Una session ricca di sostanza, storia e significati ha fornito il materiale per “Tudela”, secondo disco (dopo “Dedications “del 2006) del quartetto del contrabbassista Tito Mangialajo Rantzer, musicista di ampia e consolidata esperienza in vari ambiti, inclusi quelli di confine con altre arti, e componente di diverse formazioni del jazz contemporaneo, in primis il Claudio Fasoli Next quartet, qui accompagnato da Marco Fior alla tromba, Francesco Bianchi al sax e Massimo Pintori alla batteria. Un quartetto, come esplicita il titolare, che si ispira a quelli storici di Ornette Coleman, ma anche di Archie Shepp e Bill Dixon, il quartetto di Braxton con Kenny Wheeler, e, perché no, anche il quartetto Mulligan-Baker“,“.
Partiamo dal titolo, dedicato a Beniamino di Tudela, rabbino e viaggiatore che nel XII secolo fece un viaggio dalla sua città natale, Tudela in Navarra, fino a Gerusalemme e oltre. Dal suo viaggio trasse un libro
“Itinerario” (edizioni Giuntina), in cui racconta del suo viaggio e descrive tutte le comunità ebraiche diasporiche incontrate nel suo cammino presenti in Spagna, Francia del Sud, Italia del nord, del Centro e del Sud, Grecia, Turchia fino ad arrivare a Gerusalemme. ” È un precursore de “Il Milione” di Marco Polo e mi ha affascinato molto – dice Mangialajo Rantzer .Parte della mia famiglia ha origini ebraiche e, sebbene sia stato cresciuto senza alcuna educazione religiosa imposta e posso definirmi ateo, sono molto attratto da questa radice
familiare: dalla cultura ebraica, dal pensiero, dalla filosofia ebraica, dalla letteratura, dalla Storia degli Ebrei e dell’Ebraismo. Anche per questo sentivo che una dedica a Beniamino e al suo incredibile viaggio fosse necessaria.”
Il brano omonimo che intitola il lavoro, dedicato al lungo viaggio di Beniamino, è un’ avventurosa escursione scandita dal ribollente e magnetico riff del contrabbasso ed aperta ai numerosi “incontri” ed alle invenzioni tematiche dei due fiati.
La storia, quella del jazz, si materializza, invece, in alcune composizioni dedicate a musicisti citati quali fonte di ispirazione : Anthony Braxton, con l’iniziale “Scacco Matto” che contrappone la costruzione dinamica del sax a quella estatica ed astratta della tromba, per trovare la sintesi nel tema all’unisono, Elvin Jones con “E. J.” dalle marcate cadenze blues e l’impianto ritmico avvolgente che favorisce gli intensi dialoghi dei due fiati
“Brixia” ed “Easy nuts” sono due brani a firma di Marco Fior, caratterizzati da temi angolari, ostinati e vagamente monkiani, sul secondo dei quali la tromba assume sembianze mutanti grazie ai trattamenti elettronici
C’è poi una composizione di Claudio Fasoli “Arogarb“, già registrata con il Next Quartet, pervasa di mistero e richiami orientali e con una ampia sezione improvvisata che si riconduce naturalmente al tema, mentre “Lentamente“, firmata dal titolare è esplicitamente dedicata ad ideali di vita lenta e lontana dal caos che ci domina : tutto è immerso in un’atmosfera rilassata e “slow”, sia il suggestivo tema che gli assoli immersi nella cornice metallica dei piatti delicatamente percossi.
Chiude il disco un plurimo omaggio: a Geri Allen, di cui ricorre l’anniversario della nascita in questi giorni, Charlie Haden e Paul Motian ed Eric Dolphy. Si tratta di “Dolphy’s dance” che compariva sul bellissimo “Etudes” (Soul Note ,1988) e la lettura vede il quartetto pienamente compreso nel tributo ad alcuni dei propri riferimenti musicali; il tema all’unisono dei fiati, il solo del sax e quello del contrabbasso scandiscono lo sviluppo di un brano manifesto di questo quartetto che rimanda a ricordi personali di Mangialajo come un concerto della Allen al Capolinea di Milano con Charlie Haden e Paul Motian.
Il disco è stato registrato due anni fa, all’indomani di una serie fortunata di concerti, in una sola giornata del mese di maggio 2024. Trova oggi la via della pubblicazione dopo essere rimasto per due anni custodito in un archivio informatico, da cui meritava di uscire.
Se siete arrivati a leggere fin qui, nonostante il titolo dell’articolo non rechi nomi altisonanti, quello che mi sento di consigliare è l’ascolto del disco tramite bandcamp a questo indirizzo .https://titomangialajorantzer.bandcamp.com/album/tudela?from=discover_page.
Ci troverete una quarantina di minuti di musica sincera e spontaneamente scritta ed interpretata, legata a storie ed esperienze autorevoli del passato, ma capace di appassionare con lo slancio di chi quelle storie le ha interiorizzate ed è in grado di renderle ancora attuali con una lettura filtrata da una lente personale.
Lo potrete fare tre volte gratuitamente e poi decidere se acquistarlo: una precisa scelta editoriale dell’artista a fronte del particolare momento di difficoltà in cui versano i supporti fisici dedicati alla musica, soprattutto sul versante dell’autoproduzione. Argomento che sta a cuore non solo a Tdj, ma evidenemente anche a molti musicisti /appassionati di musica nati e cresciuti con Lp e cd ed oggi rivolti, per scelta e necessità, al versante liquido della musica.
Anche se, in fondo, si lascia trapelare, quasi a rincuorare noi “materialisti”, che una piccola tiratura fisica di “Tudela” potrebbe arrivare nei prossimi mesi.
Il disco si può ascoltare ed acquistare, al momento, sulla pagina Bandcamp di Mangialajo Rantzer,
