Felice Clemente New Quartet – Le nuvole e il fulmine

Mi ricordo come fosse ieri il 10 maggio 2001, giorno in cui incontrai per la prima volta il mio idolo, la mia ispirazione, che sino a quel momento avevo solo ascoltato nei dischi, Sonny Rollins, colui che insieme a pochi altri ha fatto la storia del jazz. Dopo averlo ascoltato in un concerto memorabile presso il Teatro Valli di Reggio Emilia, un’esibizione meravigliosa e piena di emozioni, ho avuto la fortuna di poter parlare con lui per oltre un’ora, e rimanerne così incantato da quanta passione scaturisse da quell’uomo, tanto da capire esattamente quale fosse la mia strada…il jazz. Da lì ad un anno ho inciso il primo album a mio nome.”

Sono i giorni del cordoglio e del ricordo del Saxophone Colossus e quella sopra riportata è la testimonianza, risalente a qualche anno fa, di uno dei sassofonisti italiani che non ha mai abbandonato, nel suo variegato percorso artistico, l’insegnamento e la guida di Rollins. Felice Clemente sta per pubblicare, in questi giorni, il nuovo album edito dall’etichetta DaVinci Jazz dal suggestivo titolo “Le nuvole ed il fulmine” che riassume le ambivalenti suggestioni evocate da questa musica: eterea ed in costante movimento, ma perentoria ed in grado di colpire con forza.

Lo ha registrato un quartetto che si compone per tre quarti di una delle formazioni più consolidate fra quelle dirette dal sassofonista lombardo, con Massimo Manzi alla batteria e Giulio Corini al contrabbasso e la novità dell’ingresso del trombettista Alberto Mandarini, gruppo nato il giorno dopo un concerto milanese dello scorso anno, che rappresenta un salto verso la dimensione pianoless.

Le nuvole e il fulmine” offre una sintesi aggiornata delle molteplici esperienze del sassofonista, una musica nella quale convivono tradizione ed attualità, con un forte carattere identitario che si esplicita in temi melodicamente ricercati, nel lavoro di costruzione collettiva che ha permesso un articolato sviluppo intorno alle composizioni di Clemente, ed in un dialogo costante fra i due fiati spesso legati a vicenda da dinamiche contrappuntistiche.

Un elemento quest’ultimo, che colpisce da subito nell’iniziale “Sparkling blue“, dal marcato groove e dal tessuto funky costruito dalla efficacissima sezione ritmica Manzi/Corini e si ritrova in molti degli episodi seguenti, nei quali il quartetto attraversa una ampia geografia sonora compresa fra le suggestioni classiche di “Awakening” , il blues, in una “Red or blues” introdotta da un solo del contrabbasso (“Whispered beginnings“) e resa incandescente dalla chase fra i due fiati, fino alle forme più astratte e free del finale ornettiano firmato da Mandarini (“Il sogno profondo” ).

Nella parte centrale del programma altri due brani appartenenti alla vena più dinamica e dagli accenti ritmici scolpiti : “Dark glow ” che espone un tema dalle inflessioni blue, composto dall’alternanza fra soprano e tromba e “Urban groove” titolo autoesplicativo dove i fiati viaggiano invece all’unisono e si ritaglia spazio per un breve ma agile solo anche la batteria. L’amore di Clemente per la melodia, sparso un pò in tutto il disco, si coagula in modo particolare nel tema evocativo di “Living light” , che beneficia di una interpretazione raffinata, a tratti traboccante emotività, di tutti i componenti.

C’è infine il brano che intitola il lavoro, il più esteso ed elaborato. E’introdotto da un lungo soliloquio del tenore che si raccorda in modo naturale al suggestivo tema arricchito dal contributo della tromba per svilupparsi poi come una ballad attraversata da una sottile corrente ritmica : l’alternanza fra momenti di rilascio e tensione è scandita dall’assolo del contrabbasso a metà svolgimento che apre alla tromba ed al sax la parte dei soli .

Un disco che racchiude tanti mondi musicali nel microcosmo di un quartetto preziosa risorsa della scena jazz contemporanea, al quale augurare tanti palchi e dischi.

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