Vita ed eredità del Gigante raffinato.

E’ tempo di celebrazioni per Dexter Gordon, che nel 2018 avrebbe compiuto 95 anni e rimane una delle figure di riferimento per la storia del jazz, con una carriera avviata a 17 anni nell’orchestra di Lionel Hapton e conclusa nel 1990, nel bel mezzo di un’autobiografia scritta a metà. Un libro iniziato non tanto per raccontare la sua storia personale, ma la vita e l’ambiente di un musicista profondamente innamorato del mondo jazz. Quel lavoro, interrotto dalla scomparsa del sassofonista, è stato ripreso dalla moglie Maxine, conosciuta nel corso del lungo periodo di residenza in Danimarca, la quale, per onorare la promessa fatta a Dex, ha ripreso gli studi presso l’ Università di New York, e completato “Sophisticated Giant: The Life and Legacy of Dexter Gordon” (University of California press $29.95),  titolo preso in prestito dall’album del 1977 inciso con un gruppo di undici musicisti e gli arrangiamenti del trombonista  Slide Hampton, che segnò il ritorno negli Usa dopo il lungo periodo di “esilio “ europeo.

Per avere un’idea del libro, in attesa di un’auspicata traduzione italiana, abbiamo alcune frasi dell’autrice riportate dalla stampa estera (Billboard). “Non è una tipica biografia di un musicista jazz, ma parla, ad esempio, di cosa poteva significare essere nato di colore nel 1923 negli Stati Uniti.”  Il libro affronta argomenti come il razzismo e la segregazione dei musicisti impegnati in tour negli USA, sottoposti ai pregiudizi ed all’attenzione costante della polizia alla ricerca di tracce del consumo di droga, segni sulle braccia o pupille dilatate. In un’intervista riportata nel libro Dexter racconta che il suo periodo di carcere lo salvò letteralmente dall’eroina.

In occasione della presentazione del libro, l’attenzione è tornata anche sul film “Round Midnight” del 1986 di Bertrand Tavernier, uno dei più bei film sul jazz e la personale forma di incontro con questa musica di chi scrive. La ballata per immagini e musica di due ore, un omaggio al jazz interpretato da musicisti jazz, in cui Gordon interpreta Dale Turner, sassofonista in lotta con l’alcolismo, è tornata in circolazione nei festival americani ed europei nelle scorse settimane riscuotendo ancora grandi consensi.

“Uno dei miei obiettivi – spiega Maxine Gordon – era raccontare la storia mettendo in luce l’umanità dei musicisti. Dopo la morte di Dexter ricevetti migliaia di lettere e più di una mi raccontava di come le ballate del gigante del sax avessero scongiurato una tentazione di suicidio. Il jazz è un modo di pensare, un modo di vivere. Se questi musicisti fossero vivi ora continuerebbero una conversazione partita nel 1986. Parlavano sempre di musica.”

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