Dobbiamo sfatare un pregiudizio che, almeno nel mio caso, spesso ci accompagna: siamo appassionati di musica jazz ma ascoltiamo anche altri generi, l’ unica pregiudiziale è la qualità. Questa precisazione serve a contrastare l’idea che Tracce di Jazz sia una sorta di enclave di puristi jazzofili, dove non c’è posto per altro che ritmi sincopati o frenesie free.
Personalmente ascolto con lo stesso trasporto dedicato ai miei beniamini del jazz, compositori contemporanei come Steve Reich, Gravin Bryars o Philip Glass, outsiders del rock e della musica popolare, tutto ciò che riguarda Bach e la musica antica.
Detto ciò, lancio una proposta, senza obblighi, agli amici di Tracce di Jazz: per una volta, una tantum , parliamo di un album, di ieri o di oggi, che ci è piaciuto molto e che non rientra nella categoria che ci compete. A dire il vero io l’ho appena fatto con Rock Bottom di Robert Wyatt, ma si tratta di un disco fuori da ogni catalogazione e talmente unico e significativo da essere apprezzato da moltissimi, indipendentemente da ciò che si ascolta normalmente.
Quindi oggi voglio parlare di Enzo Avitabile e del suo Black Tarantella, un album del 2012 tanto sorprendente quanto meravigliosamente riuscito. Nessuna attinenza con la musica jazz, bensì una visione moderna e coinvolgente di musica popolare con un pizzico di world, con testi ancora oggi di una struggente attualità.
“Negli anni Ottanta cantavo in italiano perché Pino Daniele cantava in napoletano. In seguito Pino scrisse in italiano e io in napoletano. Dopo i rispettivi viaggi ci siamo ricongiunti in È ancora tiempo, un canto a due voci”.
E’ ancora tiempo,
Dint’ ‘o core.
E’ ancora tiempo,
Amaro e doce, ‘o sient’.
E’ ancora tiempo,
Russ’ ‘e sera.
E’ ancora tiempo.
Napoletano di Marianella, sassofonista autodidatta prima ancora che musicista di formazione classica, Enzo Avitabile è da decenni uno dei ponti più solidi tra la tradizione partenopea e le musiche del mondo. Nato nel 1955, dopo il diploma in flauto al conservatorio di San Pietro a Majella ha costruito una carriera fatta di collaborazioni impossibili da immaginare per un musicista “regionale”: James Brown, Tina Turner, Afrika Bambaataa, Trilok Gurtu, oltre al lungo sodalizio con Pino Daniele, di cui fu turnista fin dagli esordi.
Con la sua formazione Bottari, che intreccia percussioni tradizionali del Sud Italia , botti di vino, tamburi di legno , a fiati e sonorità jazz, ha portato Napoli su palchi che vanno dal Womad al Later… with Jools Holland (trasmissione della BBC).
“Black Tarantella”, pubblicato quattordici anni fa, è probabilmente il progetto che meglio riassume questa vocazione. Non è un album di duetti costruiti a tavolino: è un dialogo tra la lingua napoletana e voci lontanissime tra loro, unite dall’idea che la musica , come recita spesso lo stesso Avitabile , possa “salvare il mondo”. Il disco mette insieme tredici brani, ciascuno scritto e cantato insieme a un artista diverso, in un incontro tra il napoletano e altre lingue e culture musicali.
Tra le collaborazioni più significative del disco: Pino Daniele in apertura con “E’ ancora tiempo”, Francesco Guccini in “Gerardo nuvola ‘e povere”, Franco Battiato in “No è no”, il cantautore irlandese Bob Geldof in “Suonn’ a pastell'”, il chitarrista maliano Daby Touré, il flamenco di Enrique Morente (scomparso poco dopo la registrazione) e della figlia Soleá, il rapper algerino Idir, il duo napoletano Co’Sang, il kora del maliano Toumani Diabaté insieme a Mauro Pagani, e persino David Crosby, storica voce della scena folk-rock americana. Un mosaico di lingue e tradizioni , dal flamenco andaluso al folk americano, dalla musica sahariana al rap partenopeo, tenuto insieme dal filo conduttore della voce e del sax di Avitabile. E se il dialetto napoletano non è particolarmente ostico, al mio orecchio l’ emiliano di Guccini risulta impenetrabile in uno dei brani più potenti, Gerardo nuvola e’ povere.
“Black Tarantella” non è stato solo un esperimento riuscito sul piano artistico: nello stesso anno di uscita si è aggiudicato il Premio Tenco 2012, uno dei riconoscimenti più prestigiosi della canzone d’autore italiana, a conferma di come il disco sia stato letto non come semplice operazione di “world music” ma come un lavoro di scrittura e di ricerca linguistica sulla lingua napoletana, messa in relazione con codici musicali lontanissimi tra loro.
Lo stesso anno, il percorso artistico di Avitabile è stato al centro di un documentario diretto da Jonathan Demme, il regista premio Oscar de Il silenzio degli innocenti: “Enzo Avitabile Music Life”, presentato fuori concorso come film di apertura alla 69ª Mostra del Cinema di Venezia. Il film, che ripercorre l’infanzia del musicista a Marianella e il suo lungo cammino artistico, si intreccia strettamente con lo spirito di “Black Tarantella”: anche qui Avitabile suona e canta insieme ad artisti provenienti da tradizioni diversissime , dal chitarrista flamenco Gerardo Núñez al cantante cubano Eliades Ochoa, dal virtuoso di oud iracheno Naseer Shamma alle percussioni indiane di Trilok Gurtu , in un unico grande racconto per immagini e note sulla musica come linguaggio universale.
A dieci anni dall’uscita, nel 2022 “Black Tarantella” è stato ripubblicato in edizione speciale su doppio vinile rosso, segno di un disco che ha continuato a trovare ascoltatori ben oltre l’anno della sua pubblicazione. Resta, ancora oggi, uno degli esempi più riusciti di come la canzone napoletana possa dialogare alla pari con le grandi tradizioni musicali del pianeta, senza perdere nulla della propria identità.

Disco bellissimo. Anche Festa Farina e Forca (mi pare sia precedente) non è male.
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