S-Confini è un concerto di musica da camera pensato per un organico volutamente essenziale: Sara Tinti (voce, percussioni), Roberto Bartoli (contrabbasso) e Lorenzo Tosarelli (pianoforte, percussioni). Tre strumenti , o meglio, sei, se si contano le percussioni affidate sia alla voce che al pianoforte , che bastano a costruire un intero universo sonoro: la voce come strumento a tutti gli effetti, il contrabbasso come colonna armonica e ritmica, il pianoforte capace di alternare funzione melodica e percussiva. È una formazione cameristica nel senso più classico del termine, ma applicata a un repertorio che cameristico non è.
Il progetto è interamente basato su composizioni originali e rifiuta esplicitamente di lasciarsi etichettare da un genere unico. Nelle intenzioni del gruppo, la scrittura , che attinge tanto alle sonorità barocche quanto a quelle contemporanee , convive alla pari con i metodi creativi delle correnti jazzistiche più recenti: non un jazz che cita il barocco, né un barocco vestito di jazz, ma un terzo linguaggio che nasce proprio dall’attrito fra i due. Bartoli, musicista con una lunga esperienza nella musica d’insieme e nell’incontro fra tradizioni diverse, porta in S-Confini un approccio compositivo in cui la struttura scritta convive con ampi margini di creatività collettiva e improvvisazione spontanea: la pagina come innesco, non come recinto.

Il cuore di S-Confini sta nei testi. Il gruppo attinge a poeti e poete palestinesi di Gaza, Dareen Tatour, Heba Abu Nada e Marwan Makhoul , accanto a Italo Calvino, allo stesso Roberto Bartoli in veste di autore di testi propri, al colombiano Juan Carlos Galeano e a Vinicius de Moraes. È una geografia poetica che attraversa continenti e temperamenti opposti, ma che nel progetto trova un filo comune nel rapporto fra parola, terra e corpo.
Le tre voci palestinesi scelte non sono intercambiabili fra loro. Dareen Tatour, poetessa e fotografa nata nel 1982 a Reineh, è diventata un caso internazionale quando un tribunale israeliano l’ha condannata nel 2018 per incitamento, sulla base di post sui social media che includevano la lettura di una sua poesia; la condanna relativa specificamente al testo poetico è stata poi annullata in appello. Heba Abu Nada, biochimica, nutrizionista e scrittrice nata nel 1991, è stata uccisa il 20 ottobre 2023 in un bombardamento aereo israeliano sulla sua casa a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza; il suo romanzo L’ossigeno non è per i morti aveva ottenuto il secondo posto allo Sharjah Award for Arab Creativity nel 2017. Marwan Makhoul, ingegnere e poeta nato nel 1979, è autore di una raccolta che gli è valsa il premio dell’Associazione per la poesia palestinese. Portare questi testi dentro una forma-canzone cameristica significa far compiere alla parola scritta , spesso nata come testimonianza urgente, talvolta pubblicata nelle ultime ore di vita di chi l’ha scritta , un passaggio verso un’altra durata, quella della musica che si riascolta.
Accanto a queste voci, Calvino porta la leggerezza combinatoria e il gioco strutturale che gli sono propri; Juan Carlos Galeano, poeta nato nel 1958 nell’Amazzonia colombiana ed emigrato negli Stati Uniti, contribuisce con una scrittura che intreccia mitologia indigena e osservazione naturalistica dei fiumi amazzonici; Vinicius de Moraes chiude idealmente il cerchio riportando la parola dentro la canzone, essendo stato lui stesso, insieme a Tom Jobim, tra i fondatori della bossa nova.

Il progetto si muove su un doppio registro: da un lato la vita e l’amore, nella loro dimensione più intima e universale; dall’altro le terre rubate e violate, la ricerca , spesso disperata , di ciò che non è ancora ridotto a un’esistenza infernale. Non è un caso che questi due registri convivano nello stesso spettacolo: è proprio nell’oscillazione fra l’intimità del sentimento e l’urgenza della testimonianza politica che S-Confini trova la propria cifra. Il concerto, si legge nella presentazione del gruppo, si rivolge anche a chi ascolta, come interrogazione diretta , non solo racconto di un altrove, ma specchio.
Il titolo S-Confini, con il suo gioco fra il prefisso privativo e il sostantivo “confini”, riassume bene il progetto: un lavoro che rifiuta le classificazioni nette , non jazz, non musica classica, non semplicemente canzone d’autore , proprio perché i temi che affronta (la terra contesa, l’esilio, l’amore, la sopravvivenza della parola) non tollerano bordi netti. La libertà improvvisativa che innerva la scrittura cameristica del trio diventa così coerente con il proprio oggetto: una musica che, come i testi che la attraversano, si muove continuamente fra ciò che è dato e ciò che resta da inventare. Tra i molti momenti emozionanti mi è rimasto nel cuore un breve ma meraviglioso cantato a tre, nessuna parola, solo le voci che si rincorrevano e sovrapponevano senza nessun accompagnamento musicale. Pura meraviglia.

E una proposta di questo spessore ben si sposa con il luogo prescelto, Salecina, un celebre centro vacanze in un luogo meraviglioso, situato sul confine tra l’Alta Engadina e la Bregaglia, in uno dei paesaggi più incantevoli del mondo, Fondata nel 1971 da Theo Pinkus e Amalie de Sassi, la struttura nasce storicamente come luogo d’incontro per persone legate ai movimenti sociali, politici e di sinistra europei, mantenendo ancora oggi uno spirito di forte apertura, dialogo e multiculturalità.
Il concerto di S-Confini ha chiuso l’ edizione del 2026 del festival di Ambria Jazz .

