Stephan Thelen – Fractal Guitar Vol.4

Periodicamente, Stephan Thelen, musicista e matematico di origini svizzere fondatore del gruppo Sonar, torna a lanciare nello spazio i suoi segnali a base di frattali e chitarre, una serie di pubblicazioni, distribuite fra diverse etichette che, nelle sue ormai numerose varianti (dischi solisti, Fractal Sextet e vari lavori condivisi con colleghi chitarristi), sta assumendo le proporzioni di una vera collana. Anzi, di un universo di frattali.

Da poco è stato pubblicato il vol. 4 della serie “Fractal Guitar” per Moon June records, un disco registrato nel 2025 in diverse sedi, fra Europa, (Bucarest, Oslo) e Stati uniti (Portland) con la collaborazione del chitarrista norvegese Eivind Aarset, del collega americano Jon Durant ed il batterista israeliano Yogev Gabay, ospiti Markus Reuter alla chitarra, l’italiano Fabio Anile al piano elettrico, Stefan Huth al basso, Giri Subramaniam alle tablas e Andi Pupato alle percussioni .

Anche per questo nuovo lavoro vale la dichiarazione d’intenti manifestata da Thelen in precedenti occasioni: “Uno dei miei obiettivi come compositore è inventare ritmiche non standardizzate, usando metriche inusuali, poliritmi, isoritmi ed altre tecniche. A volta capita che una base ritmica si presti a differenti applicazioni, in differenti contesti.”

Fra le tracce di “Fractal guitar vol 4” si annidano, infatti, come accaduto in passato, patterns ritmici già utilizzati in dischi precedenti o addirittura vere e proprie rielaborazioni di composizioni collocate, appunto, in diversi contesti, dando continuità ad una sorta di work in progress su materiale dalle sembianze in continua evoluzione e trasformazione. In questo episodio, accanto a molte conferme, la novità più rilevante è la presenza di Aarset che aggiunge un tocco di “elettronica nera” alla natura geometrica dei brani di Thelen, spostando l’orizzonte della musica verso un progressive jazz meno angolare e metronomico e più ricco di spessore emotivo, come conferma l’iniziale ‘In Search of the Miraculous‘, titolo dedicato tanto al libro del filosofo russo P.D. Ouspensky incentrato sull’incontro con il mistico armeno G.I Gurdjieff, quanto, musicalmente, alla struttura di “Tarkus ” di Keith Emerson. La prima parte, sostenuta da un possente groove in 11/4, vede le chitarre in primo piano a disegnare scenari apocalittici, quindi, sulla scia elettronica dei synths, il brano si trasforma gradualmente in una polifonia di chitarre intrecciate a formare un complesso mosaico melodico, al centro del quale sboccia un refrain dagli effetti pacificante.

Subito dopo è il turno di un’altra novità esplicita fin dal titolo: ‘Fractal Guitar Goes to Africa‘. La composizione, basata sulla profonda passione di Aarset per la musica africana, nasce da un episodio riguardante il basso messo in vendita dal musicista norvegese: controllando se lo strumento funzionasse correttamente per consegnarlo all’acquirente, Aarset casualmente si imbattè in una linea di basso che è poi diventata la spina dorsale del pezzo. Un’onda ritmica continua agita questa attraversata desertica: tastiere, voci campionate ed una ripetuta cellula melodica accompagnano le chitarre in un’ inedita fusione di linguaggi, atmosfere, culture.

https://www.facebook.com/reel/1575482337919528

https://stephanthelen.bandcamp.com/album/fractal-guitar-4

Haumea‘ è la riproposizione di un brano del disco “Transneptunian Planets“. Una superficie ritmica in apparenza sospesa sotto alla quale continuano ad accadere eventi: colate elettriche, chitarre “fluviali”, avvolgenti campiture, fino al momento in cui un semplice ostinato del basso attiva una dinamica nuova in contrappunto con le chitarre, per poi dissoversi in una nuvola elettronica.

Si torna al tema world con ‘Crossroads‘ e la sua struttura ritmica arricchita dalle tablas di Giri Subramaniam ; un brano dedicato a Bill Laswell, le cui invenzioni risuonano fra questi echi di India e le chitarre fuzz di Aarset ed acustiche di Durant’s, prima di imboccare la parte più dark e densa del disco, con la camera d’eco di ‘Creatures of the Night‘ ed “Eclipse, Phase 1″ , dal clima notturno popolato da inquietanti ombre elettroniche. La “Phase 2″ riporta, invece, verso una dimensione luminosa, con una soffusa trama disegnata dalle tastiere che ospita le originali timbriche di chitarre aliene e spaziali prima che la coda ambient del brano iniziale ponga fine alla sequenza dei brani.

Imperdibile per gli amanti della chitarra in tutte le declinazioni, “Fractal guitar Vol.4” è l’ennesimo tassello della edificazione di una musica possibile per il futuro da parte di questo gruppo di creativi architetti sonori.

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