Cartolina da Manerba: Christian McBride & Julian Lage Duo

Come annunciato nel precedente post il festival Minerva Musicae 2026 proponeva un cartellone d’alto livello, fin dalla prima data, l’incontro tra Christian McBride e Julian Lage, senza sezione ritmica.

Il Grande Jazz all’Isola dei Conigli. Ph Credits: Luciano Rossetti

In una calda notte gardesana di metà luglio i due hanno incrociato gli strumenti trovando l’intesa necessaria a questa “prima volta” su una serie di standard usati come common ground per dialoghi ed escursioni solistiche di pregio assoluto. Il delizioso brano “I Hear a Rapsody“, già usato dal duo Jim Hall/Bill Evans nell’indimenticabile “Undercorrent” è servito per oliare meccanismi ed incroci, quindi il duo ha preso a macinare jazz e prendersi rischi, con un McBride che ha fatto pesare i galloni da leader ed un Lage magnifico nel raccogliere ogni spunto per disegnare traiettorie mai scontate e rilanciare idee al collega. Il bassista ha mostrato un’empatia notevole col pubblico e non si è risparmiato in commenti sulla magnifica location in cui aveva luogo il concerto, ingaggiando ad un certo punto una divertente lotta con i moscerini, evacuati da un potente spray arrivato da dietro le quinte, ed auspicando un ritorno su questa piccola Isola dei Conigli che a Luglio diventa tempio del jazz. Difficile dire se questo duo avrà sviluppi discografici o solo rari incontri concertistici, considerando quanto i due siano richiesti; Lage salirà pure a bordo della ciurma di Bob Dylan, Mc Bride, non da oggi, è semplicemente il bassista più ricercato al mondo e tra collaborazioni e progetti a suo nome ha un’agenda impressionante per mesi.

Sono sfilati brani che non sentivamo da tanto, come “Emily” (Johnny Mandel), le riverenze ai giganti del passato hanno evocato Thelonious con “Monk’s Dream“, Ellington e Strayhorn con l’immortale ballad di “Star Crossed Lovers” , splendidamente istoriata dai due, e Bud Powell con “Wail“, standard del ’49, angoloso manifesto bop scritto sulla struttura armonica di “”I Got Rythm”, uno degli zenith del concerto, in cui Lage ha sciorinato una gestione del tempo incredibile, suonando le velocissime crome di Powell con fluidità quasi liquida, mentre il walking bass di McBride, col suo perfetto drive, illuminava il percorso, riconnettendosi direttamente a un’epoca che non smette di mandare ineludibili bagliori dal passato.

Le risposte al volo ed i passaggi di testimone tra assoli sono stati momenti da sottolineare con matita rossa, gli 80 minuti di concerto sono volati in un amen e poco dopo le barche hanno riportato gli astanti sulla terraferma, con qualcuno che galleggiava a cinque cm da terra per le emozioni ricevute dal concerto.

Seguiranno altre cartoline lacustri….

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.