Looking at Lester Young – No Eyes

Inizia con “Lester Young” come prime parole cantate, e si conclude con un breve estratto della voce di Prez in persona,  tratte da un’intervista del 1959, anno della sua scomparsa, l’immersione nel mondo del sassofonista statunitense allestita da Emanuele Cisi, in compagnia del pianista Dino Rubino, di Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Greg Hutchinson alla batteria e con la partecipazione della cantante Roberta Gamberini in cinque brani. Non è solo l’autorevole parterre di musicisti il motivo che dovrebbe portare l’ascoltatore curioso da queste parti; in realtà Cisi ha composto un vero e proprio affresco multiforme nel segno di Young, alternando materiali originali autografi, rivisti con piglio fra filologia ed attualità, brani originali con dedica a vari aspetti della vita del sassofonista, e riletture di autorevoli dediche al Presidente. Andando con ordine, il progetto nasce da una poesia di David Meltzer, epigono della beat generation, intitolata come il disco ,“No eyes” , un’espressione gergale utilizzata da Lester Young per significare disinteresse verso una situazione, e costruita tutta sull’originale modo di esprimersi del musicista, ricco di originali appellativi riservati a musicisti e situazioni musicali (su tutti “Lady day” per Billie Holiday). Seguendo un percorso in qualche modo analogo, Cisi e Roberta Gamberini hanno composto i testi di due brani, quello che apre ed intitola il cd , una sontuosa ballad introdotta da un sassofono da pee wee hours, e “Presidential dream”, dall’andamento vagamente latin, mentre le altre prestazioni dell’avvolgente ed ineccepibile pronuncia della cantante sono su “Lester left town”, un ricordo scritto da Wayne Shorter interpretato in stile scat , la classica “Goodbye pork pie hat,”  dedica di Mingus al famoso copricapo di Lester Young, ed una confidenziale “Easy living.” Completano l’affresco il solo virtuosisitico di Cisi su “Jumpin’at the woodside”, il duetto sax/tromba del leader e Rubino su “Tickle toe”, l’originale in chiave bop “Prezeology” e due standards ricchi di fascino come “These foolish things” e “That’s all”. Titoli ascoltati innumerevoli volte da ogni appassionato di jazz, ma che in questa originale rivisitazione del mondo di Young, affrontata con profondo affetto ed umiltà, ripetono, per l’ennesima volta, il miracolo di evocare emozioni nuove. “Lester Young is playing what he’s feeling” recita il brano di Mingus . Ed anche  le note del sax di Emanuele Cisi e dei suoi compagni, tutti perfettamente calati nello spirito dell’operazione, riescono davvero a farci percepire l’amore per uno dei più grandi ed originali esponenti di questa musica. Un disco da non perdere.

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