Una doppia suggestione accompagna la musica di questo disco.
Il mito di Atlantide, evocato da una circumnavigazione della costa sud occidentale della Sardegna, fra le terre emerse più antiche d’Europa, identificata da alcuni storici con la civiltà marina del mito, la cui mappa disegnata dallo studiodo Athanasius Kircher nel trattato “Mundus subterraneus” ha ispirato titoli e programma del lavoro.
E l’idea di un ensemble che affianca un quartetto di percussionisti (Nicola Ciccarelli, Carlo Alberto Chittolina, Paolo Nocentini e Mattia Pia) al clarinetto di Zoe Pia, musicista attiva da anni sulla scena jazz nazionale e vicina agli aspetti della cultura e tradizione musicale sarda,:una scelta che permette di rappresentare in musica le forze in perenne dialogo dell’uomo e della natura in una dimensione temporale immaginaria.
C’è da incuriosire anche i più refrattari alle novità, nelle premesse di questo primo disco del collettivo battezzato Eden Inverted, ispirato dalla visione della mostra Post Eden degli artisti Luca Zarattini e Denis Riva, che sono autori anche della bella opera in copertina “La grande cloaca che ci seppellirà tutti“. E qui la curiosità aumenta.
Ai suoni marini ed, a primo ascolto, oscuri di “Oceanus” il compito di avviare la risposta, fino a che i vari componenti in gioco prendono forma in un oceano di percussioni e timbri assortiti sul quale plana la fascinosa melodia del clarinetto di Zoe Pia .
Il viaggio prosegue attraverso una rotta personale che delinea l’identità dell’anomala formazione : “Atlantidei” ha una struttura percussiva tribale più marcata, un ritmo basilare sul quale si sviluppa un dialogo fra fiati ed altre percussioni e che prevede l’intervento delle launeddas, strumento della tradizione popolare sarda, mentre “America” si avvale di voci campionate e di un esplicito parlato (di Nicola Ciccarelli) che cita i valori della cultura degli irochesi, popolazione di nativi americani, a difesa dell’ideale di pace universale quale via per contrastare sopraffazione e guerre. Parole che sembrano rivolte all’attualità e musica che pare riflettere questo rapporto, con il clima sereno delle percussioni interrotto dal concitato solo di Zoe Pia.
La profonda liricità del tema di “Hispania” evocato nel dialogo fra le note del clarinetto e le lamelle del vibrafono conduce ad un primo momento di sosta, un approdo sicuro e tranquillo dove recuperare le forze dei naviganti
SI riprende con i toni folk in “Insula Atlantis” un complesso affresco di ritmi, armonie e melodie dal richiamo antico con momenti molto suggestivi fra afflati blues ed allusioni a richiami contemporanei, prima di intraprendere la parte più onirica e surreale dell’itinerario: le risonanze metalliche delle percussioni e le sparse note prodotte dal clarino creano in “Atlantis Nesos” un clima di trance aritmica, mentre la risacca marina che apre quietamente le porte di “Atlanticus“, invitando il clarino a dipanare una melodia dai toni ancestrali, è preludio ad un andamento della composizione in equilibrio fra serena quiete e brusche ed angolari svolte ritmiche .
SI chiude con l’approdo in “Africa” dove dominano effetti corali e percussioni tribali sempre in efficace contrappunto con l’eloquio del clarinetto che evoca suggestioni e culture di matrice occidentale.
Un “viaggio” ricco di sorprese e significati, quello di “Atlantidei”: l’invito è salire a bordo senza pregiudizi.
L’Ensemble al TJF edizione 2025
