprato, insomma siamo di fronte ad un gran bel lavoro, di stringente intensità e senza alcuna slabbratura.
Ballads dal clima palesemente notturno, come il capolavoro colemaniano “Lonely Woman” proposto in avvio, si alternano a sapienti rivisitazioni (c’è Monk, ma anche “What’s Going On” di Marvin Gaye!) e a profondi blues dagli arrangiamenti originali, con un Vic Juris sempre molto attento alle dinamiche interne di un trio “guitar-oriented” di livello mondiale che trova i suoi punti di forza nella naturalezza dell’eloquio, frutto di totale padronanza della materia, e nella spiccata eleganza che l’ascolto reciproco offre sia nello sviluppo degli assoli, da cui praticamente si astiene un misurato, straordinario Nussbaum, che nell’esposizione di temi immortali come “All The Things You Are” o la stessa “I Wish I Knew”. Il magistero tecnico, impressionante, è rigorosamente a servizio della musica, e dopo la nostalgica, finale “Remembering the Rain” scatta quasi automaticamente il tasto repeat, o si cerca un altro disco, dei tanti che ci ha lasciato questo generoso, grande chitarrista del New Jersey.

“….album dalle copertine assai opinabili, per non dire atroci, (….) per la serie: mai giudicare un libro dalla copertina….”. Eh, ma se le copertine sono di Reid Miles, anche la musica ne guadagna. Idem dicasi per quelle della Impulse dei primi anni, o quelle della compianta Arista – Freedom. Ma queste sono cose dei tempi in cui la musica ancora si vedeva e si toccava. Qualcuno però insiste a fare bei ‘dischi – oggetto’: per esempio la PI Recordings con i suoi pregevoli simil-Pollock… Altri purtroppo sfornano cover che oltre che essere kitsch, sono anche graficamente illeggibili e prive di ogni contenuto informativo. Milton56
P.S.: per quanto riguarda la chitarra, già da un poco di tempo o sei divo, o non sfondi…
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beh, assolutamente. Resta il fatto che questi anti-divi che fecondano il terreno, lo dissodano con la sapienza e la disciplina, gratta gratta sono il sale del jazz.
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…. e come tali riconosciuti dai posteri. Meglio, da quelli curiosi di risalire la corrente del fiume che vedono scorrere sotto i loro occhi, a valle. Ahimè non sono molti, e spesso si trovano molto, ma molto a valle. Milton56
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