Sergio Di Gennaro Blind Spots – Still looking

In un tempo dominato dalla necessità di apparire e dalla comunicazione urlata, scegliere la pacatezza, la tranquillità e l’intimismo quali cornici del proprio mondo espressivo appare come un coraggioso atto di resistenza.

Sergio Di Gennaro, pianista torinese attivo da anni sulla scena nazionale e didatta presso la Scuola di Musica di Saluzzo, pare avere scelto questa strada per il secondo album del suo trio Blind Spots con il contrabbassista Area Tavolazzi ed il batterista Enzo Zirilli, entrambi autorevoli esponenti della scena jazz nazionale.

Still looking” pubblicato da Gleam Records testimonia il grado di maturità compositiva raggiunto da Di Gennaro, in una vena marcata da sicura capacità narrativa ed attenzione per la melodia e doti strumentali ispirate ad una voluta economia espressiva che trova consonanza nel dialogo con i compagni di viaggio, il basso simbiotico di Tavolazzi e la batteria di Zirilli, qui nella parte del creatore di un sostegno ritmico tanto vario ed essenziale quanto poco muscolare.

Tilo’s work“, terzo brano in scaletta, è un esempio riuscito della ricetta del trio: per rappresentare i primi passi di un bimbo nasce un tema che mescola timore, curiosità ed un happy ending in crescendo, evolvendo gradualmente, tramite i passaggi ricchi di richiami del pianoforte, sulla base ritmica che richiama il calypso.

Night sorrow“, il brano precedente, affida, invece, ad un rilassato andamento latino lo sviluppo melodico intimo e malinconico costruito dal pianoforte con l’essenziale ruolo del contrabbasso di Tavolazzi.

Nell’universo di ispirazioni di Di Gennaro avvertiamo anche una propensione alla dimensione dell’infanzia, con temi che esprimono, a seconda dei casi, stupore o ingenuità, sentimenti tipici di quella fase della vita: è il caso di “Smoothly gliding”, con un pianoforte inizialmente molto cauto e quindi più assertivo, in alternanza con il solo dalla spiccata espressività melodica del contrabbasso, o della finale “Wound up to fly” che chiude con una micro ninna nanna un brano dall’andamento circolare segnato da un solo di pianoforte con accenti blues.

In due occasioni il trio diventa un quartetto, grazie alla presenza del sassofono di Emanuele Cisi che arricchisce la formula nel rispetto della scelta estetica del gruppo: “Modern blindness” dall’andamento dinamico e fluido in vena modern mainstream ove spicca la voce profonda e l’agilità del sax, e “Rainy lake” una ballad intensa e meditativa .

Resta da riferire dei due brani nei quali il rapporto fra pianoforte e contrabbasso si evidenzia in modo più marcato, sebbene all’interno di atmosfere diverse: l’iniziale “Just breathe!” che avvia il disco con un dialogo svolto in totale naturalezza, come riprendere un discorso lasciato a metà fra vecchi amici, e la lirica “She danced alone” ,dove DI Gennaro e Tavolazzi si rincorrono in una sequenza di assoli sapientemente costruiti ed emotivamente suggestivi.

“Still looking” è una buona occasione per vivere quaranta minuti al di fuori della nevrosi contemporanea: raccomandato dedicargli l’attenzione che merita.

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